NOTTI MAGICHE, LA CRITICA. UN VIRZI’ CHE LASCIA FREDDI

 

DI ELISABETTA VILLAGGIO

Si chiama Notti magiche ma per la prima volta un film di Virzì non fa sognare. Troppi stereotipi, troppi luoghi comuni per un film che lascia interdetti. Tre ragazzi ventenni, due maschi e una femmina, sono i finalisti del premio Solinas per la migliore sceneggiatura, quel mitico premio che è forse l’unico che apre le porte a qualunque giovane cineasta sconosciuto che voglia entrare nel magico mondo della celluloide.

La ragazza è una pseudo tossica imbranata e infelice, ricca e irrisolta; uno dei ragazzi è il classico cinefilo intellettuale con tanto di occhialini alla Gramsci che sa tutto sul cinema e la letteratura, parla con accento siciliano marcato e si stupisce di tutto e guarda a quel mondo, nuovo per lui, con occhi curiosi e meravigliati; il terzo è uno scanzonato ragazzo toscano, di Piombino, cittadella industriale molto vicino a Livorno città di origine di Virzì. I tre si incontrano a Roma come finalisti e vengono immersi nel magico mondo del cinema degli anni ‘90. Tutta la storia si svolge durante le partite dei mondiali di Italia 90, quelli che si giocarono in Italia, durante quelle notti magiche che poi alla fine tanto magiche non erano visto che la squadra nazionale ha perso a un passo dall’essere ammessa alla finale tanto cercata. In tutto questo c’è un omicidio e quel folle mondo del cinema al quale tutti vorrebbero accedere ma quasi nessuno ci riesce perché i vecchi di quel mondo sono chiusi in sé stessi e non ammettono apertura. Peccato perché il film, esageratamente lungo, 2 ore, è strano, non fa capire e rimane un po’ superficiale. Potrà piacere agli addetti ai lavori che giocheranno a indovinare chi è chi perché, a parte alcuni personaggi che vengono chiamati con il loro nome tipo Giovanna Cau, Piero e Leo, che sono gli sceneggiatori Benvenuti e De Bernardi, gli altri sono accennati e raccontati con cinismo e cattiveria.

Un film che la gente difficilmente capirà perché si parla di un mondo per gli addetti ai lavori, è divertente capire chi è chi, si intravede Fellini che gira l’ultima scena de La voce della luna, c’è il personaggio del tipico produttore “sola” come si dice a Roma con tanto di amante attricetta stupidina e poco vestita e alla fine si esce interdetti.

Notti magiche è una commedia noir che scivola nel grottesco comico ma non ha quella forza visiva e quell’impatto emotivo tipico dei film di Virzì.

Notti magiche, che prende il titolo dalla canzone di Gianna Nannini inno di quei mondiali, è il film di chiusura della Festa del cinema di Roma e uscirà nelle sale l’8 novembre.