DOPO LE SEDUTE DI AUTOCOSCIENZA DEL PD SIANO CONVOCATI GLI “STATI GENERALI” DELLA SINISTRA

DI FABIO BALDASSARRI

Criticare il Pd è come sparare sulla Croce Rossa. Mi impegno, finché ce la faccio, a non infierire in attesa che si verifichino nuovi eventi. Devo dire, però, che l’ultima Leopolda mi è parsa come la chiusura di un ciclo vecchio e rapidamente usurato anziché l’apertura di un ciclo nuovo. Domando, pertanto, a tutti i potenziali elettori di sinistra, dove pensano di andare se non ci sarà un deciso cambio di rotta nel Pd dopo l’infausto periodo renziano.

La presa sulle “masse popolari” (si diceva una volta) della sinistra è tale che alla Camera su 630 seggi ne sono andati alla coalizione di cen-sin 122 di cui 112 al Pd, mentre a LeU 14 (ma solo al proporzionale). Per quanto riguarda il Senato su 315 seggi, alla coalizione di cen-sin ne sono andati 60 di cui 54 al Pd, mentre a LeU 4. Altre formazioni della sinistra o della “presunta sinistra” (scegliete voi), sono rimaste completamente a bocca asciutta.

Personalmente, se militassi in uno qualsiasi dei partiti suddetti (anche in quelli che non hanno ottenuto nemmeno un seggio) ricomincerei almeno da un salutare bagno di realtà e prospetterei con fermezza l’allontanamento dei responsabili della disfatta che resistono ancora con spirito di rivincita suicida come chiaramente dimostrato dai maggiorenti della Leopolda… ma non solo.

Poi mi batterei per costruire un campo più largo sforzandomi di recare e ricercare contributi di umiltà e intelligenza tra le persone che la sinistra intende rappresentare. Urge un congresso straordinario, ma tipo “Stati generali”, aperto a tutti coloro che non vogliono rimanere chiusi nel ghetto della propria supponenza e che si dichiarano disponibili al dialogo e alla ricerca di una sintesi politica nell’interesse del Paese.

Sia chiaro: “Stati generali” che abbiano, innanzitutto, l’occhio attento al mondo del lavoro, ai disoccupati e a coloro che non ce la fanno davvero più e, insieme, alla riforma di un’Unione europea certamente in crisi, ma non certo con lo scopo di rottamarla per spostarla nell’orbita dei sovranisti se vogliamo che l’Italia abbia, con l’Europa, un suo peso nel Mondo che imprevedibilmente cambia… tra l’altro (temo) in peggio.