DAL RISCATTO AL RICATTO

DI MARINA NERI

Dal riscatto al ricatto?”

La legge e’ frutto di un’attivita’, la normazione, che vede nell’uomo, nella fattispecie il legislatore, il suo artefice. In Democrazia è, in generale, frutto di un’attivita’ complessa che vede quale Protagonista il Parlamento nelle sue due Camere.
A volte, ed in casi di urgenza ed indifferibilità è il Governo ad emettere decreti con valenza di legge che, per non essere caducati, devono essere convertiti poi in legge secondo l’iter normale.
Ignorantia legis non excusat ( l’ignoranza della legge non e’ammessa) recita un antico brocardo latino. Pertanto, la legge si ha per conosciuta decorsi 15 giorni dalla pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale.
Da quel momento la linea di demarcazione fra lecito ed illecito e’data da un comportamento a favore o contra legem.
Riace è ,oggi, quel regno collocato su quella linea di demarcazione, staccatosi dal silenzio dei Paesi d’Aspromonte. Il Silenzio è imperatore in quelle valli; lì scorre il tempo lento come l’acqua che scende in rivoli primaverili nel greto stanco di Storia delle fiumare: monti a destra ed a sinistra ed in mezzo stradine timide, a chiedere permesso a quella roccia eterna, orgoglioso marchio di Dio, arida e sola a parlare tra sé e sé di millenni di Storia.
Silenzio …. paesi fantasma, seppelliti sotto le macerie alluvionali del loro destino e degli abbandoni.
Ma poi, improvvise risa di bimbi, vocii e, finalmente, sogni nuovi sul selciato calpestato dai vivi.
Voci di gente che ripopola un borgo, lo fa vivere: una piazza, un vicolo, una fontana.
Non è più un mondo fermo a ieri, immoto, struggente, bellissimo ma morto. A Riace negli ultimi anni è tornata la Vita. Ogni pulviscolo di polvere incontrata vuole parlare, vuole raccontare di sé. Si può morire di tedio, di inedia… di abbandono … di Silenzio!.
Questo era Riace prima dell’Accoglienza: un Paese che si avviava a divenire Fantasma come quelli che lo circondano.
Poi una intuizione geniale del suo primo cittadino.

È Riace diventa la gente del Sud che accoglie, che allarga le braccia ed ospita, che aggiunge sempre un posto a tavola.
Riace, grazie a Mimmo Lucano, ha fatto parlare della Calabria e dei Calabresi nel mondo, finalmente in una accezione positiva: integrazione, lavoro, impegno sociale, solidarietà.
Poi si appura che da una indagine partita ben 18 mesi fa ( governo Gentiloni per intenderci) sono emersi elementi che hanno fatto propendere la Procura di Locri per l’iscrizione di Lucano nel registro degli indagati e poi per fare scattare la misura dell’arresto nei suoi confronti: concussione, malversazione, associazione a delinquere, truffa ai danni dello Stato , favoreggiamento immigrazione clandestina ecc.
Il Gip ha poi dichiarato infondate le accuse di concussione, falso, malversazione, associazione a delinquere, truffa ai danni dello Stato ipotizzate dalla procura, bollandole come ricostruzioni fantasiose, “congetture, accuse vaghe, indimostrabili o presuntive” e ha rigettato ben sette capi d’accusa precisando che la condotta di Lucano “non si è mai tradotta in alcune delle ipotesi delittuose delineate dagli inquirenti”.
Il sindaco, quindi, sarebbe finito agli arresti domiciliari con le sole accuse rimaste in piedi: quella di aver affidato la gestione dei rifiuti del piccolo comune a cooperative di cittadini e migranti – creando posti di lavoro e sottraendo il servizio agli appetiti della criminalità organizzata –nonché quella di aver favorito un matrimonio di convenienza.
L’episodio ha scatenato il sorgere delle solite fazioni: i pro e i contro Lucano; le strumentalizzazioni politiche della vicenda con destra e sinistra a ragionare, ognuna e rispettivamente pro domo propria, infischiandosene in realtà di Lucano, di Riace, della Calabria intera, dei migranti in quanto persone. Insomma: passerelle, proclami, secondo i migliori copioni del caso.
E’ di questi ultimi giorni la notizia che il Viminale, Dipartimento per le Libertà Civili e l’immigrazione, sulla scorta degli accertamenti effettuati dalla Prefettura di Reggio Calabria ed in conseguenza delle relazioni degli ispettori, ha emesso una circolare datata 9/10/2018 con la quale, a fronte di innumerevoli anomalie riscontrate nello Sprar, ne smonta in ogni suo ambito il progetto di accoglienza, attribuendogli una penalizzazione di ben 34 punti. La penalizzazione di tal sorta comporta la predisposizione della revoca dei finanziamenti e il trasferimento dei migranti in altri Sprar.

