GHALI IN TOUR, IL GIRO D’ITALIA DEL FIGLIO TUNISINO DEL QUARTIERE MILANESE BAGGIO

DI GIACOMO MEINGATI 
Baggio è uno di quei paesotti che pian piano sono stati inglobati dalla città di Milano e ne sono diventati la sua periferia. È un quartiere abitato da gente semplice, di poche parole, onesta e lavoratrice. PIeri ricorreva la festa del quartiere e la piazza principale si è riempita di persone di tutte le età che, da buoni lombardi, non si scordano di onorare le feste che parlano di territorio, radici e identità. A un certo punto un centinaio di persone si sono riunite intorno a un ragazzo tunisino, uno spilungone con i rasta, venuto a unirsi ai festeggiamenti con un paio di amici. Gli abitanti di Baggio non lo hanno circondato per insultarlo, picchiarlo, allontanarlo, come purtroppo accade in episodi che la cronaca racconta sempre più spesso di questi tempi: migranti picchiati dai fascisti, poliziotti picchiati da migranti. No, le persone non volevano picchiare lo spilungone ma festeggiarlo, salutarlo e farlo sentire importante. È così che fanno in quei posti, da sempre, partono diffidenti ma se dimostri di essere una brava persona, che lavora e non crea problemi, le porte che ti aprono non le richiudono più. 
Gli abitanti di Baggio hanno voluto salutare Ghali Amdouni, che hanno visto nascere e crescere nel loro quartiere e che conoscono da venticinque anni. Le porte, prima che a lui, quelle persone le hanno aperte alla madre, una ragazza tunisina scappata dal suo paese e arrivata nella periferia di Milano agli inizi degli anni novanta. Una di quelle ragazze delle quali raccontare la storia rischia sempre di far cadere nel cliché della “povera immigrata”, ma che, se si guarda il viso di Ghali mentre la racconta o mentre ne canta, appare col suo vissuto in tutta la sua autenticità. Davvero non aveva niente, davvero ha fatto i salti mortali spaccandosi la schiena per non far mancare nulla al figlio, davvero si è conquistata la fiducia di persone ai cui occhi era arrivata straniera. 
Suo figlio, Ghali Amdouni, è nato a Milano il 21 maggio del 93 ed è cresciuto in questo quartiere alla periferia di Milano: «Senza niente», come dice lui. Soltanto pochi giorni fa ha suonato al PalaAlpitour di Torino davanti a 8000 persone, il primo di una lunga serie di concerti nei quali l’artista italiano di origine tunisina porterà in tour tutto il suo repertorio.«Negli anni scorsi – spiega Ghali – avevo fatto diverse date qua e là, ma vedevo che gli ambienti erano troppo stretti, e che le famiglie che venivano a vedermi si trovavano scomode, in mezzo a ragazzi scatenati. Anche per me non era facile godermi il mio show. Sono felice, abbiamo lavorato molto per realizzare questo spettacolo, per permettere sia a me che al mio pubblico di poter godere dello show». 
Al PalaAlpitour Ghali porta tutto con sé sul palco, e dà tutto, in due ore di concerto in cui suona praticamente tutte le canzoni del suo repertorio, finite nei suoi due lavori, entrambi usciti nel 2017, da “Lacrime” a “Ninna Nanna”, da “Ricchi dentro” a “Habibi”. Ma il suo è uno spettacolo che non si ferma alla musica. Sul palco attraverso i video Ghali porta la Tunisia, le sue radici, l’odissea della madre, la voce di Jimmy, il suo amico immaginario che grazie alla forza della musica è diventato reale e condiviso con migliaia di persone. È proprio Jimmy a ricordare sul palco gli anni delle: «Prime canzoni in cameretta» il periodo dal 2014 al 2016 in cui Ghali ha costruito la base del suo successo grazie a YouTube, il suo talento e la sua forza di volontà. Jimmy ricorda anche: «Gli insulti perché non eravamo italiani, perché eravamo tunisini». «Queste cose – dice Ghali riferendosi a quegli episodi – vanno contro la storia e spariranno. La gente che c’è qui oggi è un passo avanti. Mentre fuori si alzano muri qui dentro siamo tutti uguali». 
Il tour di Ghali proseguirà nei mesi di ottobre e novembre toccando tutte le più importanti città del centro, del nord e del sud Italia. Dopo Torino il tour continuerà con date a Firenze, Genova, Bologna, Milano, Padova, Ancona, Bari, Napoli, Acireale per concludersi a Roma, al Palalottomatica, il 13 novembre. Ghali porta in giro una musica non riducibile al solito rap che, secondo lui: «Rischia di ridursi a battere sempre sulle stesse cose senza esplorarsi mai». Una musica e dei contenuti dei quali dice: «Mi rendono orgoglioso prima di tutto perché mettono d’accordo tutti: fratelli e sorelle, genitori e figli». Per commentare il suo concerto a Torino Ghali ha scritto sulla sua pagina Facebook: «Hai visto mamma che tutto passa? Hai visto in quanto ci vogliono bene? Hai visto che i tuoi sacrifici non sono persi? Grazie Torino».