FRECCIAROSSA MILANO – TRENTO ED ANCORA UNA STORIA DI “RAZZISMO”

DI RENATA BUONAIUTO

Ci risiamo, non era bastato lo “show” della quarantenne razzista che ha umiliato e portato alle lacrime un giovane 25enne senegalese, ancora una donna offende ed aggredisce questa volta una ragazza di origini indiane.
La storia ha come vittima la figlia di Paola Crestani, Presidente della CIAI, Centro Italiano Aiuti all’Infanzia.
Shanthi Rigodanza, questo il suo nome ha 23 anni. Il 21 ottobre la mamma l’accompagna alla stazione centrale di Milano, deve andare a Trento. Acquista un biglietto FrecciaRossa e la saluta.
Passano pochi minuti e Paola Crestani riceve un whatsapp dalla figlia: “Mi sono seduta al mio posto e la signora vicino a me mi fa: ma lei è in questo posto? E le faccio sì signora… e lei posso vedere il biglietto… gliel’ho fatto vedere e mi fa: ah beh io non voglio stare vicino a una negra. E si è spostata… Assurdo”.
Chiaramente la Crestani, telefona immediatamente alla figlia, vuole sentire la sua voce, abbracciarla anche solo attraverso le parole. Shanthi le dice che un ragazzo indignato dall’accaduto è intervenuto esortando la signora a “Vergognarsi”, a quel punto la donna si è allontanata.
In una settimana, casi simili si sono verificati su autobus, treni, aerei.
Sarà che sono napoletana, e come commentavamo pochi giorni fa con il regista de “I Bastardi di Pizzofalcone Alessandro D’Alatri, una delle nostre caratteristiche è “l’Accoglienza”, ma faccio davvero fatica a restare calma davanti a queste ignobili storie di razzismo. Però adesso voglio fermarmi, non farmi fagocitare dalla rabbia e lasciar prevalere l’istinto che mi porterebbe ad utilizzare reazioni simili a quelle subite dalla ragazza. Vorrei riuscire a volare più in alto, leggere e comprendere le ragioni di tanto odio.
Come può un colore della pelle, una differente religione, una lingua diversa generare tutta questa acredine da impedire di vedere l’anima di questi ragazzi, di sentirli figli, di provare voglia solo di proteggerli, di farli sentire a casa. Abbiamo davvero perso la capacità di sorridere davanti ad un bambino, una ragazza, un giovane, di provare il desiderio di abbracciarli, ascoltarli, leggere nei loro occhi quali emozioni li attraversino. Siamo diventati così aridi, egoisti, egocentrici da non riuscire più a vedere l’altro, il fuori da noi.
Cosa ha provato quella donna nella sua vita, per riuscire a pronunciare simili parole, quale diritto aveva di chiedere conferma sulla reale e legittima prenotazione di quel posto, perché rifiutarsi di averla accanto. Crede davvero di avere dei diritti in più per esistere, occupare uno spazio, esprimersi.
Eppure siamo tutti lì ad indignarci quando le immagini dell’olocausto” riempiono il piccolo schermo, siamo lì quando i Tg raccontano di morte, di carestia. Quella donna forse sarà anche lei madre ed avrà avuto paura che un autista ubriaco fermasse la sua vita quando gli lasciava la mano affinché imparasse ad affrontare la “strada”, avrà temuto per la sua salute quando quella febbre non voleva proprio saperne di andar via, avrà pianto di nascosto, in silenzio quando le sue prime pene d’amore glielo facevano scoprire ancora fragile ed indifeso. Anche Shanthi è sua figlia, così come Mamadou, Judith e tanti altri. Il colore della pelle rappresenta la sua unicità, la sua bellezza. La religione diversa o simile non cambia il senso della Fede, rivolta sempre e comunque al nostro essere “viandanti”, occasionali passeggeri di un treno chiamato “Vita”, da cui prima o poi tutti dovremmo scendere. Una lingua diversa, delle usanze differenti possono solo aprire i limitati confini della nostra mente. Non capirlo, non provare queste emozioni significa essere “sacchi vuoti”
C’è chi urla che siano tutte storie false, che non siano mai accadute, che dietro ogni post, ogni denuncia si nasconda una mano criminale che intenda “screditare” l’operato di Salvini. Mi dispiace dissentire, a “screditarsi” Matteo lo fa già bene e tutto da solo.