FESTA DEL CINEMA: A ROMA , STANDING OVATION PER MOORE CONTRO TRUMP

DI DARIA FALCONI

È passata così anche la terza giornata di Festa a Roma con il premio alla carriera per Isabelle Huppert, consegnatole da Toni Servillo all’incontro ravvicinato di ieri pomeriggio, e con una folla curiosa ad attendere fuori dalle sale la nuova provocazione americana targata Michael Moore: Fahrenheit 11/9.
Alle 19:30 dell’appena passato 20 ottobre alla Sala Sinopoli dell’Auditorium Parco della Musica, si sono presentati in tantissimi per accogliere il regista più chiacchierato del momento. Una sfilata sul red carpet un po’ anticonvenzionale dato l’omaccione di sessantaquattro anni in jeans, maglietta nera e cappellino da baseball. Eppure non sono mancate grida, flash e selfie. Se in un’epoca di crisi storica come quella che sta attraversando il nostro paese, siamo ancora in grado di tenere alta l’asta della speranza, questo docu-film arriva come acqua per gli elefanti. È vero, noi non siamo l’America, nonostante tra il pubblico fossero numerose le presenze di stranieri, ma oramai in questo momento della nostra storia, l’oltreoceano ci sembra molto più vicino. Due ore e venti di interminabili atrocità pronunciate da un attempato Presidente degli Stati Uniti che hanno scosso, tra le altre rivelazioni, gli spettatori. Sì perché Moore ha capito che per denunciare Trump non serviva parlare solo di lui, sarebbe stato troppo facile. Ed ha fatto sì che il suo nuovo prodotto (a distanza di quattordici anni dal suo primo Fahrenheit 9/11) abbracciasse diverse verità attorno al neo-presidente, così da arrivare a trattare l’avvelenamento acquifero taciuto della città di Flint, le sparatorie dei giovani adolescenti nelle scuole, e un presunto attaccamento eccessivo di Trump alla giovane figlia Ivanka. Quando anche l’ultimo fotogramma ha lasciato la sala ed è calato il buio, una ovazione di applausi è piovuta sul regista che un po’ di difficoltà si è alzato dalla sedia. Commosso ha accolto una standing ovation, la prima per questa Festa, ringraziando gli ospiti e intimandoli di stare attenti alle proprie scelte con un “Don’t vote Salvini!”. Chiaro e conciso quanto pungente e soddisfacente.
Una giornata all’insegna della denuncia e della libertà di espressione per chi cerca ancora di fare del cinema l’arte della comunicazione e ovviamente Moore, lo ha fatto in un modo tutto suo.

(foto da blastingnews.com)