IL MOSTRO DI FOLIGNO, VISTO DALLA PARTE DI UNA MAMMA

 

DI CLAUDIA PEPE

Si chiamava Antonio Rossi in principio, figlio di Marisa Rossi, una giovane cameriera che, non potendo provvedere al figlio, lo abbandonò poco dopo la nascita. Trascorse i suoi primi anni di vita in un orfanotrofio vicino a Narni sino al compimento del suo sesto anno di età, quando venne adottato dal medico Ermanno Chiatti e dalla sua consorte Giacoma Ponti, residenti a Foligno. Quando l’adozione divenne ufficiale il nome gli fu cambiato in Luigi Chiatti. Luigi Chiatti, il mostro di Foligno. E’ passato molto tempo da quell’incubo, da quegli omicidi inafferrabili, da urla innocenti di bambini, da lacrime di madri che cercavano nel vuoto, il sorriso dei loro bambini. Luigi Chiatti ora, dopo 25 anni, chiede scusa per quei delitti. Si scusa per aver ucciso deliberatamente il piccolo Simone Allegretti di 4 anni. Il piccolo bimbo privo di vita venne ritrovato due giorni dopo lungo una scarpata, non molto lontano da dove era scomparso. Poco prima del ritrovamento del cadavere, in una cabina telefonica davanti alla Stazione ferroviaria, in pieno centro di Foligno, venne trovato un biglietto che rivendicava l’omicidio e forniva dettagli precisi su dove si trovasse il corpo e sull’abbigliamento della vittima. Il biglietto inoltre asseriva la volontà dell’omicida di colpire ancora. Si scusa ancora per la morte di Lorenzo Paolucci di 13 anni ammazzato vicino la sua villetta. Le tracce portavano dritte alla villetta dove Luigi Chiatti venne catturato. Il giovane confessò quasi subito l’omicidio, attribuendosi anche quello di Simone Allegretti. E ora? E ora il Signore, il disadattato, l’uomo che è stato condannato a due ergastoli, pena poi trasformata in trent’anni dopo che gli viene riconosciuta la semi infermità di mente, chiede scusa.  L’uomo, l’assassino che ha spento sorrisi, speranza e futuro a due figli del mondo, che ha spento i loro sorrisi massacrandoli, che ha ucciso due famiglie, che ha ucciso la sua famiglia, chiede scusa. Il 3 settembre 2015 ha finito di scontare la sua pena in carcere, ma dovrà per almeno altri tre anni risiedere in un Rems (struttura che ha sostituito i vecchi ospedali psichiatrici giudiziari) a Capoterra, in Sardegna.

E lui scrive. 25 anni dopo.

25 anni dopo arriva una lettera inviata all’«Unione Sarda» dove racconta di essere oggi un altro uomo.

 

«Mi dispiace, vi chiedo umilmente scusa con il cuore in mano – si legge nella lunga missiva – Non vi chiedo di perdonarmi, so che è difficilissimo, ma per lo meno di concedermi di dare “un senso” al sacrificio delle due vittime. Io credo, anzi, sono oggi convinto, che anche da un evento così tragico si possa trarre qualcosa di positivo, dal male più profondo può emergere la luce, attraverso un processo di trasformazione e rinascita interiore della persona, ed è quello che è accaduto in questi anni. Oggi sono una persona diversa – aggiunge Chiatti che conclude – e potessi tornare indietro non rifarei mai quello che ho fatto perché ciò che ho fatto è distruzione della vita e disprezzo del creato. Scusatemi».

 

Scusatemi, questa è la parola che usa rivolta a due madri che hanno accompagnato le bare dei loro figli, a due madri che non si possono definire con nessuna parola. Perché nessuno è riuscito a tramutare il dolore che non può esistere, in un vocabolo.

E lui dice scusatemi, ora sono cambiato, chiede di dare “un senso”, a qualcosa che un senso non può avere. La madre di Lorenzo ha risposto così:” Non deve tornare libero, per la salvezza sua e per quella di tanti altri bambini. Fu lui a definirsi `mostro´ – ha ricordato poi – e a dire nel processo che lo avrebbe rifatto se fosse tornato libero». Se tornasse in libertà, sostiene «sarebbe ancora più pericoloso avendo a disposizione i soldi e le proprietà dei genitori adottivi. Io non ho più figli piccoli e non ho nipoti ma è bene che Luigi Chiatti non torni libero». Quando una madre perde un figlio ti accorgi che il vento ti soffia sul viso e ti ruba la vita, i giorni più belli della tua vita anche se non sai che li stai vivendo. E invece sono finiti. Il dolore ti soffia sul cuore e ti ruba la vita. Rimani viva, lavori, fai da mangiare, sorridi, fai cose che non crederesti mai di poterle affrontare. Ma tu sai che la notte arriva, che il dolore si è già impossessato di ogni cosa, di ogni tuo movimento, di ogni sogno spezzato da un mostro. 25 anni dopo chiede scusa il Signor Chiatti. 25 anni sono troppo pochi per diventare un uomo diverso. Non si può risorgere dalle ceneri di due ragazzi, non si può rinascere con le mani ancora insanguinate, non si può ritornare indietro. Perché gli scheletri di due ragazzi non si possono ricomporre. Lei Signor Chiatti vive, due bimbi hanno sentito le sue mani sui loro corpi, lei sa quello che hanno provato? Sa cosa avranno visto prima di chiudere gli occhi per sempre? Si ricorda le loro lacrime mentre sapevano che non avrebbero più giocato, danzato, sognato, amato? Avranno chiamato la loro mamma, ma lei non ha avuto pietà, non ha avuto carità e misericordia. Probabilmente dopo averli uccisi, sarà andato dai suoi sfortunati genitori e avrà mangiato compiaciuto, eccitato. 25 anni dopo lei chiede scusa. Di cosa se posso permetterlo Signor Chiatti? Se lei oggi è una persona diversa, lei Signor Chiatti non potrà mai cancellare la morte che alberga nella sua vita. Se lei si sente una persona diversa Signor Chiatti, rimanga in carcere tutta la vita perché prima che emerga da lei la luce, le sbarre le copriranno gli occhi. Facendole trasudare la notte in ogni momento della sua vita.