SAN LORENZO, LE RESPONSABILITA’ SONO DI TUTTI

DI CARLA VISTARINI

Mi ero ripromessa di non dire niente su questo caso atroce di San Lorenzo, ma alcune cose lette sui giornali e amplificate dai media sono inaccettabili.
Mi riferisco all’ipotesi che viene ripetuta continuamente che quella piccola, fragile, vulnerabile creatura, sia entrata lì per sua scelta. “Sua scelta”. Come suona bene alle orecchie di chi non vuole averci niente a che fare. Di chi non si rende conto che le responsabilità sono di tutti.
Non riesco nemmeno a scrivere il nome di quella piccola bambina che poteva essere, anzi era, figlia di ognuno di noi adulti. Quel fatto infame sancisce il fallimento di questa società abbrutita, indifferente, in cerca continua di alibi morali per assolversi dalla colpa di non esserci, non pensare, non reagire.. Una società drogata di carità “d’ufficio” inculcata a forza nel cervello della gente da chi sulla “carità” fa affari più o meno occulti. Si convoglia il pietismo verso sacche precise di obiettivi, quelli che fanno comodo a qualcuno, e su cui orride entità ufficiali, più o meno ammantate di “etica”, si arricchiscono ed esercitano poteri immensi, mantenendo di fatto il degrado sociale, vero pozzo di san Patrizio che, se scomparisse, chiuderebbe i rubinetti della loro insaziabile avidità. E si abbandonano al loro destino i poveri “che non rendono”, quelli “normali”, quelli senza folklore e senza etichette di evidenti e conclamate “diversità”.
A sedici anni si è ancora quasi dei bambini e in ogni caso, per la legge, minorenni. Non credo proprio si possa dire che la piccola abbia agito “per sua scelta”. La consapevolezza, gli strumenti esperenziali, la maturità necessaria a poter definire “scelta” un’azione tanto fatale come quella di entrare volontariamente nell’antro dell’orrore (orrore tollerato al punto da essere quasi ufficializzato, in quel territorio sottratto allo Stato e quindi a tutti noi, in cui le più efferate azioni vengono impunemente perpetrate da anni), a sedici anni non si può avere. Soprattutto se il sostegno di una formazione emotiva, culturale, psicologica e sociale è stata in qualche modo carente. Carente sia, forse, da parte della famiglia, che a sua volta nessuno ha aiutato evidentemente, sia da parte dello Stato e delle istituzioni, quindi da parte di tutti noi. Perché lo Stato siamo noi. E perciò a me pare che imputare la “scelta” alla piccola, come viene sottolineato dai mezzi di informazione, sia, da parte della società, media, istituzioni, ecc. l’ennesimo tradimento che quella piccola creatura sta subendo dal mondo, da noi. Una sorta di tentativo putrescente di scaricarsi la coscienza da tutta l’assenza di attenzioni, di sostegno, conforto e supporto che ogni essere umano ha il diritto imprescindibile di vedersi garantito dalla nascita fino al raggiungimento dell’autodeterminazione. Quella vera. Perché nessuno sceglie di nascere. Si chiede in maniera pressante di fare più figli quando, per molti dei figli che già ci sono, questa società manca di ogni attenzione e, per certi versi, di ogni pietà.

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