SCONCERTO A VICOFARO. BLITZ DELLA POLIZIA NELLA COMUNITÀ DI DON BIANCALANI

dal nostro inviato a Vicofaro,

Luca Soldi

 

 

 

Sono arrivati di sera, con il buio, come per i camorristi, come per i mafiosi. Una vera squadra interforze composta da Polizia, Carabinieri e Polizia Municipale che hanno invaso i locali della Parrocchia di Santa Maria Maggiore a Vicofaro.
Un muro di forze dell’ordine si è posto davanti a quanti si stavano ritrovando a consumare insieme una pizza, una schiacciata, qualche cosa da condividere nel nome della solidarietà in quello che consideriamo un vero “ospedale da campo”, un “rifugio” dell’accoglienza e dei sentimenti umani
Così il sabato sera a Vicofaro da momento di vicinanza tutto si è trasformato in momento di imbarazzo, di preoccupazione. Per certi versi di paura per come lo Stato si fa forte con i deboli.
In più di uno hanno temuto che fosse arrivata la parola fine, proprio nei giorni in cui c’era stato il colpo di grazia finale ad un’altro luogo di solidarietà, alla Riace di Mimmo Lucano.
Quando, dopo le venti di quello che doveva essere un tranquillo sabato di ottobre, il tamtam dei social ha cominciato a risuonare, il pensiero è stato quello: la Stato si è materializzato con il massimo della forza per far chiudere Vicofaro.
Ed ecco le reazioni sui media, mentre nei locali della Parrocchia cominciavano ad aggirarsi i poliziotti inviati per il blitz.
Lo sproporzionato spiegamento di forze non riusciva a dare spiegazione se non che si trattasse di una operazione importante.
Pistoia non è stata abituata ad operazioni del genere fino ad oggi
Per questo il pensiero è andato a quella che poteva sembrare ad una vera retata di pericolosi mafiosi. Sembrava di essere davvero in uno di quei luoghi, di quei quartieri, dove si interviene militarmente per riconquistare il territorio sotto il controllo dei boss.
Già in un’altra occasione, un sabato precedente, tre agenti della polizia municipale aveva ispezionato il tendone dove le persone, gli amici di Vicofaro si ritrovano a passare qualche ora insieme. Quella volta fra gli ospiti c’erano le illustre presenze di Padre Alex Zanotelli e don Santoro. I vigili, fra l’altro imbarazzati per questa intrusione, avevano verificato che nessuno avesse messo in funzione la cucina ed il forno del centro messi sotto sequestro precedentemente da una pretestuosa ordinanza che si appella ancora a motivi di sicurezza. Nessuno, nel pieno rispetto, della raccomandazione forzata aveva utilizzato piastre e fornelli, semplicemente gli amici, i volontari di Vicofaro si erano ritrovati per mangiare insieme qualche cosa in pieno spirito di condivisione fraterna.
Anche ieri sera, le persone arrivate dalla città, da Prato, da altri luoghi avevano portato da casa i prodotti da consumare sotto il tendone della comunità.

Solo più tardi si è compreso che quanto era successo in quella precedente occasione, si sarebbe ripetuti anche ieri sera.
È sembrato, anche se nessuno a potuto dirlo esplicitamente, che il più ben importante dispiegamento di forze dell’ordine sia stato dovuto solo a motivi di “controllo”. Sono stati chiesti i documenti a tutti i rifugiati presenti per verificare se fossero regolari.
E come improvvisamente ed inspiegabilmente quei cinquanta poliziotti erano comparsi così improvvisamente sono scomparsi
Con ben poche spiegazioni l’operazione si è conclusa fra lo sconcerto dei presenti e il rammarico per questa intrusione che si leggeva negli occhi di molti tutori della legge.
La notizia, di questa irruzione, ha fatto subito il giro dei social mettendo in allarme quanti nella Piana di Firenze non erano presenti ma si sentono vicini all’impegno di don Massimo Biancalani. In particolare Prato sono arrivate immediatamente numerose persone a manifestare solidarietà, vicinanza e comunione di valori.
Una vicinanza che stride con una certa diffidenza che arriva dalla città stessa.
La sensazione rimasta è che ancora una volta la Pistoia del “buio” più assoluto, quelle delle paure, dell’odio, com’è capitato di scrivere altre volte, abbia voluto manifestarsi di fronte ad una esperienza che devia da ogni schematicità e si fa momento di piena accoglienza dei valori cristiani che spiazzano gli stessi ambienti ecclesiastici.
Vicofaro che ha avuto il riconoscimento di essere esempio e modello, è diventa invece, come a Riace, centro di morbosa attenzione per i fomentatori di paure che hanno trascinato nel fango il valore di una azione che mette al centro l’uomo, e fra gli uomini, i fratelli più deboli. Quelli che vengono scacciati, che vengono messi nelle condizioni di spostarsi ancora di più ai margini.
Vicofaro, nella sua ricchezza di esperienza, di Pastorale osiamo dire, è diventata così luogo di riflessione soprattutto per quei credenti che ancora non comprendono il significato della “Chiesa in uscita”, di quella Chiesa che deve diventare viva e pulsante fin subito dalla conclusione della celebrazione religiosa della domenica.
Ed è forse questo a mettere in discussione tanti pistoiesi che si trovano ad essere ostili verso questa esperienza.
Ed è probabilmente sul sollevare una forte riflessione per la loro attenzione alla parola del Vangelo la spiegazione di tutto questo accanimento.