LA STORIA DI SILVANO CAMPEGGI ALLA FESTA DEL CINEMA DI ROMA

DI GIOVANNI BOGANI

Un film che racconta la storia di Silvano Campeggi, pittore di enorme talento, e insieme persona semplice, ironica, solare. Ma anche un film che racconta Firenze, i suoi sogni e le sue ferite: i bombardamenti della Seconda guerra mondiale, l’Alluvione.

Sarà presentato stasera, alla Festa del cinema di Roma, “As Time Goes By”. È il titolo del documentario che Simone Aleandri ha realizzato su Silvano Campeggi, in arte Nano: uno dei più grandi pittori di manifesti cinematografici del Novecento. Ma forse, “Nano” Campeggi era anche qualcosa di più: è stato uno degli ultimi grandi interpreti della tradizione figurativa dell’arte. Solo che, invece di dipingere paesaggi o episodi di storia sacra, Nano dipingeva i volti di Liz Taylor, di Marlon Brando, di Marilyn Monroe, per i manifesti che avrebbero tappezzato le strade d’Italia.

Nano ha lavorato ogni giorno, fino a novantacinque anni, finché il tempo non l’ha avuta vinta anche su di lui, che sembrava immortale nella sua quieta, sorridente dedizione alle matite, ai pennelli, ai colori.

Il film di Aleandri, che dura poco più di un’ora, lo ritrae mentre armeggia con carta e matite, mentre vive – anche a novant’anni passati – la sua vita da artigiano, il suo corpo a corpo quotidiano con la materia della pittura.

Ci sono le mani di Silvano, mani ancora precise nonostante gli anni; c’è il suo sorriso, quando ha finito uno schizzo, un disegno, un quadro, magari di fronte agli studenti di un’accademia d’arte. C’è il suo sguardo furbo, ancora ragazzino, quando racconta di come si trovò di fronte a Marilyn Monroe, e di come la diva più amata, più desiderata, più sognata dall’umanità intera gli chiese: “Maestro, mi devo spogliare?”.

Ma il racconto su Marilyn è, forse, la parte più “facile” del film; è quello che Campeggi amava raccontare, a una cena, di fronte a un bicchiere di vino. Quello che è più sorprendente, più intimo, più rivelatore è forse l’insieme dei momenti in cui Nano gioca, combatte, dialoga con la materia: con i colori, con l’acquaragia, con una matita da temperare con un coltello, con i carboni. Capisci che per lui c’è stato un dono immenso, che solo pochi artisti ricevono. La vita, per lui, è stato uno splendido gioco, giocato con grande impegno e serietà, ma pieno di divertimento e di colori.

E insieme alla storia personale di Nano – e, in filigrana, anche quella del suo matrimonio con Elena, pittrice a sua volta – c’è la grande storia collettiva di Firenze e dell’Italia. Ci sono le immagini dell’archivio Luce, che è coproduttore del film, a raccontare il dopoguerra italiano, l’arrivo dei grandi divi in via Veneto, lo splendore di Cinecittà negli anni ’50 e ’60. Il film sarà proiettato alle 21.30 di stasera al MAXXI, Museo nazionale delle arti del XXI secolo.