Lo Sprar è un centro, gestito dagli enti locali, ove si realizza la seconda accoglienza, quella tendente a far ottenere ai richiedenti asilo una autonomia personale e l’integrazione con la messa in atto di apposite progettualità da parte degli enti locali. Accanto alla erogazione di vitto ed alloggio, vengono garantiti con progetti degli enti locali, l’alfabetizzazione, la formazione del soggetto in previsione della possibilità del suo inserimento nel tessuto sociale attraverso il lavoro e la cultura.
Il progetto Sprar del cosiddetto Modello Riace non rispetterebbe gli standard qualitativi di accoglienza e, onde evitare la prosecuzione di una gestione borderline, è stata predisposta la sua chiusura.
Sarebbero state riscontrate, secondo il Viminale, anomalie gestionali nell’affidamento dei servizi, soprattutto di quelli relativi alla raccolta dei rifiuti; nella sistemazione degli edifici, nell’uso dei pocket money, bonus che consentivano gli acquisti nei negozi del piccolo borgo; nelle proroghe delle convenzioni, nel mancato aggiornamento della banca dati dell’ente; nelle inefficienze burocratiche e nella mancata rispondenza tra la catalogazione dei servizi finanziati e la rendicontazione di quelli effettivamente resi; nella inadeguatezza della formazione professionale del personale e, in seguito, dei migranti medesimi.
L’ente, a fronte delle contestazioni mosse dalla Prefettura aveva presentato le sue controdeduzioni rimandando al mittente ogni accusa ritenendo conforme l’attività espletata e funzionale agli scopi prefissati.
Il provvedimento del Viminale rigettava le osservazioni disponendo, repetita iuvant, la revoca dei finanziamenti, la chiusura dello Sprar ed il trasferimento dei migranti prevedendo in calce entro sessanta giorni, la possibilità della tutela giurisdizionale da parte del Comune di Riace con ricorso al TAR.
Il Viminale nelle ultime ore, a fronte di una protesta indignata e non più latente ha dichiarato con nota ufficiale, battuta dall’Ansa: “Nessun trasferimento obbligatorio da Riace. I migranti hanno due opzioni: restare dove sono (e non beneficiare più del sistema di accoglienza), oppure andare in altri progetti Sprar nelle vicinanze, naturalmente sulla base delle disponibilità”
Ieri si è tenuta a Reggio Calabria, Tribunale della Libertà, l’udienza per il riesame del provvedimento che ha condotto all’ordine di custodia cautelare ai domiciliari il Sindaco di Riace.
Nel pomeriggio inoltrato il provvedimento che ha disposto la revoca degli arresti domiciliari disponendo, in loro vece, il divieto di dimora di Mimmo Lucano nel paesino aspromontano.

