IL CINEMA GUARDA IL MONDO, DALL’INDIA ALLA CECOSLOVACCHIA, ALLA FESTA DI ROMA

DI DARIA FALCONI

La giornata di martedì 23 ottobre è trascorsa all’insegna del cinema da tutto il mondo all’Auditorium Parco della Musica di Roma. Per celebrare la metà esatta della Festa in corso fino al 28 ottobre, .hanno preso la scena registi capaci di esplorare i cinque continenti. Non per niente in serata è stata presentata una triade della Selezione Ufficiale proveniente da India, Messico e Repubblica Cieca.
Mere Pyare Prime Minister è stata la proposta del già affermato regista indiano Rakeysh Omprakash Mehra che ha voluto raccontare la commovente quanto delicata storia di Kannu, un bambino di 8 anni: in seguito alla violenza subita dalla madre che in mancanza di servizi igienici era uscita nella notte da sola, decide di voler costruire un gabinetto in casa con le sue mani. Poi è stato il momento di La Negrada del regista messicano Jorge Pérez Solano che riporta la realtà della Costa Chica di Oaxaca che ammette il “queridato” ovvero che un uomo può avere accanto a sé più di una donna. E infine Jan Palach di Robert Sedlácek di produzione ceca e slovacca racconta gli ultimi momenti di vita dello studente che nel 1969 si diede fuoco per protestare contro l’invasione sovietica della Cecoslovacchia.
Queste proposte esterne al mainstream hanno mostrato un cinema sorprendente che raccoglie in sé istanze conoscitive e arte. E l’arte, quando è vera e sentita, esplode dalle nostre interiorità con una forte esigenza di raccontare e raccontarsi ed è per questo che hanno raggiunto il piacere del pubblico.
Storie vere e soprattutto inaudite, per realtà distanti dalle nostre ma di cui dovremmo sapere.
Tra le proiezioni poi la Festa ha ospitato per l’incontro ravvicinato un’altra personalità tra le più illustri: è arrivato nella capitale Thierry Frémaux che dal 1997 è Direttore Generale dell’Istituto Lumière di Lione, e dal 2001 ha lavorato al Festival di Cannes come Direttore Artistico e attualmente è Delegato Generale.
Un bel cambio di rotta desiderato e richiesto per oltrepassare le mura del cinema più conosciuto.