PSICOMAGIA: E SE FUNZIONASSE DAVVERO?

DI TINA CAMARDELLI

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

La psicomagia è una tecnica di dialogo tra conscio e inconscio, utilizza azioni simboliche, apparentemente illogiche, senza l’interferenza della mente.

La parola è un neologismo che unisce psicologia più magia, accostando due argomenti davvero affascinanti e misteriosi. Quasi uno scontro-incontro fra titani o il diavolo e l’acqua santa, come preferite!

Tutto ebbe inizio negli anni ’60 quando Alejandro Jodorowsky artista, scrittore e regista poliedrico, incontrò Pachita, una guaritrice messicana. Notò con enorme stupore, che i metodi da lei utilizzati per guarire i suoi pazienti non avevano alcun validità dal punto di vista della medicina tradizionale, ma la forza che emanavano quei rituali, era tale da portare il paziente a reagire, a ritrovare una forza positiva dentro di sé e ad intraprendere volontariamente la strada per la guarigione. Rimase profondamente colpito e affascinato da questo metodo di cura misterioso, elaborò così una forma d’arte che aveva come obiettivo la guarigione e la chiamò “Psicomagia”.

Jodorowsky si rifece alle teorie sull’ inconscio di Freud e Jung, alle pratiche sciamaniche di guarigione e ai rituali religiosi. Unì queste teorie, più l’arte e la magia, con l’idea di portare guarigione nella vita delle persone, aiutandole a superare blocchi di eredità del proprio albero familiare.

La Psicomagia propone al paziente di compiere un gesto apparentemente privo di logica, ma che in realtà è carico di un forte impatto emotivo, che condurrà il paziente a vedere e percepire la propria realtà da un punto di vista diverso e nuovo. Il paziente realizzando il rituale suggerito dallo psicomago, sovvertirà la propria quotidianità, ciò lo porterà ad una nuova consapevolezza del problema. L’obiettivo principale della piscomagia quindi è quello di prescrivere rituali che, attraverso il linguaggio dei simboli, comunicano con l’inconscio in maniera diretta, senza l’interferenza della mente e della parte conscia.

Durante uno dei suoi tanti seminari, una persona gli parlò dei propri problemi economici, dicendogli che non aveva mai un soldo in tasca. Jodorowsky gli chiese semplicemente di incollare alle proprie scarpe due monete, in maniera tale che camminando si potesse sentire il tintinnio dei soldi sulla strada.

A un giovane, orfano di padre, la cui figura, autoritaria e severa, continuava a influenzarne negativamente la vita, chiese di bruciare una foto del padre, gettando le ceneri in un bicchiere di vino, e quindi di berlo.

A una donna che raccontò di aver perso la fiducia in se stessa, Jodorowski consigliò di uscire di casa indossando occhiali che al posto delle lenti avessere due lamine di metallo. E così completamente cieca, con l’ausilio di un bastone, doveva fare tre volte il giro dell’ isolato. In questi contesti dunque, il gesto psicomagico è finalizzato ad essere costruttivo e soprattutto positivo, e poi tentar non nuoce.

Erbe, incensi, profumi, oli, talismani, la magia rituale fa parte delle conoscenze dell’essere umano da tempi immemori, messi a punto di generazioni in generazioni. Ogni religione, filosofia o anche la massoneria, hanno avuto i loro riti. Molti sostengono che si tratti di tradizioni, di gesti solo di valore simbolico, senza alcuna validità. L’esperienza ci insegna, che le cose inutili, hanno vita corta e i rituali sopravvivono dall’ inizio dei tempi.

Oggi Jodorowsky ha quasi 90 anni, vive a Parigi e continua a girare il mondo per sanare i conflitti interiori di migliaia di persone.

Durante un seminario un giornalista gli chiese: “Quali ingredienti usa questa terapia”? Lui rispose:
Usa la danza, la poesia, pittura, musica, scultura, cucina, aromaterapia, tarocchi, ecc. Non ho cercato di creare un’ arte terapeutica, ma una terapia artistica.
I guaritori utilizzano quello che io chiamo “trappola sacra”. Affinché si realizzi un miracolo, è necessario che il consultante creda che possa avvenire il miracolo. Mentre la mente razionale vive in un bunker senza fede, lo stregone, con un gioco di prestigio, gli mostra un miracolo falso. Il consultante si meraviglia e crea il miracolo. Quindi, è possibile aprire la porta al mondo magico che è la verità, il cuore vitale, dove si trova ciò che si è e non quello che la famiglia, la società e la cultura vogliono che siamo.

La psicomagia esalta la positività e la felicità in un’ azione a volte anche paradossale perché è solo agendo che si può essere in grado di sciogliere i nodi del malessere e rompere i muri delle paure interiori.

A cosa serve il talento se non cantiamo, danziamo o dipingiamo, a cosa serve l’amore se non lo doniamo. Una volta che abbiamo capito, la nostra comprensione è inutile se non agiamo.