GUERRA DI EMENDAMENTI IN MAGGIORANZA PER IL DECRETO SICUREZZA

DI ALBERTO EVANGELISTI

Salvini lo aveva dichiarato a gran voce durante i giorni dell’affair “manina”, quegli 81 emendamenti presentati dal Movimento 5 Stelle al “suo” Decreto sicurezza non gli erano proprio andati giù e la questione avrebbe dovuto trovare una soluzione politica quanto prima.

Che alcuni punti del DL Sicurezza risultassero particolarmente indigesti per una parte dell’elettorato e dei deputati pentastellati era cosa nota: soprattutto la questione ampiamente dibattuta dell’articolo 10 sul diritto d’asilo aveva creato più di qualche perplessità sulla compatibilità con l’ordinamento costituzionale, tanto da suscitare un monito da parte del presidente Mattarella che, all’atto della firma del decreto, aveva ricordato come le leggi non potessero in ogni caso trovare una applicazione che contrastasse con le disposizioni costituzionali. L’appello era peraltro stato ripreso fin dai primi momenti anche dal presidente della Camera, Fico, ormai divenuto punto di riferimento per quella corrente grillina che meno sopporta le posizioni filo-leghiste del Governo.

Fatto sta che il Decreto si stava avviando alla discussione in aula per la conversione con “ben” 81 emendamenti provenienti dall’area di maggioranza pentastellata; non che il numero in se costituisca fonte di gran ostruzionismo, nulla a che fare con gli 82 milioni di emendamenti prodotti con un software presentati a suo tempo da Calderoli insomma.

Come detto però, la questione ha assunto una notevole valenza politica, si nell’ambito generale della discussione sugli equilibri di maggioranza, sia per l’oggetto in se: inutile sottolineare come il Decreto sicurezza rappresenti la madre di tutti i provvedimenti per la Lega e, soprattutto, per il Ministro Salvini che, proprio su questi temi largamente spinti in ogni forma mediatica, gioca gran parte della propria credibilità politica. In effetti la parte economica sta creando più di qualche problema, l’iter della manovra appare sempre più accidentato e l’effetto sui mercati, al di là delle dichiarazioni baldanzose, inizia a creare preoccupazioni serie. Almeno sugli aspetto legati alla questione sicurezza e immigrazione, volutamente legati nel decreto pur rimanendo questa visione in contrasto con ogni teoria dottrinale significativa in materia, non si può assolutamente fare mezzo passo indietro.

La soluzione politica al problema sembra trovata e dal vertice 5 Stelle arriva l’ordine di scuderia: tagliare gli emendamenti, il Decreto deve passare sostanzialmente invariato in fase di conversione. L’accordo di maggioranza prevede peraltro il ritiro anche dei sette emendamenti presentanti da Gregorio De Falco, Paola Nugnes ed Elena Fattori al ddl Legittima difesa, appena approvato al Senato.

Mentre sulla legittima difesa l’operazione passa senza problemi, al momento sembrano esserci più resistenze per il Decreto sicurezza per il quale De Falco non intende ritirare i propri emendamenti: “Non ritiro i miei emendamenti al decreto Sicurezza, tengo in particolare a quelli sull’articolo 10– ossia quelli inerenti il taglio al diritto d’asilo- La questione è molto semplice: sostanzialmente sto seguendo le indicazioni del presidente della Repubblica”. Secondo De Falco, infatti, nonostante l’accordo politico con la Lega, esistono alcuni principi sui quali non è possibile derogare, anche in nome del giuramento sulla Costituzione effettuato da militare (giuramento che, in realtà riguarda anche ciascun parlamentare).

I malumori, non limitati al solo De Falco ma estesi anche ad altri parlamentari come Nicola Morra, Elena Fattori e Paola Nugnes, rimangono in ogni caso circoscritti ad una componente minoritaria del movimento che, evidentemente, non trova poi gran disagio nei confronti del testo presentato. Peraltro l’unico che ha apertamente dichiarato di essere pronto ad arrivare allo scontro è proprio De Falco.

Da parte del carroccio, per bocca del Sottosegretario Molteni, la posizione rimane chiara ed invariata: “Il decreto sicurezza è fondamentale per il bene del Paese. Siamo disponibili a migliorarlo, ma i capisaldi rappresentati dagli articoli 1, 10 e 12 restano tali. Il decreto è perfettamente costituzionale”. La lega si dice peraltro certa che l’alleato di Governo non costituirà un problema per la conversione del testo confidando nella “lealtà di Di Maio”.