OGNUNO VIVE ALL’ALTEZZA DEI VALORI CHE HA

DI ANNA LISA MINUTILLO

C’era una volta il dialogo costruttivo, stimolante, arricchente, ed ora non c’è più.
C’era una volta il piacere dell’incontro, dell’attesa, del guardarsi negli occhi, di quel trasmettere e ricevere emozioni dall’interlocutore, ma ora non ci sono più. C’erano una volta le fotografie su carta, gli scatti rubati a chi volevi in qualche modo “tenere con te”, anche dopo le vacanze. Quelle fotografie che con il passare del tempo assumevano quel color seppia, oggi tanto emulato dai fotografi improvvisati attraverso i filtri. Quelle che invecchiavano attaccate sugli album oppure gelosamente custodite in un cassetto, ma oggi non ci sono più. C’erano una volta i ritrovi improvvisati, le cene o i pranzi in casa, che duravano ore, dove ognuno dava una mano, interagendo, ma anche condividendo divertenti ricordi, quelli in cui, a volte, per strafare, si metteva anche la musica e si ballava, magari con quel ragazzo che guardavi già da un po’, ma non trovavi mai il “coraggio” di avvicinare. C’erano una volta i profumi dei luoghi che occupavi, gli odori delle persone che potevi riconoscere a distanza, ma anche il rumore dei passi, le camminate che preannunciavano l’arrivo di chi stavi attendendo, ed oggi sono svaniti nell’aria viziata che ci circonda.

C’erano una volte le lettere, quelle che accorciavano le distanze tra te e gli amici che non riuscivi a vedere spesso, quelle in cui ci si raccontava la vita quotidiana, i batticuori, i sogni , ed oggi non ci sono più. C’erano una volta le gite fuori porta, quelle che si svolgevano a pochi chilometri da casa e ti davano la sensazione di trovarti chissà dove, quelle che ti facevano apprezzare i paesaggi ed i colori, ma oggi non esistono più. Come mai tutte queste cose sono scomparse? Come mai non ne sentiamo più il bisogno? La “colpa” di tutto questo, spesso e volentieri finiamo con il darla al web, ai cellulari che occupano la maggior parte del tempo libero ( e non solo) delle nostre giornate. Molto spesso ci lamentiamo del progresso che sicuramente ricopre importanza in queste problematiche, ma se guardiamo bene il tutto ci rendiamo conto che la responsabilità di questo allontanamento dalla realtà a favore del virtuale dipende soprattutto da noi.

Già perché la rete è super inflazionata, usata male e troppo. Se ci osserviamo bene ci rendiamo conto di non essere più in grado di sostenere incontri reali. Forse perché la tastiera aiuta a nascondere le nostre fragilità? Forse perché non siamo più abituati a sostenere interazioni in modo sereno? Oppure forse perché ci siamo smarriti portando con noi quei pochi valori che ancora valeva la pena tenere vivi? Il “gioco dello scarica barile” non va bene, scantonare e demandare responsabilità ad un mezzo che ci ha consentito di raggiungere paesi lontani, agevolato nelle comunicazioni lavorative, aiutato con consigli utili al momento opportuno non ci fa molto onore. Dimentichiamo spesso che siamo esseri senzienti in grado di scegliere, solo a che a volte; diventa più “comodo” lasciare che siano i mezzi di comunicazione a farlo per noi.

I social hanno consentito di ampliare il pensiero, di affrontare tematiche poco frequentate, di andare oltre il tempo e lo spazio in qualche modo. Il come dipende da noi. Ci sono persone incollate al pc tutto il giorno, che sui social rimbalzano da una bacheca all’altra alla ricerca di qualcosa da commentare, ma i commenti spesso sono provocatori, denigranti, imbarazzanti. Qualcuno usa il social per postare foto, quasi sempre ritoccate, magari in pose sexy, con quel cm di pelle in più esposto in maniera doviziosa, salvo poi lamentarsi di essere equivocate e giudicate male. E la cosa sorprendente ( ma non troppo) è che ad “accanirsi” contro altre donne, sono le donne stesse. Altri non perdono occasione per regalare il tour virtuale delle loro abitazioni, per mostrare la “bella casa” in cui si vive o forse solo per dare uno schiaffo alle altrui miserie. Magari viene fatto in buona fede, o magari chi lo fa dimentica che le ricchezze materiali esulano da altri tipi di ricchezze, come la sensibilità, l’onestà, l’intelligenza, tutte doti che non si possono acquistare.

Ci sono poi coloro che mostrano i reportage dei loro viaggi dall’altra parte del mondo, sì perché di visitare le bellezze che abbiamo in Italia proprio non se ne parla, altrimenti verrebbe giudicata come la vacanza da “sfigati”, e questo non si deve far pensare. Di seguito i perenni indecisi, quelli che devono mostrare il look che adotteranno in quel giorno ma non sanno quale accessorio abbinarci, ed allora : avanti con i commenti, sicuramente tra i tanti arrivati ci sarà il suggerimento esatto! Non dimentichiamo poi chi ogni volta che si regala un nuovo taglio di capelli lo deve rendere di pubblico dominio e quelli che danno in pasto ( come se nulla fosse) le foto di bimbi appena nati, dimenticando l’utilizzo terribile che di questo materiale si potrebbe fare. Non dimentichiamo anche i tuttologi ed i politologi, che invece di argomentare tra loro si offendono, rendendo la politica il modo per scatenare il tifo da stadio, che tutto le fa tranne che bene. E allora, giù di scure: la rete ci ha deviati, la rete ci ruba tempo, la rete ci priva di contatti reali, ecc..

Non è la rete ma siamo noi a decidere cosa offrirle ed a chi, siamo noi che non riusciamo neanche più a fare una telefonata, per sentire la voce delle persone, perché tanto è più comodo WhatsApp ( e non costa nulla). Assistiamo a “gare” combattute a colpi di like, dimenticando che le approvazioni arrivano da chi ci conosce realmente, attraverso uno sguardo o un abbraccio da parte di chi ci vuole bene, ha riso e pianto con noi, ma soprattutto ci vive per ciò che siamo e non per come appaiamo. Una continua corsa verso il consenso, forse scaturita proprio perché il consenso a noi stessi manca proprio da noi, dalla nostra accettazione, dalla nostra volontà di metterci in discussione. Mancanze che erroneamente vengono affidate all’etere, ad occhi che guardano senza vedere, ed anche a qualcuno che forse di queste debolezze si “sganascerà” dalle risate.
La chiamano rete ( fa anche sorridere) ma spetta a noi riuscire a passare attraverso quelle maglie che quotidianamente incidono sui valori che possiamo dare alla nostra vita. Se riusciamo a mantenere questi valori vivi, sicuramente viviamo meglio.
Ognuno è libero di fare ciò che vuole, ci mancherebbe altro, ma le lamentele rivolte al progresso che viviamo non dipendono dalla rete ma da come scegliamo di viverlo. Spetta a noi non allontanare la realtà, riscoprire il calore degli abbracci e della condivisione, il tenere almeno per qualche ora al giorno pc e telefono spenti ed accendere il cuore.