E ALLORA MANUEL, UCCISO IN SARDEGNA DA SEI ITALIANI?

DI UDO GUMPEL

Riflettiamo su San Lorenzo. Vi vorrei ricordare il caso di Manuel, 18 anni, che è stato ucciso a sprangate in testa da un branco di 6 suoi coetanei, in Sardegna.
Desireè, ragazza di 16 anni, è stata uccisa a San Lorenzo da un branco di altri uomini.
Gli assassini di Manuel sono sei italiani.
Gli assassini di Desireé sono presumibilmente stranieri, illegali, africani.

La morte di Desireè era forse più prevenibile della morte di Manuel, perché gli abitanti del quartiere della movida romana lamentano da anni (!) uno stato di abbandono, lo stesso cantiere è stato sgomberato diverse volte nel passato e sempre sono tornati pusher, sbandati e purtroppo anche ragazzi alle ricerca della presunta indipendenza, alla ricerca dell’emozione forte, della dose di droga.

Manuel è come Desireè. Ambedue giovani non avevano, come succede tra i nostri ragazzi – mi ci metto come genitore, non mi sento affatto “migliore” o lontano da problemi del genere – una consapevolezza del pericolo, del rischio anche mortale.

Ma mentre la morte di Desireè porta consensi politici, la morte di Manuel è “solo” una tragedia per la famiglia.

Invece per me Manuel è uguale a Desireé.

Nessuno dei due meritava la fine che ha fatto, nessuna delle due famiglie meritava la tragedia, nessuno dei due meritava di esser strumentalizzate.
E allora se il Ministro dell’Interno va sul luogo del delitto della morte orribile di Desireé, perché non su quello di Manuel?

Chiedo: Manuel è un morto di seconda classe, perché i suoi assassini (presunti) sono tutti italiani, “regolari”, mentre gli assassini (presunti) di Desireè sarebbero tutti “irregolari”.

Che bella consolazione farsi ammazzare da un branco di regolari.

p.s. Vorrei che fosse chiaro che la mia osservazione non riguarda in nessun modo il lavoro delle Forze dell’Ordine che in TUTTI questi casi hanno individuato i presunti autori dei crimini in tempi rapidi. Ottimo. La mia osservazione riguarda la strumentalizzazione dei fatti.