PRATO CAPITALE DEL RICICLAGGIO. E LA COLPA NON È SOLO DEI CINESI

 

dal nostro corrispondente a Prato,

LUCA SOLDI

 

 

SE Prato è prima in Italia per riciclaggio di denaro sporco, davanti a Firenze, ed altre grandi realtà ecco tanti che tentano di affannarsi a dare la colpa ai cinesi.
Fra questi l’ex assessore alla Sicurezza Aldo Milone tenta di cavalcare il suo vecchio cavallo di battaglia delle mafie cinesi.
Un tentativo vano, poco utile al bene della città.
La realtà però non è affatto dalla sua parte, il fenomeno del riciclaggio coinvolge si la comunità cinese, ma per esser chiari ha radici ancora più profonde.
Passa dal commercio degli abiti usati, degli stracci, dei rifiuti ed in modo importante tocca la ristorazione senza disdegnare affatto l’edilizia
Tutte storie che oggi si sembrano dimenticate ma di cui il Tribunale della città porta memoria numerosa e certe volte anche tragica
Reati consumati e comunque tollerati con il compiacimento di tanti “pratesi” che hanno accolto con qualche distrazione mafie ben più casalinghe come Cosa Nostra, ‘ndragheta e camorra.
Per non incorrere nell’errore può bastare scorrere internet per capire che la doverosa attenzione e preoccupazione che desta parte del distretto cinese può essere comprensibile ma non deve essere totale.
Anzi la consapevolezza di questa nuova ma non nuovissima mafia dovrebbe portare ad una strategia complessiva contro tutte le organizzazioni malavitose.
Vero è che le nuove mafie, quelle più terribili ben poco hanno di quelle storiche di cinematografica memoria: adesso operano spesso in silenzio, senza fatti di sangue, con il doppio petto o meglio in manica di camicia bianca immacolata.
Integrano il lavoro sporco con gli accomodamenti fatti al computer in perfetta sinergia.
Ci sono tanti modi nuovi, meno cruenti, per “educare” al rispetto delle regole, tutti metodi devastanti che dove toccano distraggono vite socialmente e moralmente.
Tornando al poco onorevole primato emerso dal rapporto sui reati diffuso da il Sole24 Ore è bene sottolineare che i dati sono forniti dal dipartimento della Pubblica sicurezza del ministero dell’Interno,
Qualcuno si è impegnato ad accomunare Prato e Firenze nella classifica, in realtà Prato ha incassato anche un dieci per cento di reati in meno.
Un numero importante e di assoluta positività del quale va reso merito agli sforzi di tutte le forze dell’ordine impegnate spesso con organici sottodimensionati
Dato significativo e degno di moderato ottimismo è che la classifica certifica anche un trend nazionale al ribasso dei crimini (-2,3%).
I dati che valgono per tutti i ragionamenti, sono riferiti al 2017 ma in sostanza confermano anche quelli emersi da uno studio molto importante, quello della Normale di Pisa.
Evidenziano presenze fortissime e radicate che storicamente hanno patria nella nostra città ma che trovano caposaldi piuttosto diffusi a livello regionale.
Un intreccio, una rete che non bada certo ai confini di una città.
A livello regionale secondo la Normale in Toscana si contano 78 clan, il 48% dei quali legato alla ‘ndrangheta calabrese, il 41% alla camorra. Sono otto, invece, quelli di origine prevalentemente autoctona con legami con gruppi campani e calabresi. Le loro attività più frequenti riguardano i traffici di stupefacenti (23%), le estorsioni (13%), lo sfruttamento della prostituzione e il riciclaggio (11%), la contraffazione e l’usura (6%). Nello spaccio della droga il numero di stranieri arrestati doppia nel 2016 quello degli italiani. Secondo la fondazione Caponnetto a fronte di 132 gruppi criminali censiti si stima un giro d’affari di 15 miliardi.
In tutto questo vortice ecco il riciclaggio che più che come fenomeno di una singola mafia è fenomeno strutturalmente radicato
Difficile da sradicare solo con quei blitz che servono spesso a livello mediatico ma piuttosto con un lavoro che comprenda da parte dello Stato un sostegno ai Comuni nella ricerca e nel monitoraggio dei capitali.
Più che tanti blitz alla Salvini maniera forse sarebbe più positivo anche «verificare l’equilibrio economico-finanziario dell’investitore. In maniera tale da capire se sta in piedi con le proprie gambe o se può avere dietro un flusso di denaro che viene dal mercato illecito» come ebbe a ricordare appunto lo stesso Presidente della Regione Toscana, Enrico Rossi, lo scorso settembre proprio alla presentazione della ricerca della Normale di Pisa