SUDAMERICA: IL PESO POLITICO DELLE SETTE EVANGELICHE

DI FRANCESCA CAPELLI

Sono spuntati come funghi nelle zone più frequentate di Buenos Aires. Se ne stanno in piedi, dietro agli stand, con i loro opuscoli, compiti e vestiti in modo molto formale. Sono volontari di sette evangeliche, offrono riviste in varie lingue, con la promessa della vita eterna e, nell’attesa, il successo sulla Terra.
Le sette avevano lanciato una prima offensiva pochi mesi fa, in occasione del dibattito per l’approvazione (mancata) della legge sull’aborto. Si erano schierate pro-vita, ma erano passati inosservate. Troppo impegnati, i movimenti femministi, nello scontro storico con la chiesa cattolica, per accorgersi della loro presenza. Poi ci sono state le elezioni in Brasile (www.alganews.it/2018/10/08/elezioni-in-brasile-le-ragioni-del-successo-dellestrema-destra/), con il primo turno vinto da Jair Bolsonaro: gli stand con i volantini sono ricomparsi a Buenos Aires.
Difficile non vedere un collegamento. In America Latina è in atto da molti anni un’offensiva con il doppio obiettivo di sottrarre fedeli alla chiesa cattolica e sostenere le destre neoliberiste e autoritarie. Bolsonaro (che di secondo nome fa Messias) appartiene a una di queste sette.
Da circa 30 anni le chiese evangeliche sono molto popolari in Brasile. Per la precisione dalla metà degli anni ’80, con il ritorno della democrazia. Con la fine della dittatura, gli evangelici hanno guadagnato terreno, quasi fossero stati inviati a presidiare un territorio controllato fino a quel momento, con la violenza, dai militari, altra appartenenza sospetta di Bolsonaro.
Nel censimento del 2010, il 64 per cento dei brasiliani si era dichiarato cattolico, contro un 22 per cento di evangelici. Al momento, si stima che questi siano saliti attorno a 30 per cento. E sono riusciti a infiltrarsi nei luoghi giusti. Su 513 membri della Camera dei deputati, circa un centinaio fa parte del “Fronte evangelico”, fondato nel 2003. In Senato, sono solo 5 su 81, ma è probabile che dopo le elezioni la loro presenza cresca di un 10 per cento.
Nel 2016 Mario Crivella, vescovo della “Chiesa Universale del Regno di Dio” (la stessa di Bolsonaro, con 7200 templi in tutto il Brasile), è stato eletto sindaco di Rio de Janeiro, appoggiato dalla congregazione in termini di contributi economici e sermoni domenicali.
Questi candidati sottraggono elettori al Pt, il partito dell’ex presidente Lula e di Fernando Haddad, rivale di Bolsonaro al ballottaggio (www.alganews.it/2018/09/17/brasile-la-corsa-di-haddad-successore-di-lula-contro-il-golpe-permanente/). In cambio di preghiere e voti, promettono miracoli, successo economico e la soluzione di problemi familiari, a persone di classe sociale bassa o medio-bassa. In un mondo dove il neoliberismo sta trionfando, la giustizia sociale non interessa più, la redistribuzione del reddito nemmeno. Anzi, generano un clima di sospetto e invidia, complice anche una maniera di personalizzare lo stato sociale portata avanti dalle forze progressiste che hanno governato in Sudamerica nei primi 15 anni di questo secolo. Ciò che interessa, ora, è il successo personale.
Non solo. Se una promessa elettorale non viene mantenuta, ci si può arrabbiare con il proprio partito. Se un miracolo non si compie, la colpa è del fedele, che non ha creduto abbastanza. È il marketing dell’ineffabile.
Il fenomeno è globale. Non è un caso, appunto, che la presenza degli evangelici nella piazze di Buenos Aires si sia intensificata negli ultimi giorni, dopo la vittoria di Bolsonaro al primo turno elettorale. Anche in Argentina, infatti, la politica di destra strizza l’occhio agli evangelici, tanto da fare pensare a una nuova configurazione del Plan Condor, la massiccia operazione politica voluta dalla Cia e dal presidente Usa Richard Nixon negli anni ’70. Obiettivo: combattere il comunismo in America Latina. Sappiamo com’è finita.
La presidente della provincia di Buenos Aires, María Eugenia Vidal, già nel 2016 aveva partecipato a Mar del Plata a un congresso de Aciera (Alianza Cristiana de Iglesias Evangélicas de la República Argentina). Un coordinamento nato nel 1982, guarda caso quando si intravedeva la fine della dittatura. Già due anni fa, Vidal aveva annunciato la necessità di “lavorare insieme per il bene comune”. È tornata a Mar del Plata pochi giorni fa, per chiedere agli evangelici di “lavorare insieme” e “unire gli sforzi” per aiutare chi ha bisogno e “arrivare a sempre più persone nella provincia di Buenos Aires”.
Infiltrarsi nello stato. Sembra questa la parola d’ordine delle sette protestanti in tutto il mondo. E da lì portare avanti una propria agenda fatta di conservatorismo sui diritti civili e neoliberismo sul piano economico. In Italia, per esempio, è esemplificativa la parabola politica del senatore Simone Pillon, neocatecumenale, movimento all’interno della chiesa cattolica di cui fa parte anche Graziano Del Rio, ex ministro del governo Renzi.

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