DESIRÉE, I SUOI CARNEFICI E I NOSTRI BUONISTI

DI PAOLO DI MIZIO

È stato arrestato un quarto uomo in connessione con l’uccisione di Desirée, la ragazza sedicenne di Latina drogata, violentata e tormentata per 12 ore e poi uccisa, forse non dalla droga ma perché è stata strangolata quando il suo corpo non serviva più.

Il quarto uomo era in fuga. Aveva con sé 11 chili di marijuana e vari chili di hashish e metadone. Aveva anche una pistola giocattolo con la quale ha minacciato gli agenti. È un cittadino del Ghana. Gli altri tre finiti in manette sono della Nigeria e del Senegal. Erano tutti sbarcati con barconi e barchini e navi-taxi delle Ong.

Li facciamo entrare perché siamo buonisti, pur sapendo che il 93% di loro (dato ufficiale della Corte dei Conti) non sono rifugiati politici ma solo migranti economici.

Li facciamo entrare pur sapendo che non ci sono posti di lavoro per farli lavorare, tranne che sfruttarne alcuni nella manovalanza negriera.

Li facciamo entrare pur sapendo che quei pochi di loro che lavoreranno, in nero o in bianco, toglieranno posti di lavoro ai nostri operai, ai nostri manovali, ai nostri muratori, ai nostri proletari e agli immigrati regolari, come già sosteneva urlando il segretario del partito comunista francese Georges Marchais nel 1985, nel pieno di un’ondata migratoria che investiva la Francia.

Li facciamo entrare pur sapendo che molti di loro andranno ad accasarsi nel degrado, come quello dello stabile di San Lorenzo a Roma dove Desirée è stata stuprata e ammazzata, o in altri Sancta Sanctorum del tutto simili e incontrollabili, dove le forze di polizia non osano neppure mettere piede.

Li facciamo entrare pur sapendo che molti di loro in quei luoghi, nel centro delle nostre città che una volta erano civilissime, andranno ad aumentare a dismisura il degrado complessivo dei nostri quartieri, della nostra società.

Li facciamo entrare pur sapendo che una gran parte di loro, per fame, andrà ad accrescere il già numeroso esercito della delinquenza nostrana.

Li facciamo entrare pur sapendo che una parte di loro è venuta esattamente con l’intenzione di delinquere, che è la stessa cosa che facevano nei loro Paesi di origine (ma lì guadagnavano di meno), tanto che arrivano già espertissimi di droghe, di crack, di eroine, di misture, di prezzi, di mercato, di tecniche di vendita, conoscitori a menadito della mentalità dei drogati.

Li facciamo entrare sapendo che molti di loro rafforzeranno i vari racket paramafiosi o costituiranno le loro reti criminali, come quella della prostituzione nigeriana, violentissima e ormai radicata in tutta Italia, e inoltre rapineranno, ammazzeranno e nel migliore dei casi si dedicheranno al furto.

Li facciamo entrare sapendo che nei loro Paesi la vita umana vale poco, quasi niente, e che quello rimane il loro parametro naturale di riferimento, per cui violentare per dodici ore una ragazza di 16 anni e poi ammazzarla come un cane rognoso è un fatto quasi normale, quasi fisiologico, non così grave come sembra a noi, e anche stuprare una giovane drogata e poi tagliare il corpo a pezzi come è accaduto a Pamela Verni, a Macerata, per mano di nigeriani, non è così grave come sembra a noi.

Li facciamo entrare sapendo che alcuni di loro ruberanno, rapineranno, violenteranno e uccideranno con il permesso umanitario in tasca.

Li facciamo entrare pur sapendo che quando, per scadenza del loro permesso o per essere stati colti in flagranza di reato, saranno estradati, si metteranno in tasca il foglio di via e non se ne andranno mai via, perché ci guardi il cielo dal metterli in galera o al confino su un’isola, mica siamo razzisti.

Li facciamo entrare perché la folle politica dell’accoglienza per tutti e senza condizioni è il sintomo della nostra decadenza storica, giuridica e morale mascherata da buona moralità.

Li facciamo entrare perché i buonisti rappresentano la parte più incosciente e scellerata della nostra società, dalla quale dobbiamo difenderci.

Quindi ora dobbiamo dire basta. Dobbiamo chiudere i confini dell’Italia e dell’Europa ai migranti illegali – ripeto, illegali – e dobbiamo ritornare alla sacrosanta accoglienza dei migranti legali – ripeto, legali -, quelli che vengono da noi dopo essere stati scrutinati e poi attentamente selezionati in base alle loro capacità e attitudini, quelli che vengono con il passaporto, il visto, il permesso di lavoro, la voglia di lavorare, la faccia pulita e la volontà di integrarsi nei nostri costumi e nella nostra società.

E infine, se noi occidentali dobbiamo farci perdonare il nostro passato coloniale a danno dei Paesi poveri del mondo, benissimo: comincino a farsi perdonare le grandi potenze coloniali, a partire da Gran Bretagna, Francia, Spagna, Portogallo, Olanda, Belgio e Stati Uniti, che per quattro secoli hanno commerciato in schiavi e hanno saccheggiato l’Africa, l’Asia e l’intero continente americano.

Poi, con tutta calma, in fondo alla fila, quando toccherà all’Italia, per via di cinque anni di colonialismo in Etiopia e qualcuno di più in Libia, faremo il nostro dovere: non prima degli altri, però.