DESIRÉE, IL MALE CHE NON VOGLIAMO VEDERE

DI CLAUDIA SABA

I capelli colorati e qualche dolore dentro.
Desirée.
L’immagine della vita, di un’adolescente che ha voglia di correre nonostante quel piccolo problema al piede che a volte la trattiene.
Ha una mamma giovanissima e una sorellina di 5 anni, con le quali vive a Cisterna. Il padre abita in una strada vicina.
Alle spalle ha una brutta storia di spaccio che, nel 2012, lo aveva portato all’arresto.
I nonni Ottavio e Patrizia Mariottini, sono molto stimati a Cisterna di Latina. Nonno Ottavio è un sindacalista, nonna Patrizia è dipendente del ministero di Grazia e Giustizia.
La mamma Barbara lavora alla Regione Lazio.
Dopo la separazione dei genitori, Desirèe stava un po’ dai nonni e un po’ dalla mamma ma “non era abbandonata” dice la mamma.
Finita la scuola media si era iscritta all’Istituto Agrario che però frequenta di rado fino a lasciarlo definitivamente.
Nessuno riesce a spiegarsi perché Desirée cambi all’improvviso.
Dal taglio di capelli alle ciocche viola. Il piercing sul labbro.
“Desy era un angelo, aveva un modo tutto suo per esprimere la sua solarità. Schiva nel rapporto diretto con gli altri ma bella, bellissima”. Così la descrive Armando Mariottini, fratello del nonno di Desirée.
Quando Desirée inizia a frequentare persone sbagliate Barbara si rivolge al papà. Lui conosce bene certi ambienti, li ha frequentati e sicuramente avrebbe potuto aiutarla.
È agosto quando Barbara Mariottini lo chiama disperata.
E’ preoccupata perché Desirée rientra spesso tardi e non frequenta più gli amici di sempre. E’ spaventata per il ritrovamento in casa di psicofarmaci e droga e teme di non riuscire più a gestire la situazione.
Lui interviene ma lo fa a suo modo.
La schiaffeggia in pubblico, davanti ai suoi amici e Desirée lo denuncia per maltrattamenti.
È a quel punto che il papà finisce agli arresti domiciliari.
Barbara cerca di aiutarlo.
Racconta al giudice di essere stata lei a chiamarlo e a chiedergli di aiutare la figlia. Ma non riesce a cambiare le cose.
Il papà cerca di proteggerla anche da casa, parla con qualcuno e le impedisce di acquistare droga.
È forse questo il motivo che spinge Desirée a Roma nel quartiere San Lorenzo dove invece troverà la droga che cerca.
Ma troverà anche mostri crudeli, mostri che la costringono ad assumere un mix di droghe letali per approfittare di lei.
La stuprano in sette, otto forse, per 12 ore di seguito fino ad ucciderla.
Tre di loro sono stati fermati ieri a Roma mentre il quarto è stato rintracciato oggi a Foggia.
“Non voglio capìti più a nessun’altra ragazza, a nessuna mai più”, fa sapere Barbara, chiusa nella sua casa a Cisterna di Latina.
Desirèe, la ragazza che amava l’arte, i colori, la bellezza è tutte le nostre figlie.
È l’immagine della vita che si perde nel nero di quella notte stonata, senza più colori, tutti cancellati dal buco nero della droga.
È il nero che può catturare chiunque, non soltanto Desirèe.
E’ il silenzio che lasciamo entrare tra noi e loro quando siamo altrove, al lavoro, al telefono, al pc.
E intanto il silenzio diventa muro, si alza, sempre più invalicabile.
Fino a quando il tempo finisce.
E il muro crolla.
Come Desirèe, come tutte le voci di giovani che ci hanno chiamato e a cui noi adulti, non siamo stati in grado di rispondere.