IL PROVINO

DI MARIO RIGLI

Era il 7 di luglio o qualche giorno prima. Il 7 di luglio è il giorno del mio compleanno. E quest’anno era il sessantanovesimo. Il 69 è un grande numero, mi è piaciuto da sempre. Non mi fraintendete! Non per quello che pensate voi, o almeno non solo per quello. Il 69 sdraiato, orizzontale è il simbolo zodiacale del cancro, il mio segno. Amo il mio segno, il Cancro , con tutti i pro ed i contro purché l’ascendente non sia ai polmoni, non per il segno, ma per le sigarette che fumo. Per questo simbolo sdraiato amo il 69.
Luna e Lisa stavano borbottando qualcosa.
– Mario puoi andare un momento fuori?- Mi ha detto Luna.
– Vai a vedere se le galline hanno fatto le uova –
– No, ora non ne ho voglia. –
– Dai dobbiamo telefonare ad un negozio per un tuo regalo, tu non puoi sentire, sennò che sorpresa sarebbe? –
Sono uscito. Non ho più saputo niente di quel regalo. Forse ho pensato che fosse stato uno dei tanti che mi erano arrivati.
Quasi due mesi dopo, mentre stavo dipingendo un quadro per la figlia di miei amici che si sposa, solo in casa, mi è arrivata un telefonata al fisso.
– Mario Rigli? –
– Si, sono io. –
– E’ la redazione de L’Eredità. La sua richiesta è stata accettata, a breve avrà il provino secondo i tempi e le modalità che le invieremo per email –
– No mi scusi, un attimo, io non ho fatto nessuna domanda –
– Ha fatto ben tre telefonate, comunque non importa, le invieremo le istruzioni per posta elettronica e poi lei potrà decidere cosa fare. Non occorre che risponda al messaggio.-
Ho capito solo allora chi era quel negoziante di cui confabulavano Luna e Lisa intorno al 7 luglio scorso, ho capito perché dovevo andare a prendere le uova delle galline.
Stamani era il giorno.
Si, stamani, ma ieri Luna si è trasformata in estetista, manicure, ceretta sul naso e ben tre maschere: uovo sbattuto delle famose galline, miele e aceto per il peeling, olio extra vergine di oliva per rilassare la pelle.
– Mario, sulle tue rughe non ci posso fare niente! Ci vorrebbe una colata di calcestruzzo! –
– Lascia stare Luna, amo le mie rughe, sono i viottoli ed i tratturi della mia vita, impervi a volte, ma il mio cuore e la mia anima sono lisci come quelli di un bimbo, come i tuoi, quasi –
Luna non è la mia nipote vera. Luna è solo mia vice nipote ed io suo vice nonno come le dico sempre. No, non è vero! Luna è mia nipote all’ennesima potenza! Quando è nata erano diversi anni che io ero già sposato con sua nonna. Luna è nata in casa mia ed in casa mia ha abitato per tutti i suoi primi anni.
– Mario, mi vuoi bene? – mi dice quando vuole qualcosa: Io rispondo sempre di no, ma lei ormai mi rigira come vuole.
Ed era uno spettacolo vederla mentre mi diradava le sopracciglia con una pinzetta con la lucina direzionale.
Mai visto prima d’ora pinzette con la lucina, solo trapani da muratore. I peli bianchi e spessi arricciolati venivano eliminati con un colpetto deciso.
Quando sono andato a fare la doccia avevo una faccia rossa come un peperone, ma una pelle incredibilmente liscia. Mi sono fatto la barba come mai prima di allora. La lametta sembrava scorrere sul velluto e dopo neanche l’ombra della pur piccola sgranatura. Due shampoo ed il fono alla massima potenza.
Sembravano più folti i miei capelli, dopo. Meno diradati, mi parevano proprio quelli di un tempo. Morbidi e voluminosi. La fotocopia della immagine del mio profilo su fb, ed io non sono tanto spesso in quelle condizioni. Non amo molto quella cura del corpo e l’unica acqua che mi piace è quella salata del mare.
Sono partito presto la mattina. Non conoscevo bene la zona dell’albergo del provino. Ho trovato subito un parcheggio. Erano strisce blu. Mi sono avviato verso il parcometro.
– Non occorre – mi ha detto una voce arrochita e catarrosa. Un vecchio, ma forse non lo era, che si era svegliato da poco nella sua panchina, mi stava parlando.
– Non vengono mai qui per il controllo, e se poi vengono ci penso io.-
Gli ho dato i due euro che avevo preparato per il parcheggio e mi sono avviato verso l’albergo.
