PACCHI BOMBA: TUTTE LE VARIE IPOTESI DEGLI INQUIRENTI

DI GUIDO OLIMPIO

Su pacchi bomba (Corriere.it)
Impronte, Dna, fibre, anche un semplice capello: ogni indizio viene analizzato in queste ore nei laboratori dell’Fbi a Quantico, in Virginia. Ogni dettaglio può rivelarsi decisivo nella caccia al mittente dei pacchi esplosivi inviati a politici e sostenitori del partito democratico. Per ora non ci sono conferme sulla pericolosità reale degli ordigni. Ma in ogni caso i responsabili hanno fatto centro tre volte: hanno ottenuto una grande copertura mediatica, messo in allerta gli apparati di sicurezza e infiammato i contrasti politici in America alla vigilia delle elezioni di «midterm».
Un’unica mano
I presunti ordigni, secondo gli inquirenti, presentano molti punti in comune, che fanno pensare che dietro ci sia la stessa mano. Sono composti da sezioni di tubo sigillate, riempite di polvere presa da fuochi d’artificio e da schegge di vetro. Attaccato all’ordigno, un orologio digitale con funzione di timer. Erano racchiusi in buste gialle imbottite su cui sono stati attaccati sei francobolli con la bandiera americana e la scritta «Usa Forever». Gli indirizzi sono scritti al computer: almeno cinque dei pacchi riportavano come mittente la deputata democratica della Florida Debbie Wasserman Schultz.
I dubbi
L’Fbi non è sicura che gli ordigni potessero esplodere e, secondo alcune fonti, si ipotizza anche che si tratti di «copie»: oggetti che dovevano somigliare a bombe vere. Funzionari citati da Nbc aggiungono che presentavano numerosi errori tecnici: non sanno se siano voluti (il mittente intendeva solo spaventare o farsi beffa) o invece siano da imputare a scarse capacità tecniche. Alcuni esperti di esplosivi notano che il grosso orologio attaccato all’ordigno è un tipico accessorio usato nelle bombe che si vedono nei film ma non è necessario — e anzi evitato — da chi fabbrica quelle vere (e preferisce evitare che la vittima sappia quando esploderanno). Il pacco recapitato al governatore di New York Andrew Cuomo non conteneva nulla di esplosivo, ma un file riguardante i «Proud Boys», gruppo di estrema destra protagonista di uno scontro fisico con attivisti anti-fascisti. Un dettaglio che potrebbe rafforzare scenario dell’azione puramente dimostrativa.
Sull’ordigno inviato all’ex direttore della Cia, John Brennan, presso la CNN c’è un adesivo che raffigura una parodia della bandiera dell’Isis con silhouette femminili (che si vedono spesso sui parafanghi dei camion americani), più una scritta, «Get ‘er done», («falla finita»), famosa battuta del comico «Larry the Cable Guy», che con l’accento rurale e l’uncino da pesca nel cappello prende in giro l’America «redneck» ed è molto amato da un pubblico bianco e conservatore. La bandiera è una trovata anti-Isis lanciata nel 2014 da siti satirici dell’estrema destra americana. Accanto ad essa, c’è la foto di un volto (ma non è chiaro di chi). Un altro particolare: il cognome di Brennan era storpiato (mancava una n), come pure quello di Schultz (senza c).
Metodi diversi
Versioni diverse su come siano stati spediti i pacchi. Inizialmente si è detto che sono stati impiegati tre metodi diversi: alcuni sarebbero stati consegnati di persona nello Stato di New York, altri spediti da un ufficio postale nel sud della Florida, mentre il plico della CNN è arrivato con un corriere (ma anch’esso con i francobolli). Successivamente la polizia ha parlato solo di invia attraverso le Poste. Gli inquirenti stanno esaminando le telecamere di sorveglianza degli uffici postali ma anche intorno alle buche delle lettere.
Possono esserci altri pacchi in giro, per dare l’idea di una campagna. Uffici postali e corrieri sono in allerta, come sempre d’altronde. I casi appaiono in calo rispetto al passato, ma si stimano 335 episodi di esplosioni nel corso del 2017. E non si tratta solo di bombe vere o presunte. All’inizio del mese, le autorità federali hanno intercettato pacchi che si sospettava contenessero ricina, una sostanza tossica letale, diretti a Trump e al capo del Pentagono James Mattis.
Viviana Mazza e Guido Olimpio.