ABBIAMO UN TESORO, SI CHIAMA IVA E LO TENIAMO PRIGIONIERO

DI PAOLO DI MIZIO

Domanda: i due partiti che sono al governo hanno vinto le elezioni per guidare l’Italia fuori dalla crisi? O hanno vinto le elezioni solo per poter vincere anche le prossime elezioni?

Finora è sembrato essere vero il secondo assioma. La logica è la seguente: non deludiamo i nostri elettori, mostriamo a tutti che manteniamo le promesse e in tal modo facciamo incetta di voti alle prossime elezioni europee (il 26 maggio).

La questione cruciale invece è contenuta nella prima domanda. Non solo cruciale, ma urgente. Il paese va guidato fuori, subito, dalla drammatica crisi che l’attanaglia.
Dunque, se il compito primario del governo è di invertire un trend per cui l’Italia è l’unico Stato europeo che dal 2008 non cresce o che, quando cresce, cresce meno tra tutti gli altri 27 Paesi europei nonostante una favorevole congiuntura internazionale, allora il governo spieghi che cosa vuole fare per il rilancio dell’economia.

Abbiamo scritto e ripetuto cose che adesso Moody’s ha messo nella pagella, abbassando il nostro voto da Baa2 a Baa3, un solo gradino sopra il livello di “spazzatura” per i nostri titoli di Stato. Abbiamo scritto, cioè, che nella manovra non ci sono elementi che possano incentivare la crescita economica del paese in forma razionale e sistemica.

Dalla mancata crescita dipendono tutte le altre sofferenze italiane: alta disoccupazione, scarsi investimenti privati, bassa rivalutazione dei salari, alta tassazione, insufficienze del welfare e del sistema sanitario, spossamento del sistema pensionistico, aumento dello spread, crescita del costo dell’indebitamento pubblico, impossibilità di mantenere nei limiti il rapporto deficit/Pil.

Eppure ci sarebbe una grossa risorsa: non un tesoretto ma un tesoro vero, da utilizzare per uscire dalle fanghiglie nelle quali le ruote dell’Italia si sono impantanate. Il tesoro si chiama IVA. Anche questo lo abbiamo scritto e ripetuto. Il tesoro è lì, pronto nel forziere fin dal 2011, quando il governo Monti firmò con l’Europa le clausole di salvaguardia (se il bilancio non riesce a mantenere il rapporto deficit/Pil, si provvede a un aumento automatico e prestabilito dell’IVA).

Ebbene, da allora ogni governo si fa un dovere di non consentire l’aumento dell’IVA. Lo hanno fatto il governo Letta, il governo Renzi, il governo Gentiloni, lo sta facendo adesso il governo giallo-verde. La sterilizzazione dell’IVA ci costerà 12,5 miliardi nel 2019.

Significa che ogni anno, prima ancora di disporre di un solo centesimo della manovra, dobbiamo accantonare parecchi miliardi solo per bloccare l’aumento delle aliquote IVA. Miliardi che, se invece fossero liberati, potrebbero essere utilizzati come un razzo per riaccendere i motori e rimetterci in orbita.

Potrebbero essere utilizzati, per esempio, per ridurre il mostruoso cuneo fiscale italiano e suddividere il beneficio 50/50 tra azienda e lavoratore: l’azienda abbasserebbe il proprio costo del lavoro, il dipendente ne ricaverebbe di fatto un aumento di stipendio.

La liberazione dalle clausole di salvaguardia sarebbe, a mio parere, la strada maestra da seguire. Le aliquote IVA passerebbero, per l’imposta ordinaria, dal 22 al 24,2% nel primo anno e al 25% nell’anno successivo. L’aliquota agevolata passerebbe dall’attuale 10% all’11,5% il primo anno e al 13% il secondo anno.

Non sono aumenti drammatici, tali da creare una contrazione sensibile dei consumi interni. Inoltre il governo potrebbe raffreddare gli effetti dell’aumento rimodulando l’elenco dei beni che attualmente cadono nell’IVA ordinaria e in quella ridotta, ossia spostando alcuni beni di largo consumo da una fascia d’imposta all’altra, allo scopo di agevolare i ceti meno abbienti. L’eventuale calo dei consumi, seppure si registri, sarebbe temporaneo e verrebbe assorbito in poco tempo.

Non si capisce perché non si proceda su questa strada. O meglio si capisce: perché i due partiti al governo (e anche tutti gli altri all’opposizione) hanno giurato in campagna elettorale che non avrebbero consentito l’aumento dell’IVA.

Ma partiti ragionevoli e responsabile, e leader ragionevoli e responsabili, che sappiano farsi rispettare e siano veri avvocati difensori del Paese, saprebbero spiegare alla società che l’emergenza è grave e impone una diversione dalla rotta annunciata in campagna elettorale. La società non sarebbe così stupida da non capire.

Ma qui, come nel gioco dell’oca, torniamo alla casella numero uno: i partiti al governo hanno vinto le elezioni per guidare l’Italia fuori dalla crisi? O hanno vinto le elezioni solo per poter vincere le prossime elezioni?