CARO AGNELLI, PER FAVORE BASTA CON QUESTA STORIA DEI 36 SCUDETTI (CHE SONO 34)

DI DANIELE GARBO

Andrea Agnelli è un ottimo dirigente e merita rispetto per come ha gestito la rinascita della Juventus dopo Calciopoli: la scelta dei dirigenti, Giuseppe Marotta su tutti, fresco di “congedo”, degli allenatori, prima Conte e poi Allegri, dei giocatori, il colpo Cristiano Ronaldo è un capolavoro per come è stato realizzato. Ma anche, o forse soprattutto, la capacità di creare valore, di aumentare i ricavi, lo stadio di proprietà costruito in pochi mesi. Insomma un’organizzazione che pone la Juventus anni luce avanti rispetto alle altre società italiane e al livello delle migliori d’Europa e quindi del mondo. I sette scudetti consecutivi sono la logica, quasi inevitabile, conseguenza di questa macchina perfetta.

Anche nella decisione improvvisa, ma sicuramente a lungo meditata, di mettere alla porta l’Amministratore Delegato Marotta, l’artefice principale di questa straordinaria epopea, il figlio di Umberto Agnelli si è dimostrato un grande manager, capace di giudicare la situazione con grande lucidità.

Non voglio entrare nelle motivazioni più o meno nascoste che hanno portato a questo clamoroso divorzio e neppure infilare le mani nelle polemiche innescate dalla famosa puntata di Report.

Ma credo sia giunto il momento di mettere le cose in chiaro su una faccenda richiamata dallo stesso Andrea Agnelli in occasione dell’Assemblea dei soci della Juventus: quella riguardante il numero degli scudetti vinti.

Che sono 34 e non 36, come campeggia in maniera provocatoria all’ingresso dello stadio bianconero. Sono 34 perché quelli del 2005 e del 2006 sono stati revocati della Federcalcio in seguito al processo di Calciopoli. E sono 34 anche per la Uefa e per la Fifa.

La Juventus rispetta le sentenze, infatti nel 2006 abbiamo giocato in serie B. Ma è chiaro ed evidente che nel nostro stadio esponiamo le foto che più piacciono“. Queste le parole del presidente Agnelli. Che meritano una replica.

Tanto per cominciare la Juventus non ha accettato di giocare in serie B per rispetto di una sentenza, ma perché non aveva alternative. Se non si fosse allineata all’esito del processo sportivo per lo scandalo di Calciopoli, la Juve sarebbe scomparsa dal calcio italiano. Così, giusto per chiarezza.

Quanto poi al diritto di esporre nel proprio stadio “le foto che più piacciono”, Andrea Agnelli ha ragione semplicemente perché nessuno ha la forza di impedirglielo. In base a questo principio, qualunque società proprietaria dello stadio potrebbe insultare gli avversari, la Federazione, il Coni, il presidente della Repubblica e via farneticando.

Non è così che funzionano le cose. O meglio, non dovrebbe essere così. Perché se esistesse una Federcalcio forte (a proposito: auguri al nuovo Presidente Gabriele Gravina, ne ha bisogno), direbbe al presidente della Juventus: “Caro Andrea Agnelli, se lei non rimuove la scritta “36 scudetti” dall’ingresso dell’Allianz Stadium, la Juventus non può ospitare partite del campionato di serie A o della Coppa Italia”. Invece, non solo nessuno ha il coraggio di fare questo discorso, ma addirittura, massimo della beffa, la Federcalcio ha assegnato alla Juventus l’organizzazione di gare della Nazionale.

Se Agnelli non capisce questo, e sembra proprio non capirlo, commette un atto di arroganza e si pone al livello di certi capi della sua tifoseria che fanno il bello e il cattivo tempo con i biglietti dello stadio, in barba a tutte le leggi di questo scalcagnato paese.