CAOS ORGANIZZATIVO E PRIVACY NEGATA

DI PIERLUIGI PENNATI

Ospedale Maggiore di Milano, prendo il numero per accettazione, cassa e prenotazioni, novantasei (96) persone davanti a me, senza contare bambini e disabili che hanno la precedenza e continuano ad arrivare e passare davanti a tutti.

Passano le ore, in certi momenti ci sono anche tre carrozzine di disabili in attesa e gli sportelli aperti sono solo due (2) ed avanzano lentissimamente, il nervosismo è nell’aria.

Improvvisamente entra un usciere che grida: “c’e qualcuno già prenotato per il centro MTS?”

Per chi non lo sa MTS significa Malattie Trasmissibili Sessualmente, quindi chi è prenotato ne ha potenzialmente una…

Timidamente un giovane fa cenno avvicinandosi all’usciere che grida: “deve aspettare! Nessun altro?”

Tutta l’attenzione dei presenti è ormai sul giovane e sulla ricerca del potenziale qualcun altro che potrebbe stare nella sala ed infatti c’è, mentre sta per andarsene, un altro giovane avvicina l’usciere e bisbiglia qualcosa, la risposta è ancora stentorea: “se non è prenotato non può farsi vedere!”

Il giovane sembra insistere discretamente, ottenendo però le solite urla: “ho detto che deve prendere appuntamento!”

Il giovane questa volta reagisce a voce alta e davanti ad un centinaio di astanti che lo osservano urla a sua volta: “ma io sto già soffrendo da alcuni giorni e l’appuntamento che mi hanno dato è solo tra una settimana! Non posso certo aspettare, cosa si deve fare per vedere un medico?”

Piccola discussione, poi l’usciere si arrende, la privacy del paziente lo aveva già fatto da tempo, e replica un “veda se il medico la riceve, vada e provi a bussare”.

La platea tira un fiato di sollievo.

Escono entrambi, nella sala resta il giovane già prenotato ad attendere in mezzo ad una folla che si chiede se abbia la sifilide, la gonorrea, o qualcosa di più spaventoso.

Dopo tre ore e mezzo di attesa lo stesso usciere, una “signora”, chiede se qualcuno deve solo registrarsi che ritira lei le prescrizioni.

Non so cosa sia, ma scopro che io sono tra questi, devo solo consegnare un foglio dal quale un impiegato tramite un pc legge il codice a barre e conferma con il tasto invio, resta da consegnare rigorosamente a mano il risultato al piano di sopra.

Lo faccio da anni e non sapevo che si chiamasse registrazione, niente da pagare, nessuna domanda a cui rispondere, solo un codice a barre che il medico stampa al primo piano ed il paziente consegna in questa sorta di “cassa” al piano terra e dove non è possibile usare i self service, che servono a meno del 3% dei casi e sono sempre deserti, e nemmeno mandare qualcuno al posto proprio senza delega scritta, senza contare che nell’era dei nativi digitali si deve portare e riportare un foglio generato in rete e confermato in rete tra due uffici dello stesse ente e nello stesso edificio.

Ma siamo nel 2018 e gli ospedali sono ancora posti dove si soffre e quindi, se non soffri già da solo, come chi ha bisogno del discretissimo centro MTS, ti fanno soffrire loro: una passeggiata salutare ed bella quanto inutile coda allo sportello è quello che ci vuole!