LEGGE BASAGLIA: LA RINASCITA DEGLI INVISIBILI

DI MARINA POMANTE

 

Si può prendere una pastiglia per il mal di stomaco e si può ricorrere ad una pomata per lenire uno strappo muscolare, ma non esiste un rimedio, un farmaco miracoloso, quando ci si imbatte in una malattia devastante come la follia, quando le ombre si mescolano alle paure ed i sogni si sovrappongono alla realta, non si riesce a trovare conforto in niente e nessuno, perchè si sopravvive ingabbiati nel proprio confuso microcosmo…

Allora la società civile, deve prendere delle misure, perchè il matto non può restare nel contesto sociale, deve essere seguito, curato, deve essere controllato!
La psiche non guarisce quando è ferita irreversibilmente e se non si può stabilire se sia o meno irreversibile la confusione che alberga nella mente di costoro, allora si procederà per il bene della società, si provvederà ad allontanare chi possa costituire pericolo per se e per gli altri, si isolerà il matto, che sia egli un uomo, una donna o un bambino…

Da Repubblica
Torino il manicomio dei bambini: dal buio alla luce storie di rinascita.

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In manicomio non venivano rinchiusi solo gli adulti. Esistevano anche i padiglioni per i bambini. Internati già a 2 o 3 anni, spesso semplicemente perché figli di famiglie povere o madri sole.

Il manicomio ha costituito per moltissimi anni, il luogo dove internare i malati psichiatrici, ma anche chi attraversava uno stress estremo fino a procurargli un esaurimento nervoso. Lì, si internavano anche mogli scomode o familiari da eliminare, anche soci d’affari o ricchi parenti che proprio non volevano saperne di morire e lasciare la giusta eredità agli eredi…
C’erano nei manicomi anche i reparti per i bambini, che venivano Internati già a 2 o 3 anni, spesso semplicemente perché figli di famiglie povere o madri sole. Etichettati nelle cartelle cliniche come “vivaci” o “lagnosi”.

Da Repubblica
Trieste inizia la rivoluzione:i manicomi non si cambiano si distruggono.

Sui muri di San Giovanni il manicomio di Treste si poteva leggere: “La libertà è terapeutica” E’ da qui che Franco Basaglia negli anni 70 avvia il primo processo di chiusura di un manicomio. E’ l’inizio della rivoluzione non solo medica ma politica e culturale.

L’ospedale psichiatrico era dunque un luogo dove scaricare l’umanità ingestibile, scomoda, dove relegare (anche per il resto della vita) quegli individui che tutto sommato costituivano un intralcio alle famiglie ed alla stessa società.
Non furono così insoliti nello scorso secolo, ricoveri coatti e ricoveri temporanei che poi finivano a volte col tramutarsi in definitivi, ricoveri ingiustificati, ma operati grazie alla pressione ed alla corruzione con la complicità di medici compiacenti, ricoveri di gente che semplicemente avversava i potenti di turno o peggio che mai, osava mettersi contro il potere del clero.

Eppure nei manicomi c’erano medici e infermieri, c’erano le camerate coi letti e un pasto caldo e poi anche i bagni e le docce e l’immancabile grande parco allestito a giardino dove gli ospiti potevano trascorrere in grande serenità il loro tempo nelle giornate di sole. Beh, insomma questo era quanto “passava” all’opinione pubblica, ma forse era semplicemente questo che l’opinione pubblica preferiva credere, piuttosto che affrontare la vergogna di dover ammettere di aver creato dei lager dove i matti (o presunti tali) venivano legati ai letti, lavati con pompe, costretti a restare ore nelle proprie feci, impasticcati quando non addirittura costretti a subire un trattamento di elettroshock, dove gli internati, trascorsi 30 giorni dal ricovero, perdevano ogni diritto civile e smettevano di esistere, di essere cittadini, non esistevano più diventando davvero invisibili… E poi botte, maltrattamenti, ferite, umiliazioni, annullamento di qualsiasi volontà, con l’unica concessione di restare in vita, se si vuol considerare tale una condizione simile.

