FLUMINIMAGGIORE, DA EX COMUNE MINERARIO A ‘HAPPY VILLAGE’ PER PENSIONATI UE

DI CHIARA FARIGU


Come rivitalizzare un paese a rischio spopolamento restituendogli gli splendori di un passato recente?
E’ una domanda che si è posto a lungo Marco Corrias, giornalista e scrittore e, dal 10 giugno scorso, primo cittadino di Fluminimaggiore, ubicato nel sud-ovest della Sardegna, eletto col 62% delle preferenze in una lista civica. Il Comune da lui amministrato è un centro di 3000 abitanti ricco di storia, di cultura e di paesaggi mozzafiato. Ma come tanti borghi dell’Isola vede i suoi giovani varcare i confini in cerca di opportunità lavorative perdendo così quella linfa vitale di cui avrebbe bisogno per risollevarsi e tornare ai fasti di un tempo. A quando, a partire dalla fine del XIX secolo divenne un importante centro estrattivo che, con le sue miniere, dava lavoro a migliaia di persone. La crisi dell’attività mineraria segnò in seguito il destino del paese e di quelli limitrofi, del quale rimane testimonianza nella splendida miniera “Su Zurfuru”, incastonata fra le boscose colline che circondano il territorio e divenuta oggi un museo che attrae turisti da ogni parte d’Italia e non solo.
Trasformare un paese in un centro per pensionati europei è la ricetta, all’apparenza semplice ma piuttosto geniale nell’insieme, alla quale lavora incessantemente il sindaco Corrias. Un progetto che presto potrebbe trasformarsi in realtà, che ha già suscitato l’interesse di diverse associazioni cooperativistiche e che si avvarrà anche di una norma regionale varata la scorsa estate relativa al rilancio del territorio.

(Sito minerario “Su Zurfuru”)

 

Sindaco Corrias, vuole illustrarci il progetto?

Si tratta di un progetto pilota (esportabile in altri centri della Sardegna) che vede un intero paese trasformarsi in una ‘residenza diffusa’ per pensionati d’Europa”.

Fluminimaggiore, dunque, come il Portogallo che attrae migliaia di pensionati dall’Italia e non solo?

L’idea è andare decisamente oltre il Portogallo che si avvale di un accordo internazionale per detassare gli assegni previdenziali, ma poi tutto finisce lì. Nel senso che ogni cittadino, ottenuta la residenza, provvede, per suo conto e a sue spese, a tutte le necessità.
Qui, invece, è un’intera comunità che si mette al servizio di chi deciderà di risiedere nel nostro territorio. La mia idea è realizzare una sorta di “Happy Village”, con servizi di ristorazione che utilizzano prodotti a Km zero, assistenza sanitaria H24, centri ricreativi-sportivi dove poter trascorrere il tempo libero come meglio si crede. Durante tutto l’anno. Penso alle escursioni in montagna, alla raccolta dei funghi e degli asparagi in autunno-inverno e primavera e alla lunga stagione estiva nelle nostre splendide spiagge di Sa Perdixedda Manna e Sa Perdixedda Pittica, magnifiche calette dalla sabbia dorata, e alla frazione turistica di Portixeddu, distante pochi chilometri dal paese. O, a chi vuole recarsi in città, Cagliari, Iglesias, Oristano, dove poter andare a teatro o nei centri commerciali a fare acquisti. E poi, fatto non trascurabile, c’è tutto un indotto da considerare. L’arrivo di amici e parenti in periodi strategici dell’anno, feste comandate o anniversari vari, che darebbero un valore aggiunto ad un progetto di per sé rimarchevole”.

Come pensa di realizzare questo progetto?

“Naturalmente partendo dalle risorse locali, vale a dire ristrutturando le seconde case sfitte e i tanti edifici chiusi, creando i nuovi centri di accoglienza; poi la valorizzazione dell’ambiente, del mare, dell’agroindustria e dell’archeologia mineraria faranno il resto per attrarre pensionati e benestanti medio-alti del Nord Europa (è questo il target al quale mira il progetto), alla ricerca di un territorio a misura d’uomo, dove poter godere di servizi e strutture adeguate e di un clima temperato dodici mesi l’anno. Tutti sono invitati a contribuire, proprietari di case, artigiani, commercianti, operatori sociali, tecnici e specialisti nei settori di competenza. Perché, ripeto, è il paese intero chiamato a realizzare questo progetto”.

Un progetto ambizioso volto anche a creare nuova occupazione?

“Soprattutto, è questa la sfida. Scongiurare lo spopolamento e creare opportunità lavorative per trattenere qui i nostri giovani. E se dovesse realizzarsi, quanto prospettato recentemente da Matteo Salvini, distante anni luce dal mio modo di intendere e fare politica, ma in questo in perfetta sintonia con me, cioè detassare chi vuol venire a vivere in Sardegna, sarebbe l’isola intera, e non solo Fluminimaggiore, ad uscire da una crisi che l’attanaglia da troppo tempo relegandola, suo malgrado, ad una delle Regioni più povere del Paese e col maggior numero di disoccupati, soprattutto nella fascia giovanile”.

Le idee hanno bisogno di gambe, si è soliti dire. E di una politica lungimirante, aggiungiamo noi. E quelle di Marco Corrias hanno tutte le caratteristiche per attecchire e prosperare. 
Perché Fluminimaggiore torni a splendere. Come un tempo, ma con tutti i confort della modernità.

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(Tempio di Antas- Fluminimaggiore)