UNA RIFLESSIONE A MARGINE DEL CASO DESIRÉE. GLI ORCHI SONO TRA NOI

DI ANNA LISA MINUTILLO

Tante e troppe parole come sempre, queste donne attenzionate soltanto dopo stupri e morte, ma dimenticate nella vita di ogni giorno, fino a diventare involucri trasparenti che si trascinano sulle strade del mondo.
Va così che episodi orrendi, stupri, violenze, femminicidi sono rivolti alle donne.
Non hanno e non devono avere giustificazioni, la cattiveria, lo schifo, le brutture non hanno colore e vanno condannate, qualunque sia la loro gretta provenienza, e questo è un punto.
Ciò che dimentichiamo spesso sono gli stessi crimini compiuti da mani “bianche”, il colore del candore, che di bianco non hanno proprio nulla.
Risale a pochi giorni fa la dichiarazione di un uomo “bianco” che giustificava gli stupri se commessi da persone del suo stesso colore di pelle ( ma con poche palle se costretti a stuprare per concedersi una donna) ma che condannava quelli inflitti da persone di “colore” ( che agendo come animali vanno comunque condannati).
Un teatrino sporco, umiliante, aberrante quello a cui le donne sono sottoposte ogni giorno. Scenari di solitudini esistenziali, di mancanze, di giudizi, di condanne che non hanno fine, in cui e da cui cerchiamo di emergere per non perdere quel poco di lucidità che ancora ci rimane.
Va così che dimentichiamo che nel migliore dei casi, sono 11 le donne che ogni giorno subiscono violenza e poco dovrebbe importare quale sia il colore della loro pelle, perché per la stessa proprietà transitoria: un crimine è un crimine anche quando a subirlo sono donne di colore differente dal nostro.
Dimentichiamo anche che non esiste luogo quando parliamo di questi fatti vili, la violenza scava gallerie sottili e si insinua spesso nelle mura domestiche, passando attraverso l’indifferenza generale, molto spesso arriva anche a contagiare persone della stessa famiglia, che come per incanto da “brave e rispettabili figure” si trasformano in “orchi” di cui improvvisamente tutti sanno tutto, tutti ricordano le grida, ma guarda caso: tutti non hanno mai mosso un dito.
Giovani ragazze dimenticate, con situazioni familiari che nessuno deve ed ha il diritto di giudicare, soprattutto perché non vissute, improvvisamente diventano le figlie di tutti noi e questo un “tantino” stona con i soliti commenti a cui erano precedentemente esposte.

Ragazze che scappano da comunità, oppure che a tarda sera vagano per le città da sole, quelle stesse ragazze che prima venivano additate con sospetto e condannate di vivere un’esistenza al limite, ai bordi di cotanto perbenismo.
Ragazze che si prostituiscono per avere la possibilità di acquistare quella dose che le trascinerà all’inferno delle loro debolezze e paure.
Ragazze a cui sono riservate ore da incubo, inenarrabili per tanta crudeltà subita. Ecco queste ragazze, se non fossero morte, siamo proprio sicuri che questa “bella società” fondata sull’indifferenza siderale, farcita di nulla cosmico e spacciata ( proprio come la droga) per quella corretta, intonsa, per bene, le avrebbe considerate come sta accadendo ora?
Vengono uccise due volte queste ragazze: la prima quando facciamo finta di nulla, ci voltiamo dall’altra parte perché troppo presi da campagne elettorali che non hanno mai fine, oppure dalle nostre “irreprensibili “vite. La seconda quando come per incanto diventiamo artefici della stessa violenza incazzandoci con il mondo, schierandoci con il dolore delle famiglie colpite, si le stesse che accusiamo di non aver vegliato su quelle figlie che diventano le figlie di tutta Italia in un nano secondo.
Dimentichiamo quanto questi “nostri uomini bianchi” vanno in strada alla ricerca della “solita puttanella da sbattersi” e meglio se di colore, oppure dei paesi dell’est così provano sensazioni differenti e realizzano sogni.

Dimentichiamo quando a fare turismo sessuale sono proprio questi “signori per bene”, che non si recano all’estero per visitare culture differenti ma per giocarci un po’ e poi lasciarle lì nella loro squallida esistenza.
Dimentichiamo o non vogliamo vedere tutti i preconcetti da sempre avuti verso e contro il sud Italia dove le donne sono più “calde” ma poi non vengono prese in considerazione quando si tratta di costruire qualcosa di concreto con loro: ” eh sì, figurati se io mi lascio intortare da quella terrona”.
Dimentichiamo quando i “caporali” oltre che a sfruttare il lavoro di donne di colore e farle vivere come “bestie”, decidono comunque di riservare loro ” il solito trattamento di bellezza” di cui nessuno sa ma che tutti immaginano e vedono.
Se non fossero morte queste ragazze, avrebbero continuato ad essere trasparenti, giudicate leggere per i loro atteggiamenti, tossiche o puttane è lo stesso. Allora , fate una bella cosa, smettetela con questa ipocrisia da quattro soldi, con questa “caccia agli orchi “quando i primi orchi siete voi che fagocitate dolore per riempire la pancia della vostra voluta inadeguatezza.
Fate silenzio perché fate danno ogni volta che blaterate latrati di pochezza e arrogante saccenza, perché avete figli e moglie, che spesso, troppo spesso trattate come merde, ed allora il colore della pelle non serve: siete violenti e orchi ben vestiti anche voi!