LA SPERANZA CHE RINASCE, ANCHE SOTTO LA PIOGGIA

DI CLAUDIA SABA

Entrarono di mattina presto.
Con l’alba fatta di luci ancora accese dai lampioni di notte.
Lorenzo era già pronto per la campagna, Angela finiva di preparare il pranzo da portare via.
Quando li spinsero fuori dalla loro casa, dentro, non era rimasto più nulla. Devastato dalla furia razzista di chi non si cura più della carne, del cuore. Men che meno dell’anima. Dispense violate, il
pane fatto in casa rubato, nascosto ancora nel forno.
Lorenzo venne caricato con forza, minacciato dalle carabine tedesche.
Angela fu invece rilasciata e torno’ in casa in preda al terrore.
Aveva nascosto bene i suoi figli e così, li aveva salvati.
Lorenzo era stato ammassato insieme agli altri sfortunati come lui che già affollavano il mezzo blindato. Un lungo viaggio li aspettava per un luogo, a loro, ancora sconosciuto.
Giorni e giorni, nel dubbio che assale quando la vita non la senti già più. Evanescente e quasi impossibile da pensare. Poi le sbarre, la desolazione, la paura dell’ignoto scempio che aspettava qualcuno senza sapere mai “chi”.
Acqua, cibo, speranze. Mancavano tutte all’appello come un giudizio ormai scontato.
Uno, due, tre, quattro, dieci, venti persone sfilavano, senza tornare più.
Nel cortile la puzza invadeva le narici fino al cervello.
Erano sempre meno e Lorenzo sapeva che prima o poi sarebbe toccato anche a lui.
Quando la paura assale, l’intelligenza acuisce e così di notte aveva preso l’abitudine a vivere. Si perché pensare in quella situazione, voleva dire vivere, non rinunciare neppure al senso di quella non vita.
E una notte pensò potesse essere quella buona. Adesso o mai più.
Scappò dopo tante notti passate a pensare come uscirne.
Insieme a lui, un compagno di viaggio divideva la sua stessa speranza.
La paura attanagliava le gambe di entrambi, gli occhi guardavano intorno, nel buio nero come la pece e le mani… le mani erano ferme sul cuore per fermare i battiti come tamburi.
Passi felpati, lenti, fino alla salvezza.
Il peggio passò dopo il confine e il ritorno a piedi a mille e mille chilometri da casa, sembrò la
parte migliore.
Giorni, settimane e mesi a camminare con un paio di scarpe, inventate per l’occasione.
Il cibo e l’acqua mancavano spesso, solo la speranza restava ferma al loro fianco.
Firenze, Roma, Latina, Formia e poi, finalmente a casa.
Angela lo aveva atteso per tanti mesi poi la speranza l’aveva abbandonata. Invece se lo trovò davanti di notte e quasi non riusciva a credere che lui ce l’avesse fatta, che quella fede d’amore, quella fiammella accesa fosse rimasta sempre viva dentro di lui e l’avesse riportato a casa. Da lei e i suoi tre bambini.
Nonno Lorenzo, mi raccontava spesso questa storia.
La sua storia, la nostra storia.
Mi esortava a non perdere mai la speranza anche quando la vita sarebbe stata contro.
Anche sotto la grandine, sotto l’uragano che spazza via tutto, un fiore può nascere e trovare spazio. Speranza e fede, passione e forza.
Valori che si possono imparare e chi li possiede, qualunque cosa accada nella loro vita, ha già vinto.