BOLSONARO SCANDALO: FONDI ILLECITI PER RIEMPIRE IL BRASILE DI FAKE NEWS

DI FRANCESCA CAPELLI

Quando l’esito del ballottaggio del 28 ottobre sembrava ormai scontato, uno scandalo per frode elettorale rimescola le carte e riapre i giochi delle elezioni in Brasile. Lo scoop è della Folha de São Paulo, il principale quotidiano brasiliano, secondo il quale aziende vicine al candidato di estrema destra Jair Bolsonaro (al centro, nella foto) hanno comprato pacchetti di milioni di messaggi e fake news contro l’avversario progressista Fernando Haddad, da fare circolare su WhatsApp (usato dal 60 per cento dei brasiliani).
Qualche esempio? La notizia che – una volta eletto – Haddad avrebbe fatto distribuire nelle scuole, a tutti i bambini di 6 anni, un fantomatico “kit gay” (il gender tira sempre per scatenare panico sociale e sessuale). Si tratta in realtà di un progetto contro l’omofobia nelle scuole che Haddad avrebbe voluto promuovere durante il suo mandato al Ministero dell’Educazione e che prevedeva la formazione degli insegnanti sui diritti delle persone gay e trans, per evitare omofobia e bullismo. Il progetto non vide mai la luce: mise il veto l’allora presidente Dilma Rousseff su pressione di parlamentari appartenenti a sette evangeliche (www.alganews.it/…/sudamerica-il-peso-politico-delle-sette-…/).
Sulla stessa linea, la notizia che Haddad avesse in programma la legalizzazione della pedofilia, mentre il riferimento era un progetto di legge in discussione al Senato, quindi non un’iniziativa del singolo, su un eventuale abbassamento dell’età del consenso sessuale da 14 a 12 anni.
Altra fake news diffusa tramite WhatsApp (con tanto di fotomontaggio), la notizia che l’attentatore di Bolsonaro durante la campagna elettorale fosse un affiliato del Pt, il partito di Haddad e dell’ex presidente Inacio Lula da Silva.
La Folha dà i nomi, ma anche i numeri (12 milioni di reais, ossia 2,8 milioni di euro, per ogni contratto con agenzie telematiche incaricate di diffondere i messaggi). Numeri che potrebbero inguaiare Bolsonaro, dato che si tratta di una forma di finanziamento illecito: soldi non dichiarati, versati in nero da imprese private per sostenere la campagna elettorale di un candidato alla presidenza. Tra le imprese chiamate in causa dal quotidiano, la catena di supermercati Havan, già al centro di polemiche a causa delle pressioni esercitate prima del voto sui dipendenti, per orientarne le scelte.
Bolsonaro si difende dicendo che si tratta di aiuti su base volontaria da parte di imprenditori amici, iniziative spontanee del tutto legali e per le quali lui e il suo partito non avrebbero nessuna responsabilità.
Ma il candidato di sinistra, nel frattempo, ha presentato una denuncia all’Authority elettorale. Secondo il Pt, il partito di Haddad, per Bolsonaro dovrebbe scattare l’ineleggibilità per otto anni (come prevede la stessa legge che ha impedito a Lula di candidarsi).
La destra risponde che si tratta una mossa disperata a dieci giorni da una elezione ormai perduta (i sondaggi parlano di 15-20 punti di differenza tra Bolsonaro e Haddad).
Su un altro fronte, anche i mercati hanno con Bolsonaro un rapporto altalenante (www.alganews.it/…/elezioni-brasiliane-i-mercati-abbandonan…/). Se da un lato è lui il candidato favorito dalla Borse, che in tutto il mondo sembrano influenzare la politica molto più degli elettori, l’idillio si è incrinato alcuni giorni fa, quando il candidato dell’estrema destra ha fatto marcia indietro sulla possibilità di privatizzare le aziende statali, spiegando di non voler permettere alla Cina di comprare l’intero Brasile. E pure la riforma delle pensioni, essenziale per i mercati, ora non sembra più così urgente nell’agenda del futuro governo.
Intanto continuano gli episodi di violenza ai danni di militanti del Pt, che hanno caratterizzato l’intera campagna elettorale e di cui l’omicidio di Marielle Franco (https://www.alganews.it/…/rio-de-janeiro-un-commando-uccid…/) è stato solo l’aspetto più visibile per le caratteristiche personali della vittima: afrobrasiliana, donna, socialista e gay. Tutto ciò che Bolsonaro odia.