ERIKA MORTA PER DELLE BRICIOLE. TRENT’ANNI ALL’ASSASSINO

DI CLAUDIA PEPE

 

Erika Preti, almeno nel giudizio di primo grado, ha avuto giustizia. Vi ricordate Erika Preti uccisa dal suo fidanzato Dimitri Fricano il 12 giugno dell’anno scorso in una villetta di San Teodoro ad Olbia? Vi chiedo se vi ricordate e sapete perché? Stiamo perdendo i conti delle donne uccise, delle donne violentate, delle donne che si devono nascondere sotto ad un tavolo per non essere accoltellate da chi professava loro amore eterno nel bene e nel male. Nei primi 6 mesi del 2018, sono state uccise già 44 donne, il 30% in più rispetto lo stesso periodo del 2017. A stilare il bilancio è l’associazione Sos Stalking, che ricorda come nel 2017 abbiano perso la vita 113 donne: due di queste, in particolare, erano in stato di gravidanza e la loro morte ha provocato anche quella dei loro feti, di 5 e 6 mesi. Ad uccidere sono stati, nella quasi totalità dei casi, mariti, compagni o ex, incapaci di accettare la fine della relazione o la volontà della partner di volersi ricostruire una vita al di fuori della coppia. Erika e Dimitri erano in vacanza, ma evidentemente già qualcosa non andava, perché non si può uccidere per delle briciole. Briciole di menzogna e di vigliaccheria. Ma così ha detto Dimitri: l’ha ammazzata perché il tavolo era piena di briciole e Erika lo ha rimproverato. E il suo fantasma della violenza ha infiammato la sua fantasia inventandosi una rapina tanto per sviare le indagini. Intanto Erika, che probabilmente sognava queste vacanze dopo un anno di lavoro, improvvisamente ha visto l’uomo che amava da 10 anni, prendere un coltello e dopo averlo supplicato ha incominciato a sentire l’odore acre del suo sangue. Sangue che inondava il suo corpo, tante volte accarezzato dal suo assassino. Sangue, nei suoi sentimenti, nei suoi voli pindarici, sangue sulla sua pelle arrossata, sangue su una tavola piena di briciole. Durante il processo la difesa ha sostenuto che al momento del fatto l’uomo presentava “una sintomatologia tale da compromettere in modo parziale la capacità di volere”. Per i pm invece Fricano era perfettamente in grado di intendere e volere quando ha commesso il delitto come hanno dimostrato le perizie commissionate dal giudice e dalla pubblica accusa. Mi chiedo se la maggior parte degli uomini italiani siano tutti malati mentali, disadattati, con infanzie difficili, con problemi bordeline, bipolarismo accentuato, con violenze alle spalle i quali si devono abbattere sempre su noi donne. Ma perché se si riconoscono in qualche problema non vanno a curarsi prima di affondare il coltello nei nostri corpi, perché quando gli viene la voglia di ammazzarci, non vanno fuori, non vanno dai loro amici. Mi chiedo perché avventarsi su di noi, su donne che di solito non si aspetterebbero mai che l’uomo che ha concepito con noi figli, che ci ha detto che non poteva vivere senza di noi, che ha incominciato a darci delle sberle per poi finirci immergendo la lama nella loro ordinaria follia, ci accusano anche da morte. Dalla prima sberla, ma anche dalla prima violenza psicologiche, noi donne dobbiamo avere il coraggio di denunciare. Quante volte abbiamo sorvolato perché credevamo di aver già capito questa vita. No, la vita non si capisce. Nemmeno quando scolliniamo, quando guardiamo le stelle coperte di sangue, nemmeno quando un cecchino ti mette in un sacco della spazzatura e ti fa ondeggiare come una piccola onda nella marea di un oceano che già sapeva di accoglierti. Si sbaglia tante volte nella vita, quante volte abbiamo chiesto scusa. La nostra vita è un momento che racchiude tanti ricordi, tanti ricordi che lasciamo per strada. E i nostri ricordi cancellano la memoria, il coraggio e il bisogno di viverla questa sporca vita.
La sentenza di condanna è stata emessa nel pomeriggio di venerdì dal Giudice per le udienze preliminari del tribunale di Nuoro Mauro Pusceddu dopo tre ore di camera di consiglio. Il Gup ha accolto così in pieno le richieste avanzata poco prima in aula dal pm Riccardo Belfiori al termine della sua requisitoria. All’uomo era contestato il reato di omicidio volontario aggravato dalla crudeltà con la simulazione della rapina per sviare le indagini.

A seguito della confessione Fricano aveva chiesto il rito abbreviato e ha potuto così beneficiare dello sconto di pena. Chissà che sogni aveva Erika, probabilmente amava il suo assassino, lo avrebbe sposato e avrebbe avuto figli con lui. Ma prima dei suoi sogni, non sapeva che amava la morte che si è proclamata regina della sua vita conficcandole un coltello nel cuore