SIAMO DONNE, NON SOLO MAMME

DI CLAUDIA SABA

Una donna e un uomo.
Un mamma e un papà.
Claudia e Fulvio genitori di un ragazzo di 18 anni.
Claudia incontra Fulvio in una discoteca.
Si guardano, si conoscono e iniziano a frequentarsi.
Si innamorano e si sposano.
Un anno dopo viene al mondo il loro bambino.
Fulvio è un uomo pratico, dedito al lavoro e ai conti che tiene costantemente sotto controllo, nonostante la sua ottima posizione economica.
Ben presto inizia a chiudersi nel suo studio, a trascurare Claudia, a farle mancare tutte le tenerezze che invece lei vorrebbe da lui.
Tenerezze che ogni donna cerca dal proprio uomo, affetto e carezze che rendono la vita quotidiana più leggera.
Il bambino cresce, diventa un adolescente e Claudia lo vede pian piano allontanarsi, trasformarsi in un ragazzo con le pulsione tipiche dell’età.
Amici al posto dei genitori che intanto sono sempre più soli.
Claudia inizia a sentirsi isolata.
Non ha più ripreso il lavoro che il marito le aveva imposto di lasciare dopo la nascita del bambino. La sua vita è ogni giorno la stessa, consolidata da abitudini familiari che le impediscono di rapportarsi con gli altri.
L’ affetto di cui ha bisogno continua a mancarle e
la vita con suo marito è sempre più limitante. Niente tenerezze, niente sorrisi, una vita piatta senza alcuna emozione.
Fulvio la tratta come un oggetto, una con cui fare sesso. Un sesso schematico, razionale, dosato.
Ma Claudia è giovane, ha bisogno di un uomo al suo fianco che la tratti da donna non di un tizio qualsiasi con cui fare un tiepido sesso.
Claudia incontra casualmente un uomo e si innamora di lui.
Torna a sentirsi di nuovo donna, a riscoprire la bellezza di essere donna e apprezzata per ciò che è.
Quando il marito scopre la sua relazione, per vendetta informa suo figlio. A lui racconterà tutti i dettagli della vita affettiva di sua madre con abbondanza di particolari arricchiti dalla rabbia provata nei suoi confronti.
Fino a quando il ragazzo si allontanerà dalla mamma, ferito da quella donna che considera ormai una persona spregevole.
Fulvio chiede la separazione con addebito a Claudia che perde così il diritto al mantenimento e all’uso della casa coniugale.
Il giudice ha dato ragione a lui.
Perché per quanto noi donne cerchiamo di “elevarci” a esseri umani bisognosi di affetto, se mamme, dobbiamo essere solo mamme e null’altro.
Non abbiamo alcun diritto a un amore che non sia solo sesso.
Non abbiamo il diritto di essere e volerci sentire donne.
Questa sentenza denigra enormemente la donna.
Punita per aver desiderato sentirsi tale e non solo mamma.
Come la guarderà suo figlio ora che anche un giudice conferma la versione di suo padre?
La vedrà come una poco di buono, così come l’ha giudicata suo padre.
Trovo vergognoso che una donna venga considerata una poco di buono avallando la rabbia di un uomo tradito.
Trovo disumano che ancora oggi le donne trovino spazio al mondo solo se mamme, sante e pazienti con uomini tanto poveri di amore e pronti a giudicare quando sanno di aver perso.
Trovo pregiudizievole nei confronti di una donna considerarla solo funzione all’interno di una famiglia massacrandola quando lei si ribella cercando di riprendersi il suo giusto ruolo di persona.
Si chiama rispetto della dignità a cui ogni essere umano ha diritto. Uomo o donna che sia. E un bambino cresciuto con la convinzione che una mamma non debba avere alcun diritto a sentirsi anche donna sarà un uomo che domani pretenderà di avere un oggetto al suo fianco, non una compagna.
Così come suo padre.