SPAGNA, A 40 ANNI DALLA COSTITUZIONE, L’OMBRA DI FRANCO TURBA ANCORA IL PAESE

DI ALBERTO TAROZZI

20 dicembre del ’73, una bomba posta dai guerriglieri dell’ Eta nel centro di Madrid fece saltare in aria l’ automobile dell’ ammiraglio Carrero Blanco. La macchina del ministro, scaraventata in aria ad un’altezza di oltre 30 metri da una carica di esplosivo risentì di un’esplosione che provocò la distruzione delle facciate di due edifici, di una chiesa da cui Carrero era appena uscito, nonché  l’incendio di una trentina di autovetture. La macchina dell’ammiraglio finì oltre  il tetto di un palazzo di sei piani atterrando su un balcone al secondo piano di un cortile interno. Morirono sull’istante l’autista e l’agente di scorta di Carrero Blanco; per quest’ultimo, rinvenuto agonizzante, il decesso sopravvenne in ospedale poco più tardi. Carrero Blanco passò alla storia non scritta dei movimenti armati di liberazione come “l’aviatore” a ricordare quell’ incredibile e tragico volo che concluse i suoi giorni.

Avveniva poco più di 40 anni fa. Poco meno di 40 anni prima il “generalissimo” Franco aveva preso il potere soffocando la seconda repubblica spagnola nel sangue della guerra civile del 1936-39. Pesante il bilancio della sua dittatura. Centinaia di migliaia di morti nella guerra civile e poi nelle fucilazioni, nei campi di concentramento e nel lavoro forzato per i comunisti e gli anarchici, sconfitti anche a seguire terribili divisioni interne all’antifranchismo. A differenza di Hitler e di Mussolini non era stato travolto dalla seconda guerra mondiale. La Spagna si dichiarò prima neutrale e poi non belligerante. E grazie a questo, in seguito, con l’inizio della guerra fredda, Franco risultò funzionale alla politica estera di Washington.

Franco morì nel 1975 e dopo il riuscito attentato contro Carrero, gli ultimi anni della sua dittatura poco ebbero da invidiare a quelli più feroci e sanguinosi. Venne chiusa una breve parentesi di relativa tolleranza, voluta proprio dall’entourage di Carrero, vicino all’Opus Dei, propenso tatticamente a moderare i toni in vista di un imprevedibile dopo-Franco. Prevalse la valutazione che, se non si fossero riprese con la massima asprezza le redini della situazione, la morte di Franco avrebbe portato ad una fine traumatica dei quasi quarant’anni di franchismo. Su indicazione della consorte del Caudillo venne nominato capo del governo Carlos Arias Navarro, ex capo della polizia.

Il primo episodio che segnò una nuova ondata repressiva fu la condanna a morte di Salvador Puig  Antich, un giovane anarchico arrestato dopo uno scontro a fuoco che aveva causato la morte di un poliziotto. Puig venne giustiziato con la garrota: uno strumento arcaico che consiste d’ un anello di ferro posto attorno al collo del condannato, che viene poi poi progressivamente stretto sul dietro con una manovella, fine a provocarne la più atroce delle morti. Passarono pochi mesi e subirono la stessa sorte cinque militanti della lotta armata, tre dell’ Eta e due del Frap.

“Franco attento, se taglierai una gola non lasceremo in piedi un’ambasciata sola”.

In Europa, le sollevazioni dei movimenti contro le ambasciate e i consolati di Spagna e contro gli uffici della compagnia aerea Iberia non si contarono. Scontri ovunque con le polizie che li dovevano presidiare. Qualche fremito di sdegno attraversò anche i governi occidentali che convocarono gli ambasciatori di Franco per protestare e lo stesso pontefice Paolo VI scrisse a Franco lettere, che si dice siano state sequestrate da Arias Navarro e dalla stessa consorte del Caudillo prima che Franco potesse leggerle.  Nel novembre del ’75 Franco morì. Il re Juan Carlos di Borbone, che pure era stato designato alla successione da Franco medesimo e che aveva giurato fedeltà ai principi del franchismo, impose una graduale correzione di rotta.

E’ giusto di 40 anni fa la costituzione messa a punto sotto il premier centrista Adolfo Suarez. E quando i residui fedelissimi in armi del Caudillo, guidati da Texero, tentano il golpe nel febbraio 1981, occupando a mano armata il parlamento e appellandosi al re, Juan Carlos fornì una replica che impediva qualsiasi possibilità di restaurazione.

Fu allora che un collega andaluso, esule in Germania, che mi ospitava durante un soggiorno di ricerca in terra tedesca, ricevette una telefonata dalla madre. Gli disse che un amico che lavorava nella polizia spagnola l’aveva chiamata. “Mi ha detto che adesso puoi tornare. E’ finita”.

A 40 anni dalla morte del dittatore la Spagna ha ancora degli scheletri nell’armadio. Un’amnistia del 1977 non ha consentito di indagare sulle tante anonime fosse comuni nelle quali sono state gettati i cadaveri delle vittime dei franchisti durante la guerra civile. Impossibile rinvenire la salma di Garcia Lorca, fucilato dai franchisti a Granada, mentre la salma di Franco riposa in un mausoleo a nord di Madrid. Molti storici premono per un’attenta riflessione, temendo una rivalutazione della figura del generalissimo.

E’ peraltro dagli studi di uno storico, Angel Vinas, che risulta che la guerra civile non passò invano per il patrimonio del Caudillo, arricchitosi di milioni di pesetas nel corso di quegli anni, tragici, ma non per lui.