ELEZIONI USA: CLIMA INCERTO E ATTENTATI FALLITI (FINO A QUANDO ?)

DI ALBERTO TAROZZI

 

Si avvicina il 6 novembre. Per tale data sono previste, negli Usa, le consultazioni mid term: elezioni che riguardano i 435 membri della Camera dei rappresentanti e un terzo dei membri del Senato). Si svolgono, come previsto, alla metà del mandato presidenziale e riguardano anche la maggioranza dei governatori degli Stati che compongono gli Usa.

Previsioni incerte. Dapprima i sondaggi parevano ritenere possibile un tracollo di Trump e dei repubblicani. In epoca più recente le previsioni sono ispirate a una maggior cautela: calo di Trump ma non tracollo. Probabile una maggioranza dem alla Camera, non altrettanto al Senato, tanto che quest’ultimo obiettivo pare non rientri nemmeno più tra i bersagli dei democratici. Così risulta anche dalle analisi di Federico Rampini, che su Repubblica presenta la situazione a partire da una sua netta opposizione all’era Trump.

Incertezza che propone fisiologicamente un innalzamento dei toni.

Patologico invece che tale innalzamento conviva, se addirittura non ne sia la causa, con toni di stampo criminale, come la sequela di attentati sventati nelle ultime ore parrebbe indicare. Tutti democratici o simpatizzanti di grande spicco, coloro che sono finiti nel mirino. Con l’aggiunta di un ex Capo della Cia, John Brennan, noto soprattutto per la sua antipatia nei confronti di Trump.

Una lista infinita, tra dati accertati e notizie ancora in via di conferma: Soros, primo della lista dei minacciati col tangibile omaggio di un pacco-bomba, poi Obama, il suddetto Brennan (o il bersaglio era la Cnn o entrambi?), Maxine Waters, Hillary Clinton, Joe Biden, Andrew Cuomo, Robert De Niro e scusate se ce n’è sfuggito qualcuno o se invece abbiamo dato per certo qualcosa che è ancora in via di verifica.

Movente e mittente in corso di accertamento. Per meglio dire il movente , secondo opinione unanime, è quello di inasprire il clima preelettorale, rendendo più acute le tensioni. Curiosa unanimità su detto punto. Da Trump che accusa la stampa di fomentare le divisioni, alla Clinton che invita a restare uniti: soluzione, per il primo, votare i repubblicani, per la seconda votare i democratici. Più ecumenico il sindaco dem di New York De Blasi, che invita ad un universalistico abbassamento dei toni. Ma la musica è sempre quella di un rituale scontato.

Più ingarbugliata la matassa per individuare il mandante. Commenti dissonanti. Per chi sa di latino risuona inevitabilmente il detto evocato in Italia ai tempi della strategia della tensione. “Cui prodest?” “A chi giova?”. Ma ad indagare nel merito c’è da fare gli scongiuri. Perché al momento è possibile parlare solo di attentati sventati. Quindi il dubbio di messe in scena di cui si possano avvantaggiare le “vittime” può passare per la testa a qualche dietrologo di professione. Ma se poi ci scappasse il morto (o i morti?). Meglio non sbilanciarsi oggi per non passare per imbecilli e prevenuti domani. Di certo nel mirino ci sono i dem. Di certo Trump e compagnia evocano un clima di emergenza per affermare la necessità di un potere forte. Il loro. Di certo i dem non possono evitare di sottolineare che qualche criminale, più o meno strumentalizzato, potrebbe avercela con loro.

Di certo l’aria che tira negli Usa non è quella del volemose bene. Teniamo presente che negli Usa la possibile dissonanza tra Presidenza e maggioranza al Congresso si è già verificata senza determinare impasse tragiche e conflitti istituzionali particolarmente gravi. Ma con l’aria che tira una netta vittoria dei democratici potrebbe avvicinare una paralisi dei processi decisionali. Gentleman agreement anglosassone e comune identità a stelle e a striscie potrebbero essere cancellati.

Aspettando che si faccia luce. Nel frattempo molteplici le congetture. In particolare, se nel caso di Soros si dovesse indagare sul conto di tutti coloro che proclamano di odiarlo, i tempi potrebbero andare da qui all’eternità.