Fin qui la cronaca.
Corre l’obbligo, ma anche l’esigenza, di fare alcune osservazioni:
1) dura lex sed lex.
2) Mimmo Lucano ha fatto grandi cose per Riace e per una fetta di umanità che secondo il mondo non aveva diritto neppure di esistere.
3) avrebbe interpretato le norme codificate in materia di immigrazione, in senso favorevole all’Accoglienza, ritenendo il dato letterale delle stesse iniquo per le vite da salvare e da integrare.
Egli si é assunto un onere morale non indifferente. Norme attuative di leggi sulla immigrazione artatamente criptiche o farraginose sono divenute fluide in una visione smarcata da eccessiva burocratizzazione.
Così facendo si è consapevolmente collocato fuori dalla legalità ? La sua battaglia, nell’impotenza dell’Istituzione sarebbe comprensibile, ma per legge non giustificabile?
Questi gli interrogativi cui sarà chiamata a rispondere la Magistratura scevra da implicazioni ed influenze esterne.
E’ vero, mai la disubbidienza civile può essere considerata attenuante o esimente nella commissione di un reato identificato come tale dalle leggi e fino al momento in cui il rispetto della legge si consideri istanza superiore rispetto a quella della coscienza dell’individuo.
Occorre, tuttavia, che anche questo aspetto venga dimostrato. Interpretare una norma in senso favorevole ad un Principio, non piagato da populismo, non piegato ed asservito ad un conforme sentire, ravvisa gli estremi della disubbidienza civile?
Le vicende di Riace, la loro Storia, non la loro mistificazione, rappresentano una realtà fatta di situazioni indifferibili ed urgenti, di richieste immediate di cooperazione da parte della Prefettura per gestire i flussi migratori, per offrire soccorso, assistenza, aiuto. E Riace è stata sempre in prima linea.
Lo stato di necessità, ravvisabile in ogni aspetto della vicenda, è la scriminante prevista dall’articolo 54 del codice penale secondo cui “Non è punibile chi ha commesso il fatto per esservi stato costretto dalla necessità di salvare sé od altri dal pericolo attuale di un danno grave alla persona, pericolo da lui non volontariamente causato, né altrimenti evitabile, sempre che il fatto sia proporzionato al pericolo.
Probabilmente sarà questa la difesa che verrà opposta all’accusa.
La Legge non sempre è sinonimo di Giustizia; la storia, infatti, ha fornito chiari esempi di leggi, divenute aberrazioni dell’umanità. Su tutte la promulgazione delle Leggi razziali, abomini cui si sono opposti molti disubbidienti civili, pagando il prezzo delle loro scelte e, spesso, quello più alto.
Orbene:
Mimmo Lucano, gli viene indiscutibilmente riconosciuto, ha operato in nome di un Valore Elevatissimo: la Dignità Umana. La Procura, dal suo canto, non poteva, ravvisando ipotesi di reato, non esercitare l’azione penale.
E’ quanto è stato sostenuto per il caso della Diciotti in merito all’iscrizione del Ministro dell’interno nel registro degli Indagati.
In una Terra di Ndrina non deve inneggiarsi ad una discrezione nell’applicazione della legge.
Rispetto per la magistratura.
Ma emozionalmente vicini a Mimmo Lucano che deve affrontare il processo.
Il Tribunale del Riesame di Reggio Calabria , ieri, ha convertito il provvedimento di custodia cautelare degli arresti domiciliari nella misura cautelare del divieto di dimora. Tale misura ha lo scopo giudiziale di tenere lontano l’interessato dal posto in cui potrebbe agire per inquinare prove o reiterare il reato.
L’acquisita libertà fisica di movimento non seda, però, l’amarezza della disposizione del divieto di dimora atto a sottolineare, comunque, la pericolosità sociale dell’individuo.
Amarezza emersa in tutta la sua consistenza dalle parole del Sindaco medesimo intervistato nella immediatezza della comunicazione del provvedimento giurisdizionale.
Lucano rispetta la decisione della magistratura ma evidenzia, lanciandone l’allarme, che intorno al Modello Riace sia in atto un atteggiamento politico teso allo smantellamento della Idea stessa di Accoglienza. Idea che incita a non abbandonare a costo di proseguire in autonomia il progetto di inserimento ed integrazione dei migranti, prescindendo dall’apporto dello Stato.
Stato la cui elefantiaca macchina burocratica, nell’espletamento delle pratiche o nella erogazione dei fondi, ha intralciato, rallentato, l’opera di quanti con spirito di abnegazione e di sacrificio si sono prodigati e continuano a prodigarsi per gente sconosciuta e bisognosa e per la rinascita di un paese altrimenti destinato a morire.
Un Paese in cui agli echi del malaffare si è opposta la voce nitida e stentorea del cambiamento, divenuto negli anni probabile ed infine possibile.
Tutti coloro che non ritengano di esercitare, dichiarandolo ed assumendosene come Lucano la responsabilita’, la stessa consapevole battaglia di civiltà, devono battersi per cambiare le norme inique.
La Costituzione ha dato gli strumenti per raggiungere questo scopo.
Oltre alle sfilate per solidarieta’ all’Uomo, al gesto, ma senza demonizzazione della Magistratura che ha fatto solo il suo dovere, occorre applicare le regole della democrazia e della libertà , quelle che consentono di cambiare le norme illegittime e la loro interpretazione unidirezionale.
E’ il Tempo delle scelte. Due padroni non si possono servire e non giova a nessuno farlo.
Il Viminale nella ormai famosa nota, si ribadisce, ha dichiarato di non volere obbligare i migranti a trasferirsi una volta chiuso lo Sprar.
Precisa: “ i migranti hanno due opzioni: restare dove sono (e non beneficiare più del sistema di accoglienza), oppure andare in altri progetti Sprar nelle vicinanze, naturalmente sulla base delle disponibilità”
Non occorre fervida immaginazione, né interpretazione. Il significato fatto palese delle parole è chiarissimo.
Così come è chiaro che dal divieto di dimora … all’esilio, dal riscatto sociale … al ricatto morale il passo, talvolta, è molto breve…