TRENTO: UN ALTRO CASO ROSA PARKS

DI RENATO FIORETTI

Chissà cosa s’inventerebbe il rozzo Salvini se qualcuno gli chiedesse di commentare quella fredda serata del dicembre 1955 a Montgomery, in Alabama, che segnò l’avvio di una protesta storica degli afroamericani.
Faceva molto freddo la sera in cui Rosa Parks, nel tornare a casa dopo una giornata di lavoro, non avendo trovato posto nel settore del bus riservato agli afroamericani, decise di sedere in un posto libero nel settore dei c.d. “posti comuni”; subito dopo le file di quelli riservati ai bianchi.
Quando, a seguito della richiesta di un uomo bianco – che le aveva chiesto di cedergli il posto a sedere – anche il conducente del bus le intimò di alzarsi, la donna rifiutò di farlo.
Intervenne la polizia e, in ossequio a quanto previsto dalla legge – che imponeva agli afroamericani di cedere il proprio posto ai bianchi nei settori “comuni” – Rosa Parks fu arrestata e condotta in carcere.
Le conseguenze furono, in un certo senso, inimmaginabili. Tutta la comunità afroamericana condivise una protesta che durò oltre un anno; fino a quando, nel novembre del ’56, la Corte Suprema degli Stati Uniti dichiarò fuorilegge la segregazione razziale sui mezzi di trasporto pubblici.
Da allora, gli Usa hanno avuto anche il primo presidente di colore, Barack Obama, che nel 2012 volle sedere allo stesso posto occupato da Rosa Parks (nello stesso bus, custodito all’ Henry Ford Museum); ma, purtroppo, continuano a convivere con problemi razziali mai definitivamente risolti.
Mi è tornato in mente quest’episodio nell’apprendere, attraverso il sito de “Il Corriere della Sera”, del 18 ottobre scorso, gli estremi di un grave episodio di razzismo, verificatosi a bordo di un Flixbus diretto da Trento a Roma.
In sintesi, il servizio riferiva di alcune frasi ingiuriose, rivolte a un giovane senegalese di 25 anni, da parte di una signora(!) quarantenne che non voleva che l’uomo – regolarmente assegnatario di quel posto – le sedesse al fianco.
Di conseguenza, era stata chiamata la Polizia di Stato che “Dopo aver identificato la donna, rea di aver pronunciato frasi chiaramente razziste”, aveva trovato la soluzione, così continuava l’articolo: “spostando alcuni passeggeri e facendo proseguire serenamente il viaggio”!
Tutto risolto, quindi?
Assolutamente no!
La soluzione adottata dalle forze dell’ordine non è da condividere e, personalmente, la reputo, addirittura, illegale e vergognosa!
Trovo, infatti, imperdonabile che gli operatori della Polizia di Stato si siano industriati a trovare una soluzione “spostando alcuni passeggeri” per consentire, evidentemente, alla signora(!) di non avere più come vicino il senegalese, piuttosto che confermare il diritto del giovane a sedere al posto (già) riservatogli.
Alla razzista andava imposto – in applicazione delle vigenti leggi (Salvini permettendo) – di sedere al posto regolarmente assegnatole; in alternativa, scendere dal mezzo pubblico!
Per concludere, credo non si possa evitare di ribadire che alle forze dell’ordine di un paese democratico e civile non competono funzioni di mediazione nelle controversie tra privati; né ruoli (impropri) di conciliazione.
È sin troppo ovvio che, alle stesse, si chiede solo – ed esclusivamente – di operare per il rispetto e l’osservanza delle leggi; nessuno pretende che si ergano a salvatori di “capre e cavoli”!