Da Repubblica. Genova il manicomio abbandonato

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L’ex manicomio di Trieste di Franco Basaglia è stato riqualificato e trasformato in parco culturale. Dopo 40 anni dalla legge 180 che nel ’78 abolì i manicomi, ancora molti di questi, sono ancora abbandonati al degrado. Nel video di Repubblica si entra in un padiglione fantasma, simbolo dei tanti in Italia per cui ancora non c’è un futuro uno di quelli dell’ex manicomio di Genova. Che è in parte occupato da Asl e progetti sociali, ma in parte abbandonato. Nel 2012, un grande movimento popolare, fermò i progetti della Regione di vendita a privati (per conservarne la memoria), che lo avrebbero trasformato in alloggi, ma oggi ogni progetto è ancora bloccato. Storie e orrori che durarono per altri ventanni dopo il ’78 per poter chiudere i manicomi.

Sabato 13 maggio 1978 a soli 4 giorni dalla morte di Aldo Moro, la democristiana ed ex partigiana, Tina Anselmi presiede i lavori della commissione che sta discutendo la legge sui manicomi. Nella seduta ci si interroga se i malati di mente debbano essere considerati cittadini e quindi godere dei diritti costituzionali.
La legge che porterà alla chiusura dei manicomi restituirà così prima di tutto diritto, cittadinanza e dignità alle persone che vivono una malattia mentale. L’elemento che dovrà essere preminente non sarà più la pericolosità, ma la cura nel rispetto della libertà di ognuno.
Tina Anselmi, quel sabato di 40anni fa disse che l’articolo 32 della Costituzione valeva per tutti, anche per i matti. A maggior ragione per i matti.

Aldo Moro che aveva fatto parte della Costituente. Discusse con Calamandrei, con Togliatti, con La Pira l’art. 32 e ne fu l’estensore.
Al secondo capoverso tale articolo recita: “La legge non può in nessun caso violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana”.
La tutela del cittadino, della persona, garantisce i diritti fondamentali nella nostra democrazia. Nei giorni della sua prigionia, Aldo Moro, privato dei diritti e condannato a morte, costruiva la via d’uscita. I matti tornavano ad essere cittadini.

La Legge Basaglia
La legge 13 maggio 1978 n.180 è la prima e unica legge quadro che impose la chiusura dei manicomi e regolamentò il trattamento sanitario obbligatorio con l’istituzione dei Servizi di igiene mentale pubblici. Anche se tale legge è conosciuta col nome di Basaglia, il suo estensore materiale fu lo psichiatra e politico democristiano, Bruno Orsini.
Lo psichiatra Franco Basaglia si ispirò alle idee dello psichiatra americano Thomas Szasz, si produsse nel compito di arrivare ad una riforma dell’assistenza psichiatrica ospedaliera e territoriale, giungendo al superamento del concetto di manicomio.

La vecchia legge 14 febbraio 1904, n.36 che regolava la materia, non fu abrogata completamente. Gli articoli riguardanti la parte economica e fiscale della gestione dei manicomi rimasero in vigore, mentre nella legge 180 del 1978 confluirono tutti gli articoli che riguardavano il Trattamento Sanitario Obbligatorio (TSO).

La legge 180 fu il modo per modernizzare l’impostazione dell’assistenza psichiatrica, instaurò rapporti umani col personale e la società e riconobbe diritti e qualità della vita dei pazienti, tuttavia la legge stessa prevedeva nell’articolo 11 indicato come: “Norme finali” che la maggioranza degli articoli sarebbero rimasti vigenti, sino al varo di quella che fu la legge del Servizio Sanitario Nazionale ( la legge n. 833 del 23 dicembre 1978 ).

Franco Basaglia
E’ stato uno psichiatra e neurologo e fondò la moderna concezione della salute mentale. Nato l’11 marzo 1924 a Venezia fu l’ispiratore della legge omonima e fu il fautore di grandi trasformazioni dei trattamenti dei pazienti, morì nemmeno due anni dopo il varo della legge, il 29 agosto 1980.
Basaglia si specializzò nel 1953 in malattie nervose e mentali, scrisse alcuni testi sulla psichiatria insieme alla moglie (coautrice) Franca Ongaro. Nel 1958 ottenne la docenza in psichiatria ma rinunciò alla carriera universitaria, poichè non era ben visto in ambito accademico a causa delle sue idee che per l’epoca erano considerate troppo innovatrici e rivoluzionarie.
Anche a causa delle sue scelte politiche (socialista) oltre che scientifiche si trasferisce all’ospedale psichiatrico di Gorizia, dove durante la sua permanenza dà inizio nel 1962, insieme ad Antonio Slavich, un’esperienza anti-istituzionale nella cura dei malati di mente.
Tenta di replicare il modello della “comunità terapeutica” dando luogo ad una vera rivoluzione.
Vengono eliminati tutti i tipi di contenzione fisica e sono messe al bando le terapie elettroconvulsivanti (elettroshock), vengono inoltre aperti i cancelli dei reparti.
Un salto sostanziale e significativo che non affiderà più le cure alle sole terapie farmacologiche, ma inizierà ad instaurare rapporti umani rinnovati con il personale. I pazienti devono essere trattati come uomini, come delle persone in crisi.

