FLAVIO BUCCI E L’ESTASI DEL FALLIMENTO

 

 

DI CLAUDIA PEPE

 

Mi ricordo di aver visto da ragazza un serial con Flavio Bucci. Interpretava Ligabue in uno sceneggiato in tre puntate di Salvatore Nocita. Antonio Ligabue è stato un’artista naïf autodidatta, privo di specifica formazione artistica, di livello culturale ed estrazione sociale modesti. Le sue opere, generalmente dipinti, sono caratterizzate da una notevole semplificazione concettuale e da una certa modestia tecnica ed esecutiva, sia nel disegno che nella stesura del colore e nell’impianto prospettico e compositivo d’insieme. Il tema predominante è la rappresentazione della realtà sociale più umile e quotidiana, generalmente in chiave favolistica, poetica o magica. Divenne famoso dopo la sua morte e le sue opere adesso si annoverano tra le più magiche mai dipinte. Lo interpretava un grandissimo Flavio Bucci, un attore poliedrico, multiforme e complicato. Come è stata tutta la sua vita. Una vita che non rinnega, ma che lo ha portato a vivere in una casa famiglia. Dalla sua intervista al Corriere della Sera, rivela:

 “Ho speso tutto in alcol e droghe. Mi sparavo cinque grammi di coca al giorno, solo di polvere avrò bruciato 7 miliardi. L’alcol mi ha distrutto? Mah, ha mai provato a ubriacarsi? È bellissimo”. Flavio Bucci, come tanti attori, ma qui stiamo parlando di un grande attore, ha guadagnato tantissimo nella sua vita. E senza imbarazzo dice di aver speso circa sette miliardi in alcol, droghe e donne. Ma non se ne pente, non chiede scusa, non rinnega nulla della sua vita. Non va in televisione spazzatura a farsi vedere invecchiato, ma sempre conserva quell’alone di fascino che solo persone che scelgono la propria emarginazione hanno.

“Per fortuna ho speso tutto in donne, manco tanto, che me la davano gratis, vodka e cocaina. Scarpe e cravatte che non mettevo mai. Lasci perdere discorsi di morale, che non ho. E poi cos’è che fa bene? Lavorare dalla mattina alla sera per arricchire qualcuno? Non sono stato un buon padre, lo so. Ma la vita è una somma di errori, di gioie e di piaceri, non mi pento di niente, ho amato, ho riso, ho vissuto, vi pare poco?” Flavio Bucci oggi ha 71 anni e non vuole giudizi, non vuole commiserazione, non vuole pietà. Non vuole pietà forse, perché la pietà ha una morale che sceglie, che seleziona. Il bene e il male, la bellezza e il fango, l’immagine e l’essere, l’avere e l’apparire.

Flavio è un grande attore, e la sua morale è vivere la sua vita anche nell’oscuro della sua morale. Ma sicuramente sono parole dettate da grandi dolori. Fuma e dice: “Mi fanno male? Bah, c’è una sola cosa che ti uccide, però non lo sai mai prima, quale sarà”.  E io amo questa persona che trova le parole per non dire, che scherza sulla sua vita, che ironizza sulla sua morte e tutti i rimpianti che sicuramente chiude nelle sue notti fumando l’ultima sigaretta.

Flavio Bucci, potrebbe avere tutte le età del ricordo. Sembra che il tempo e lui abbiano un accordo sancito da un viso con la stessa espressione, la stessa tristezza, il rammarico del fallimento. Lo guardo nelle foto, e vedo rughe che gli appartenevano ancor prima di conoscere la vita. Non ha parlato mai del suo passato: forse lo vuole addormentare, lo vuole far sopire come sta facendo finire la sua esistenza. I suoi fantasmi li vuole imprigionare in uno scrigno, dove solo lui ha le chiavi del suo rammarico. Flavio vive in un alloggio del Comune, una pensione che gli basta solo per mangiare cose congelate e vino in scatola. L’alcool e la droga l’hanno devastato. Ma non solo quello. Lo ha devastato la solitudine, il fallimento, il rancore, l’inutilità del suo essere. Il mio amico, è alcolizzato come tanti in queste città levigate dalla nebbia e dal freddo acuto e il caldo che ti toglie il respiro. Non sa lui neanche perché. Forse per non morire dal dolore, forse per rassegnarsi a sentire fino in fondo il suo dolore, forse perché pensa che se lo merita, forse perché lo hanno abbandonato come i cani randagi. Ma il mio amico preferisce al silenzio della sua casa, la visibilità di un uomo perdente anche se con derisioni e sberleffi. I sui occhi neri nascondono un mondo, un inferno, un abisso che non può accogliere la risalita. “Il bello dell’alcool è che, per due ore, i tuoi problemi sono di altri.”

 

Flavio Bucci è oltre il bene e il male, inesistenti modi per me, incomprensibili per descrivere la nostra esistenza. Con le miserie le sofferenze e pure le gioie a volte anche grandi. Rispetto a cosa e rispetto a chi diciamo bene o male?

Flavio vive ciò che il giorno gli porta, ciò verso cui io stessa mi incammino. È Ricchezza, dono? Non so, non chiedo, convivo nel migliore dei modi che mi sono concessi. Flavio Bucci, anima inquieta, profondità degli abissi. Tormento e Inno alla Gioia che in un attimo svanisce lasciando che la notte invada la luce del giorno

 

P.S. Oggi abbiamo parlato di Flavio Bucci, perché sabato sarà proiettato il film di Flavich. “Flavioh”.

Un film documentario su di lui al Festival del cinema di Roma. Non vediamo l’ora di vederlo