CAZZO VUOI, E’ MIA MOGLIE

DI PAOLO VARESE

Luglio 2018. Alcune amiche stanno cenando in un ristorante di Ardea. La serata è piacevole, si chiacchera, si scherza, si ride. Le persone sedute agli altri tavoli si godono l’aria dolce della sera, tranne due di loro. Una coppia. Un uomo ed una donna. Discutono a voce alta, e lentamente, inesorabilmente, gli sguardi degli altri avventori convergono sui due. Qualcuno avverte nel tono dell’uomo una violenza pericolosa, ma si rischierebbe di innescare una miccia ancora spenta. Al tavolo le amiche si rivolgono occhiate interrogative, timorose, poi, fortunatamente la coppia si alza e lascia la sala. Fortunatamente per chi però? Passano pochi minuti e dal parcheggio si sente qualcuno gridare. Una donna. La gente si alza dai propri posti, esce dal ristorante e la scena che si presenta ai loro occhi è di un orrore indicibile. Un uomo tiene una donna per i capelli e le sbatte il volto contro il cofano dell’autovettura. Si tratta della coppia che era nel ristorante. Tra chi assiste alla scena ci sono anche le amiche che erano nel ristorante, ed una di loro, Annamaria, si dirige verso l’uomo, per fermarlo, urlandogli di lasciarlo. L’uomo prima la ignora e poi, quando Annamaria lo strattona lui la guarda e dice “cazzo vuoi è mia moglie”. Annamaria riesce a separarli, poi l’uomo la colpisce con un pugno, ma lei reagisce, e si avventa contro il violento, il balordo, e lo atterra. Annamaria, una donna, un agente della Polizia Locale di Roma, non si è fatta intimorire, non è retrocessa davanti alla violenza, e l’uomo è stato denunciato. Ma ciò che colpisce è la sua risposta “cazzo vuoi è mia moglie”. Roba sua, proprietà sua, siccome è sua moglie lui può picchiarla offenderla violentare la sua anima i suoi pensieri le sue emozioni. Non so se qualcuno può comprendere quanto si cela in questa frase, e forse bisogna ripeterla più volte per far si che i conati di disgusto e rabbia si trasformino in azione. Provare ad immaginare di sentire “cazzo vuoi è mia moglie” oppure “cazzo vuoi è la mia ragazza” diventa esplosione interiore. Non sono veri uomini quelli che dicono queste cose, così come non sono veri uomini quelli che picchiano le donne così come non sono veri uomini quelli che insultano offendono umiliano le donne. E soprattutto trovo aberrante poter considerare una persona, qualsiasi altra persona, come una cosa propria. Volete essere padroni di qualcosa voi che sfregiate con l’acido, voi che picchiate, voi che date fuoco, voi che seguite e tormentate, voi che insultate, voi che offendete, voi che sparlate e voi che fate semplicemente ribrezzo? Ecco, tutti voi siete padroni solamente delle vostre vite, se ci riuscite, solo dei miseri processi mentali dietro la vostra gelosia che diviene arma, a volte mortale, e per colpa vostra troppe donne hanno sofferto e soffriranno ancora.