PIL CINESE, AVANZA COL FRENO TIRATO. PIU’ CHE IL PRESENTE PREOCCUPA IL FUTURO

DI ALBERTO TAROZZI
Più o meno i dati di ottobre confermano quanto previsto in agosto. Una frenata, ma senza deragliare, per la locomotiva di Pechino. Gli ultimi dati, di venerdì, hanno mostrato un incremento del Pil annuo del 6,5%, inferiore alle attese del 6,6% e in calo rispetto al 6,7% sul quale il mercato si era appoggiato lo scorso mese.
Discorso parallelo per quanto riguarda le rilevazioni della produzione industriale, scesa nel mese di settembre al 5,8% annuo, contro le attese di agosto del 6%. Quello che funziona sono invece, e non per caso, le vendite al dettaglio, stabili al 9,2% su base annua, oltre le attese (+9,0). Vale a dire che tirano ancora i consumi di quelle classi medie made in China il cui incremento costituisce la vera novità del quadroo socioeconomico degli ultimi tempi.

Permangono però le tensioni per la tenuta del sistema economico di Pechino, dovuti ai timori di una guerra commerciale, e di un contestuale rallentamento della crescita. Non è dunque più una locomotiva, la Cina, come lo è stata negli anni della grande crisi? I numeri non suffragano ancora fino in fondo tale timore ma è quanto potrebbe succedere domani che lascia intendere la possibilità di nubi all’orizzonte.

Visto soprattutto che l’attuale dato, in leggero calo rispetto alle stime mensili, rispecchia l’effetto delle politiche commerciali statunitensi. Interventi pesanti sui dazi e sul commercio internazionale che rischiano di generare un arresto della crescita cinese più brusco del previsto.

Non dimentichiamo che la Cina soffre di un rapporto debito/pil sul 250% sostenibile grazie a una forte crescita economica. Il governo si trova dunque oggi in difficoltà ad aumentare il denominatore come in passato. Per questo ha iniziato a varare una  campagna di riduzione del debito. Ma nel frattempo predispone anche misure orientate a stimolare il credito bancario e gli investimenti infrastrutturali, comparti in fase di rallentamento. Meno crescita significa un poco più di austerity ma anche la necessità di aumentare la spesa per investimenti. Un equilibrio non sempre facile da conseguire: l’Italia ne sa qualcosa.

Una Cina in difficoltà sul fronte economico interno potrebbe diventare meno malleabile sul piano delle relazioni internazionali. Ma soprattutto ben difficilmente potrebbe realizzare certi aiutini, come l’acquisto del nostro debito pubblico, sul quale l’attuale governo italiano nutre qualche tiepida speranza.