ELEZIONI IN TRENTINO ALTO ADIGE VERSO LA ROTTURA DI EQUILIBRI STORICI

DI ALBERTO EVANGELISTI

Domenica 21 ottobre, mentre nel centro-sinistra parte l’appuntamento con la Leopolda renziana e il Movimento 5 Stelle va in contro alla propria festa nazionale al Circo Massimo, quello che rischia di festeggiare veramente è il centro-destra, Lega in primis, che si presenta alle prossime elezioni in Trentino-Alto Adige con il vento dei sondaggi in poppa, con buona probabilità di scombinare equilibri territoriali storicamente molto saldi nella regione.

In ragione delle specifiche autonomie del territorio, le elezioni trentine si svolgono con modalità differenti rispetto a quelle delle altre regioni ordinarie: si vota infatti per l’elezione dei consiglieri provinciali di Trento e di Bolzano, 35 per ciascuna provincia. I 70 nomi componenti le due assemblee compongono anche il Parlamento regionale che, a sua volta, elegge il Presidente di Regione.

A Trento si vota in maniera non difforme da quella usata per i comuni, con voto diretto al candidato presidente e premio di maggioranza alla coalizione vincente.

Qui, dove storicamente ha prevalso una coalizione fra partiti autonomisti e centro-sinistra, le previsioni di voto danno in vantaggio il centro-destra guidato da Maurizio Fugatti, deputato leghista per tre legislature, compresa quella in corso, nonché attuale Sottosegretario alla Salute.

A contribuire a questa inversione di tendenza hanno contato, sia la significativa ascesa della Lega che, anche in Trentino, segue l’onda alta nazionale, sia un centro-sinistra che si è presentato all’appuntamento elettorale diviso, favorendo peraltro una migrazione di voti verso i 5 Stelle.

Per le elezioni di Bolzano invece la partita si gioca su un modello proporzionale puro, in cui i partiti si presentano singolarmente alle elezioni per poi effettuare coalizioni in seguito.

Il Südtiroler Volkspartei è il partito storicamente maggioritario per la provincia bolzanina, tuttavia anche qui si registrano sulla base dei sondaggi una complessiva crescita della Lega (e dei 5 Stelle) ad un contemporaneo ridimensionamento tanto del SVP che dei partiti di centrosinistra. Da ciò potrebbe derivare la necessità di un cambio di alleanze per il SVP che, per rimanere al governo della provincia, potrebbe dover guardare a destra, modificando così l’alleanza consolidata con il centro-sinistra.

Se questo dovesse essere il quadro anche ad urne chiuse, ed è sempre bene aspettare, la cosa sarebbe significativa, non tanto per la direzione indicata, ormai costante più o meno ovunque, ma per l’intensità con cui quest’onda si sta diffondendo, tanto da erodere, una dopo l’altra roccaforti ed equilibri storici, finanche in una regione come il Trentino che, in fondo, si è sempre abbastanza dissociata dall’andamento nazionale, mantenendo una propria specificità, anche politica.

Peraltro, anche in Trentino, sembra rimanere valido lo schema che vede il centro-destra avanzare nel complesso, ma con una significativa ulteriore flessione di Forza Italia a favore della Lega, aspetto che indica uno spostamento ormai strutturale dell’elettorato di cdx, dalla forza “popolare” della coalizione a quella sovranista e populista.

Resta l’attesa per le notizie di lunedì mattina: probabilmente nel centro-sinistra si discuterà degli esiti della Leopolda, il movimento parlerà della propria festa a Roma e qualcun altro invece festeggerà una nuova conquista elettorale.