Franco Basaglia lascerà Gorizia nel 1969 dopo aver pubblicato “L’istituzione negata. Rapporto da un ospedale psichiatrico”, dove racconta l’esperienza goriziana, si reca a Parma dove per due anni dirigerà l’ospedale di Colorno fino a che nel 1971 ottiene l’incarico di direttore del manicomio di Trieste. Qui istituirà immediatamente laboratori di attività come pittura o teatro e soprattutto una cooperativa di lavoratori/pazienti che iniziano a lavorare, sono retribuiti e sono riconosciuti tali..!

Per Basaglia il manicomio deve essere chiuso e sostituito da una rete di servizi esterni capace di provvedere alle persone con disturbi mentali, sostiene che si debba smettere di escludere il malato mentale dalla società, non ritiene più tollerabile che una società civile allontani ed emargini tali individui.

Per la ricerca dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) sui servizi di salute mentale, nel 1973 venne designata Trieste “zona pilota” per l’Italia. Basaglia nello stesso anno fonda il movimento Psichiatria Democratica, diffondendo in Italia “l’antipsichiatria”, una corrente di pensiero sorta in Inghilterra durante la contestazione e i fermenti rivoluzionari del ’68.

A gennaio 1977 si decide la chiusura entro l’anno del manicomio San Giovanni, di Trieste.
Il 13 maggio 1978, il Parlamento approva la legge 180 sulla riforma psichiatrica.

L’anno successivo Basaglia parte per il Brasile per una serie di seminari per testimoniare la propria esperienza. Evidentemente lo psichiatra sente il bisogno di rendere noto a quanti più possibile il percorso alternativo da lui stesso compiuto, nel suo cuore probabilmente c’era la voglia di porre fine alle barbarie in qualsiasi parte del mondo.

A novembre del 1979 lascerà la direzione di Trieste e si trasferirà a Roma, dove l’attende l’incarico di coordinatore dei servizi psichiatrici della Regione Lazio.
Poi per lo psichiatra che rivoluzionò il mondo del trattamento delle malattie mentali, nella primavera del 1980 inizia il suo personale inferno che lo colpirà proprio dove lui ha cercato con tutte le forze di portare il sereno, si manifestano i primi sintomi di un tumore al cervello. In pochi mesi la malattia lo porterà alla morte. Il 29 agosto 1980 Franco Basaglia si spegne nella sua casa di Venezia. Verrà sepolto all’Isola di San Michele, il cimitero di Venezia.

Anche se trascorsi ormai più di 40 anni e malgrado sia stata più volte oggetto di discussione e di tentativi di revisione, la legge 180 è ancora in essere e l’assistenza psichiatrica in Italia è regolata nel rispetto di questa legge.

La coscienza di un uomo che non limitò la sua esistenza all’applicazione della materia scientifica, ha permesso un cambiamento epocale nell’ambito del trattamento dei malati psichiatrici, il percorso non è stato semplice e di certo ostacolato dalle vecchie cariatidi della psichiatria che vedevano sovvertiti i propri concetti. La repressione e la costrizione, unici rimedi di un tempo per il contenimento delle intemperanze dei pazienti, hanno lasciato il posto ad interventi più umani e di sicuro supporto per i malati, le pratiche di sedazioni con dosi da cavallo propinate un tempo e le sedute di trattamenti con l’elettroshock, sono state abbandonate definitivamente. Chissà quanti malati lievi sono stati condotti verso il punto di non ritorno a causa di medici senza scupoli o peggio ancora, per mano di sadici con la sindrome dell’onnipotenza che si sono sentiti di sostituirsi a Dio e decretare condanne ai danni del malcapitato di turno.
Un’epoca buia, quella che grazie a Franco Basaglia, ci buttiamo alle spalle, una brutta pratica che molti di noi nemmeno conoscono davvero. Appare strano pensare che il medioevo della psichiatria abbia chiuso le sue pagine solo nel 1978.