ARROTONDIAMO? CHIEDI L’ELEMOSINA UN PAIO D’ORE AL GIORNO, MATTARELLA NON TI MULTA

DI CHIARA GUZZONATO

Udite udite: il lavoro in nero non è più punito. Anzi, l’elemosina in nero.
Il nostro presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha deciso che chiedere soldi ai bordi dei marciapiedi è una cosa legale e non perseguibile (sempre se non molesta, chiaro): ha quindi accolto il ricorso straordinario che era stato avanzato dalle associazioni Avvocato di Strada e Karmadonne, che richiedeva l’abolizione della norma del regolamento comunale di Carmagnola (Torino). L’ordinanza prevedeva multe a partire da 100 euro per chi fosse stato sorpreso a tendere cappellino o bicchiere ai passanti, con ulteriori controlli in caso di stranieri ed eventuale espulsione dal territorio nazionale.
Ebbene sì: non è legale fare ripetizioni ai ragazzini delle medie a 10 euro l’ora e non dichiararne i proventi, non è legale vendere collanine sopra a un tavolo per la strada senza aver pagato lo spazio pubblico… eppure, è legale chiedere i soldi ai passanti senza offrire nulla in cambio. E, spesso, ingannandoli: eh sì, perché parliamoci chiaramente. Credete che tutti gli accattoni seduti ai bordi delle strade siano italiani che hanno perso il lavoro e vivono al di sotto della soglia della povertà? Ma per favore. Non fatevi ingannare dalle parole buoniste di Antonio Mumolo, presidente dell’Associazione Avvocato di Strada, che sostiene che “chi chiede l’elemosina generalmente lo fa perché non ha nessun’altra possibilità. Spesso sono persone che hanno semplicemente perso il lavoro e che sono finite in strada perché prive di qualsiasi reddito. Multandoli non li si toglie dalla strada, semplicemente si aggrava ancora di più la loro situazione”. Non dubitiamo certo che esistano anche casi di questo tipo. Ma non parleremmo di maggioranza. Basti interpellare la rete per trovare numerosi casi di “finti-poveri” che, finito il turno di lavoro di accattonaggio, si raddrizzano/alzano dalla sedia a rotelle/tolgono l’espressione affranta dal volto e se ne vanno (spesso in sella a una bella macchina). Non ci credete?
Corriere della sera, maggio 2015: “Trema, è curva e chiede l’elemosina. Poi si raddrizza, si cambia e se ne va”. E ancora, Firenze Today, luglio 2016: “Elemosina in centro, fingono di essere invalidi ma stanno benissimo”. Corriere Adriatico, novembre 2014: “Incinta, chiede l’elemosina con il figlio. Poi se ne va via in Mercedes”. Potremmo riempire pagine di esempi, ma ci fermeremo qui.
Facciamo due conti: quante monetine credete che cadano nei cappellini/bicchieri di plastica di questi signori? Diciamo, arrotondando per difetto, 5 euro l’ora? Benissimo, 5 euro l’ora, per 8 ore al giorno, fa 40 euro al giorno (esentasse!). Diamo loro pure il fine settimana liberi, come qualunque lavoratore che si rispetti: 200 euro a settimana, per quattro settimane… 800 euro al mese, netti.
“Siamo soddisfatti che venga stigmatizzato l’atteggiamento di quei sindaci che anziché preoccuparsi di combattere la povertà nei loro comuni puniscono i poveri, attraverso ordinanze che dovrebbero utilizzare solo per emergenze e non certo per colpire gli indigenti. Va ricordato che la solidarietà è uno dei principi fondamentali della nostra democrazia, tanto da essere sancita come dovere inderogabile dalla nostra Costituzione”, così si esprime l’avvocato Alessandra Ballerini, legale dei ricorrenti. Francamente, non crediamo che siano questi gli indigenti da aiutare: sicuramente in mezzo a chi elemosina ci saranno storie tristi, di abbandono, di perdita del lavoro. Ma elemosinare non è la soluzione: e se multarli, come sostiene Mumolo, non serve a nulla, neanche lasciarli liberi di fare ciò che vogliono indisturbati migliorerà la situazione. Un po’ come lasciare entrare nei treni (gratis) chi chiede l’elemosina e lascia i tipici bigliettini “cinque-figli-ho-fame-aiuto-che-dio-ti-benedica”. Mentre noi, che il biglietto lo paghiamo (e veniamo multati eccome se non lo facciamo), li vediamo camminare su e giù per le carrozze indisturbati. Ma questa è un’altra storia.