STAVOLTA LA CIRINNA’ HA MESSO LA FELPA SBAGLIATA

DI CLAUDIA PEPE

Monica Cirinnà, esponente del PD, l’abbiamo stimata e supportata nella sua più grande lotta. La”legge Cirinnà” di cui risulta prima firmataria, ovvero la legge 76/2016 sulla regolamentazione delle unioni civili tra persone dello stesso sesso e la disciplina delle convivenze, presentata nell’ottobre 2015 e approvata nel maggio 2016 con l’appoggio di tutto il gruppo parlamentare del Partito Democratico. La parlamentare, definisce tuttavia «rispetto al resto d’Europa già una sintesi moderata», scelta «per rispondere a criteri di prudenza, nella convinzione che alla piena eguaglianza si possa arrivare passo dopo passo».

In seguito all’approvazione della stessa legge definisce «appena cominciata» la “stagione dei diritti”, essendoci «molto ancora da fare»: si dichiara infatti favorevole al matrimonio egualitario e alle adozioni per le coppie dello stesso sesso e per i single. Tuttavia nell’aprile 2017 in un’intervista esprime la propria delusione affermando di non essere stata ascoltata dall’allora segretario del PD Matteo Renzi: «Dopo l’ottenimento del primo parziale risultato sui diritti civili, personalmente non sono stata più ascoltata né coinvolta in nulla. Tutto ciò che ho chiesto di poter fare non è stato fatto». Tutto bene, abbiamo osannato che l’Italia aveva conquistato un diritto civile acclarato, un diritto sociale, etico e civile. Tutto bene finché non ho visto l’Onorevole Cirinnà con una felpa. E già qua mi richiamava qualcun’altro. Su quella felpa c’era scritto:” Meglio froci che fascisti”. E tante volte quando si indossano felpe che vogliono imitare il re delle ruspe, si scivola sempre. Ho pensato fosse una provocazione, ma comunque, mi si è freddato il cuore pensando che i suddetti “froci”, sono proprio quelle persone che lei ha difeso, e che il termine è talmente volgare da far vergognare ogni persona. Perché distinguere, perché discriminare, perché un’altra volta dover difendere il proprio modo di essere. Perché l’equiparazione tra omosessuali e fascisti? È come se Io insegnante entrando in classe non avessi la stessa cura, lo stesso modo d’insegnare tra due persone che credono in quello che sono. Gli omosessuali sono i nostri figli, i nostri colleghi, amici e compagni di percorso. I fascisti non sono sempre quelli di Casa Pound, i mafiosi o quelli che distruggono macchine e hanno il pugno facile. Nella mia vita ho conosciuto fascisti che credevano nelle loro idee, ma qualche volta erano i primi ad aiutare gli altri. La discriminazione non porta mai alla verità, la repressione non fa altro che aizzare, alimentare un odio che di questi tempi è meglio allontanare, distanziare, rimuovere. “Meglio froci che fascisti”, è stigmatizzare in negativo persone, giudicarle, valutarle e sancire. Io non ho figli gay, ma se ne avessi avuto uno, sentirlo chiamare frocio, mi farebbe capire che nella vita non sarà mai accettato, mai compreso. Mi farebbe comprendere che se lo preferiscono ad un fascista, sia nel gradino più basso della società, che il suo amore non sia mai compreso, che la sua vita sarà sempre una lotta intestina tra lui e la verità del suo essere. Nel mio ruolo di insegnante ho imparato a vedere tutte gli esseri viventi uguali, e come dice Erri De Luca, la disparità incomincia fuori dalle mura scolastiche. Ho trovato la felpa della persona che è stata incoronata icona gay da varie associazioni, di pessimo gusto. Il lessico dell’omofobia è proprio questo: l’insieme di epiteti utilizzati per indicare in modi denigratori e offensivi le persone omosessuali, insieme a finocchio e ricchione, femminella e via dicendo. Un’icona gay, dovrebbe sapere che non si può combattere il sessismo con frasi fraintendibili. Un’icona gay dovrebbe sapere che non si possono categorizzare i propri nemici, quelli che definisce i “diversi”, e nella sua particolare Scala Sociale mette in fondo i Fascisti, e subito sopra i disdegnati omosessuali che lei apostrofa con un insulto come froci. Ma poteva sicuramente scrivere:” Meglio froci, che rom, che le donne con il velo, che non votano PD, che reclamano davanti a Banche salvate in 48 ore da un governo che ci ha trascinato in questi giorni di razzismo e di paura”. Io nelle mie classi ho ragazzi rom, disabili, di tutte le etnie del mondo, comunisti, leghisti e fascisti. Prima li avevo berlusconiani. E li ho anche meravigliosamente gay, non froci. Si chiamano Antonio, Luca, Marco, Lucia e potrei andare avanti. E li amo tutti, perché la scuola insegna l’uguaglianza, prima che aprano il computer e leggano la frase:” Meglio froci, che fascisti”