Era pieno zeppo di gente. Ho pensato subito che non fossero aspiranti concorrenti a L’eredità. Le loro giacchine attillatissime, almeno due misure sotto la propria taglia, pantaloni appiccicati alla carne con un risvoltino striminzito proprio sopra mocassini lucidi e assenza di calzini, i tailleur che fasciavano il corpo come camicie di forza e tacchi a spillo di 15 cm mi dicevano che quelli non potevano essere i miei colleghi. Dopo un po’ si è aperta una grande sala. Si teneva una riunione o una convention o un briefing aziendale.
Ho pensato alla tortura che doveva essere lavorare in quella azienda.
Ho chiesto alla reception. Ci avrebbero chiamati loro, bastava essere nella hall. Sono uscito per fumarmi una sigaretta con la mia borsa piena dei miei libri e dei miei cd. Chissà se avrei potuti farli vedere.
Sono rientrato dentro cinque minuti prima dell’orario. Ho chiesto di nuovo. Erano già su, in una sala al primo piano. Non c’era nessuno fuori e la porta era chiusa, sono entrato quasi senza bussare. Una cinquantina di persone erano già sedute. Mi sono seduto in fondo. Un ragazzo è venuto subito, mi ha dato un questionario da firmare per la privacy e mi ha appiccicato un numero a caratteri cubitali sulla giacca. Ero il 2335, il penultimo, solo dopo di me una ragazza trafelata. Stavano dicendo alcune cose, che non ho sentito nemmeno occupato com’ero a riempire il questionario. Il banchino dove stavamo seduti era davvero angusto, anzi era solo una sedia con la predella a destra. Ho alzato lo sguardo ho visto alcuni mancini che stavano tutti torti per riuscire a scrivere, erano pochi però, quasi tutti destri.
Finalmente ci hanno dato i due fogli del quiz. Due fogli fitti fitti di domande. Ci hanno raccomandato di non perdere tempo e di non stare a pensare, non saremmo riusciti sennò ad arrivare in fondo. Scrivere solo sulle domande di cui la risposta veniva in un battibaleno e sorpassare le altre.
La sera prima avevo immaginato di provare l’ansia dei miei esami universitari o dell’esame di maturità. Niente affatto, solo una lieve ilarità cercava di uscirmi dalle labbra. L’unica paura era quella del dott. Alois.
Come chi è Alois? Il dott. Alzheimer!
Ogni tanto, alla mia età fa qualche visita improvvisa e veloce. Alla mia età non c’è solo il 69 sdraiato, ma ci sono anche sue visite improvvise anche se leggere. Qualche volta non ricordo momentaneamente nemmeno il nome dei miei nipoti e dei miei amici. Solo per un attimo però. Là il test era fatto di pochi attimi. Mi sono messo a ridere dentro.
Ho cominciato a leggere, ho scritto tre o quattro risposte, poi una non mi veniva. Ho continuato altre due o tre e una non mi veniva. Eppure vedevo bene anche il ritratto dei due signori di cui mi si chiedeva il nome, ma questo non mi veniva proprio. Sono sceso ancora fra storia, geografia, letteratura, arte, musica, personaggi. Ho risposto molto. Poi in fondo quattro “eredità”, le parole per le quali se deve trovare quella che le unisce. Alle prime due ho risposto certamente bene, alla terza forse, la quarta non ho fatto neppure in tempo a leggerla. – Su le mani con i fogli, tempo scaduto – ci hanno detto. Ho alzato come tutti in aria e proprio in quel momento mi è venuto in mente il frate cappuccino de “I promessi sposi”. Fra Cristoforo! E l’autore del “il ritratto di Dorian Gray”. Oscar Wilde! , ma ormai i fogli sventolavano in aria.
Poi davanti alla telecamera, un minuto, un minuto e mezzo.
-Faccia un passo indietro – mi ha detto la ragazza.
Aspettavo che mi chiedesse qualcosa ed invece niente. Ho pensato alla trasmissione e allora mi sono presentato, ho detto da dove venivo e se ero lì lo era per merito della mia nipote Luna.
– Vedo che è pensionato, avanti che attività svolgeva? –
Ed ecco ancora il dott Alois. Della dozzina di attività che ho svolto nella vita, non me ne veniva in mente neanche una, poi tre o quattro glie l’ho dette.
– E nel tempo libero? –
– Le stesse cose e le stesse affinità che facevo quando ero impegnato nel lavoro, solamente con più intensità e dedizione –
– E cioè? –
– Poesia, narrativa, pittura, scultura, musica –
– Ogni forma di arte –
– Quasi –
– Va bene si può accomodare, il provino vale per tutta la stagione. Buongiorno.-
– Buongiorno –
Ho ripreso la strada di casa. Ero contento. Avevo accettato di buon grado il regalo fatto col cuore da Luna.
Quello che succederà mi importa il giusto. I miei libri e i miei Cd erano ancora nella mia borsa.

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