IO, CASSANO, BAUDELAIRE E GIANNI MURA

DI DARWIN PASTORIN

Cassano resterà, per me, sempre e comunque, un artista. Un giocatore che ha saputo, tra un oceano di contraddizioni, trasformare un pallone in uno scrigno di bellezza e di riscatto

Antonio Cassano lascia il calcio. Forse, è la volta buona: dopo tanti, troppi ripensamenti. Si è allenato con l’Entella, ha capito di essere, ormai, fuori luogo e fuori tempo, ha scritto una bella lettera di commiato, dove ha ringraziato tutti, ma davvero tutti, amici e nemici, e d’ora in avanti si dedicherà alla famiglia e agli amici, senza più andare alla ricerca del tempo perduto.

Lo confesso: Antonio Cassano mi è sempre piaciuto. Un fantasista, un rebelde, uno straordinario incompiuto, un talento a un certo punto finito nel malinconico riverbero gozzaniano delle cose che potevano essere e non sono state. Sono arrivato a definirlo il “Baudelaire del calcio”. Il grande Gianni Mura su Repubblica, giustamente, mi ha consigliato di sottopormi all’antidoping! Ma io sono fatto così: vivo dei miei entusiasmi, dei miei “perdenti vestiti di sogno”, degli eroi sconfitti.

Cassano resterà, per me, sempre e comunque, un artista. Un giocatore che ha saputo, tra un oceano di contraddizioni, trasformare un pallone, un semplice pallone, in uno scrigno di bellezza e di riscatto. Certe sue prodezze appartengono alla storia infinita del nostro football. Per il resto: buona nuova vita, caro Antonio.