ALLARME A PIACENZA: IL SABATO SERA I RAGAZZINI GIOCANO A FIGHT CLUB

DI CHIARA GUZZONATO

«Prima regola del Fight Club: non parlate del Fight Club».

Potremmo iniziare così questo articolo, ma non vogliamo essere banali. In realtà, il nostro incipit voleva essere proprio questo, ma in rete abbiamo poi visto che tre quarti delle testate giornalistiche iniziano il pezzo allo stesso modo, e ci siamo detti “Alla faccia, noi giornalisti siamo proprio originali, anche senza copiarci l’un l’altro”. Dunque lo inizieremo con un’altra citazione, più ricercata:

«Quanto sai di te stesso se non ti sei mai battuto? Non voglio morire senza cicatrici. Perciò picchiami se no perdo il coraggio».

Questa frase, nella sua intensità, fa riflettere. Per Tyler Durden/Brad Pitt essere preso a botte è l’unico modo per sentirsi vivo, sentirsi reale.

Parliamoci chiaro: Fight Club non è proprio il nostro film preferito. La violenza, anche se portata all’eccesso per mostrare l’alienazione dell’“uomo moderno” come nella pellicola, non ci piace. Perché alla fine, vedetela un po’ come vi pare, ma la violenza sempre violenza è, anche se utilizzata in senso allegorico.

Ed è questo che dovrebbero capire quei ragazzini annoiati che si ritrovano a Piacenza ogni sabato per tirarsi quattro pugni: che lo facciano per noia, per sentirsi fighi, per avere proseliti, ciò che fanno rimane comunque solo violenza, un mero prendersi a pugni per il gusto di farlo (e di fare male all’altro). Sabato scorso sono stati identificati ben 63 adolescenti che si scazzottavano in centro: a volte c’è qualche pretesto, qualche “like” di troppo dato a un’amichetta su Instagram. Altre volte ci si insulta per scaldare gli animi, e si inizia a menare le mani. L’appuntamento se lo danno sul web: invece di organizzare le festine di compleanno, organizzano risse. Beata gioventù.

– Mamma, esco

– Dove vai tesoro?

– Vado a prendere a botte la gente

– Ok, però attento a non prenderne troppe tu eh!

Probabilmente è troppo facile incolpare la famiglia, ma spesso le cose facili e banali sono quelle corrette: dove sono i genitori? Ovvio che non puoi impiantare un chip nella testa di tuo figlio, stile Black Mirror, ma se torna a casa con un occhio nero o il naso rotto, non te ne accorgi?

Queste scazzottate sono il simbolo dell’alienazione in cui vivono i nostri giovani: vi ricordate, qualche anno fa, quel ragazzino che si buttò dalla finestra pensando di essere un Pokemon o qualcosa di simile? Pensano di stare in un videogioco: sono talmente immersi nella realtà virtuale, che hanno perso il senso del pericolo, di ciò che è bene e ciò che è male. E allora bisogna aiutarli in qualche modo, far loro vedere che c’è tanto di bello nel mondo da fare, da vedere, senza doversi rompere il naso a vicenda per sentirsi vivi: un viaggio, un amore, un’amicizia sincera. Non bisogna sballarsi, picchiarsi, drogarsi.

Insomma: fate l’amore, non fate la guerra.