TRENTO. ‘VATTENE, SEI NERO’, RAZZISMO SUL FLIXBUS

DI RENATA BUONAIUTO

Siamo a Trento, linea Flixbus diretta a Roma. Un giovane senegalese di 25 anni, da 15 a Bolzano acquista regolarmente un biglietto. Lavora in una ditta che monta forni, ha un paio di giorni liberi e decide di scendere a Roma, per incontrarsi con un amico. Sale sull’autobus e cerca il suo posto. Un destino “avverso”, gli ha riservato il sediolino di fianco ad una donna che appena lo vede avvicinarsi urla: “Qui no, vai via, vai in fondo, sei di un altro colore e di un’altra religione”.
Il ragazzo resta paralizzato, non si aspetta una simile aggressione o forse è stanco di questa discriminazione, di queste offese e fra le lacrime risponde: “Non faccio nulla di male. Non sono cattivo. Voglio solo sedermi e riposare perchè sono stanco“.
Scende il silenzio, fra i passeggeri, ma la donna non demorde, non vuole quel giovane nero al suo fianco. Mamadou, questo il suo nome, è sconvolto, difficile con il suo incerto italiano riuscire a difendersi ma forse non vuole neanche farlo, ha smesso da tempo di comprendere il perché di tanto odio, le lacrime gli scorrono impietose sul volto, rimane lì fra gli sguardi distratti ed indifferenti di tanti ma non di tutti. Elena Liriti siede pochi posti più dietro, vede ed ascolta tutto.
L’autista del bus, non sa cosa fare, non intende affrontare la situazione e decide di far intervenire la polizia. La donna che ha pronunciato frasi razziste ed ha impedito al giovane di sedersi regolarmente al suo posto viene identificata, poi più nulla. A Mamadou viene proposto di scambiare il biglietto con quello di un’altra passeggera, che forse per porre fine alla questione accetta.
Elena Liriti non può tacere. Posta sul suo profilo facebook l’accaduto, in breve raggiunge 8300 visualizzazioni e 680 commenti. Nel suo racconto non mancano riferimenti al passato, a scuola leggeva di Rosa Parks, attivista statunitense per i diritti civili, una donna di colore che entrò nella storia per essersi rifiutata di alzarsi e far sedere al suo posto un bianco. Un atto a quei tempi inaccettabile e per il quale venne arrestata e condannata. Elena credeva si trattasse di storia, di una brutta pagina della nostra storia, non credeva potesse accadere ancora e che si concludesse in quel modo.
Nemmeno la polizia ha intimato alla donna di rispettare il giovane, ha trovato una soluzione di comodo. La ragazza ha pensato di aiutare Mamadou offrendosi di cedergli il posto ed accettando di viaggiare di fianco a quella spregevole donna, ma non doveva finire così e non può finire così.
E’ arrivato il momento di fermare quest’ignobile persecuzione, non è possibile proseguire questa guerra fra esseri umani solo perché di colori diversi, la donna lo accusa anche di seguire una religione diversa, mi dispiace ma anche su questo fronte si sbaglia, la loro come la nostra è la stessa fede, un nome diverso non cambia la sua essenza che rimane un esempio d’amore e di pace. Potrebbe rimanere molto delusa un giorno, quando anche il suo Tempo qui sarà concluso nello scoprire che “Lassù”, non abbiamo più colori ma solo “Anime” e che la sua forse non ha però la forza di volare.