DJ FABO, CAPPATO E UNA SENTENZA CHE SI PREANNUNCIA STORICA

DI CHIARA FARIGU

Ci eravamo emozionati con lui, Fabiano Antoniani, noto come DJ Fabo, quando per mano e per voce di Valeria, la sua amorevole compagna, aveva fatto recapitare un drammatico video-appello al presidente Mattarella affinché sollecitasse la calendarizzazione in Aula della legge sull’eutanasia. “’Ero un ragazzo molto vivace e un po’ ribelle … ma ora vorrei poter scegliere di morire, senza soffrire: da due anni sono bloccato a letto, immerso in una notte senza fine”, fa dire a Valeria, l’allora 39enne Fabo, cieco e tetraplegico in seguito ad un gravissimo incidente stradale. Una sofferenza senza fine per il giovane che sino a due prima girava l’Italia in lungo e in largo per soddisfare la sua grande passione: la musica. Era un noto dj, allegro, esuberante, pieno di vita. E con tanti sogni da realizzare. Soprattutto in campo musicale perché “suonare per gli altri mi faceva felice, mi permetteva di sognare e dare un tocco magico alla mia vita”, raccontava il giovane, dal letto nella sua stanza, divenuta la sua prigione. Poi quel terribile incidente. E la fine di tutti i sogni. Al loro posto l’umiliazione per le condizioni in cui versa: immobile, al buio, dipendente dagli altri per qualunque necessità e bisogno. Dolori inenarrabili. Una condizione insopportabile e la consapevolezza che sarebbe potuta durare per decenni. Benché circondato dall’amore dei suoi e da Valeria che non l’abbandona un solo attimo. O forse appunto per questo, la “sua” croce non può e non vuole addossarla ad altri, che, a loro volta, hanno una vita da vivere. E’ un appello alla libertà il suo, col quale rivendica il diritto all’autodeterminazione, di andarsene in silenzio, in punta di piedi dal momento che non intravede alcuna possibilità di uscire da quella “gabbia” in cui la vita lo ha rinchiuso a più mandate.
Chiedeva di essere libero di dare basta alla sua non-vita. Da qui l’appello. Inascoltato. Al quale ne seguirà un secondo e poi un terzo. Ma non ci spera più perché “la politica non ha il coraggio di metterci la faccia”, urlerà con voce strozzata nel terzo messaggio, reso comprensibile dai sottotitoli, dopo l’ennesimo rinvio di quella legge che in Parlamento comincia a mettere la muffa. Passa altro tempo, le sofferenze non lo abbandonano un solo istante, così come quel buio negli occhi e nel cuore. Nessuna cura, nessun palliativo allevia quei dolori. Il desiderio di sentirsi libero si fa sempre più impellente. Vuol morire con dignità, così come ha vissuto.
Al suo fianco Marco Cappato, leader dei Radicali e presidente dell’Associazione Luca Coscioni (firmataria della proposta di legge sul testamento biologico) oltre che promotore della campagna Eutanasia legale che l’accompagnerà nel suo ultimo viaggio, in Svizzera.Fabo è morto alle 11,40. Ha scelto di andarsene rispettando le regole di un Paese che non è il suo”, scriverà via twitter annunciando la fine della non-vita di Fabo.
‘Finalmente libero’ titoleranno molti giornali alla notizia della sua morte. Lo abbiamo immaginato leggero, felice in quell’altra dimensione magari intento a strimpellare le corde della sua chitarra per regalare gioia ai suoi ‘nuovi amici’. Con un pensiero speciale per Marco che subito dopo, al rientro in Italia, si era auto-denunciato per istigazione o aiuto al suicidio, come recita l’art. 580 del Codice penale. C’è grande attesa per una sentenza che si preannuncia storica. I giudici della Consulta, interpellati dalla Corte di Assise di Milano che lo scorso febbraio aveva assolto Cappato dall’accusa di istigazione al suicidio, dovranno esprimersi sulla legittimità di un reato introdotto ormai quasi 90 anni fa, quando i malati terminali erano pressoché inesistenti (nessuno nelle condizioni di Dj Fabo sarebbe sopravvissuto per più di qualche ora con la medicina dell’epoca). Ed è proprio su questo punto che si gioca la partita, dicono i legali del leader politico che ricordano: non si sta chiedendo ai giudici di riconoscere il diritto a morire, ma quello ad essere aiutati a morire, quando ci si trova con malati con patologie irreversibili, con dolore senza speranza. Proprio come quella di Fabo.

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