A SETTE ANNI DÀ UNA TESTATA ALLA MAESTRA. MA E’ COLPA SUA?

DI CLAUDIA PEPE

A 7 anni, dico 7 anni colpisce con una testata la maestra in classe a Firenze. Questo riporta l’Ansa.
L’aggressione, come riporta La Nazione, sarebbe avvenuta all’improvviso mentre la maestra era seduta in cattedra. Solo il giorno prima, il bambino si era presentato a scuola con dei coltelli lanciandone uno davanti ai suoi coetanei prima di essere fermato dai docenti. L’insegnante è stata trasportata in ambulanza al pronto soccorso per la sospetta frattura del naso le hanno dato una una prognosi di sei giorni.
Un bambino di 7 anni cosa deve aver vissuto nel suo passato per avere una violenza, un’aggressività, una brutalità e una durezza del genere ? Cosa ha spinto questo bambino a portare dei coltelli e lanciarli verso i suoi coetanei e subito dopo a dare una testata alla sua maestra? Qui c’è un problema di educazione familiare, di degrado di valori, di deterioramento civico, sociale ed etico. I tanti filosofi che danno la diagnosi sulla scuola italiana, che sentenziano come un insegnante deve essere, di come dovrebbero essere assunti i Professori, devono finire di scrivere. Devono entrare in una classe dei nostri tempi. Una classe già conformata dalle idee dei genitori. Genitori, sicuramente delusi dalla vita, sicuramente con problemi enormi, sicuramente genitori che quando tornano a casa non hanno né il tempo, né la voglia di ascoltare non solo i loro figli, ma anche i loro desideri. Davanti ad un televisore di cui non vedono le immagini, non sentono le parole, ma solo i loro sogni infranti. E cosa possono insegnare ai loro figli, se non:” Se ti fanno qualcosa dagli un pugno, fatti vedere che tu non sei una nullità, e se la maestra ti scoccia dalle una capocciata”. Un bambino di 7 anni che dovrebbe essere nel pieno delle sue scoperte, un bambino di 7 anni che dovrebbe aprire scatole meravigliose per incantarsi nei caleidoscopi, un bambino di 7 anni che dovrebbe scoprire la vita assieme al suo stupore costruendo la vita del domani, dando la mano alla mamma e giocare nel parco giochi con i suoi compagni. Un bambino di 7 anni che porta i coltelli a scuola, è un bambino già da recuperare, è un bambino che diventerà sicuramente quegli uomini che poi quando vedranno un ragazzo disabile, lo sbatteranno al muro sicuri di essere migliore di lui. Un bambino di 7 anni che sicuramente non è diventato così per colpa sua. Non è colpa sua se è nato già per essere un perdente nella vita. I bambini non ci devono nulla: tutto quello che facciamo per loro deve essere a titolo amorevolmente gratuito. Tutto quello che ricevono lo renderanno poi ai loro figli: “è una ruota che gira”. Quando nascono sono puri, perfetti e con un enorme potenziale in via di sviluppo, sensibili alle corde fuori nota.
Ecco che per avere con loro un rapporto eccellente dobbiamo ogni giorno accordarci ai loro toni e meritare i loro sorrisi, la loro stima e il loro seguito. Non dobbiamo abbandonarli nelle nostre miserie, nelle nostre frustrazioni, nei nostri rimpianti e nostalgie. Loro, i bambini, non sono la nostra vita, non sono i nostri ricordi, non sono la nostra rivincita verso la vita. Un bambino di 7 anni quando prende a testate la propria maestra ha già vissuto la vita. Non la sua, ma di quelli che l’hanno fatto cadere nelle fiamme dell’inferno, e purtroppo si voltano dall’altra parte per non vedere che c’è una vita che li ha aspettati per cambiarla. Un bambino di 7 anni che dà una testata alla maestra e che lancia coltelli, mi spiace non ha colpe. Non può avere colpe perché è troppo piccolo e troppo grande per aver compiuto quei gesti. In questi casi penso che l’unica medicina sia l’amore, un amore che evidentemente non ha mai provato questo bimbo. Un amore mai consumato, mai conosciuto, mai sentito sulle sue labbra, sulla sua pelle. Un amore che gli ha ricacciato le lacrime, le sue emozioni, i suoi primi stupori, in uno sguardo dove la meraviglia è rimasta appigliata nelle tende sporche di una casa con quadri senza cornici. Perché i bambini ballano prima di imparare che c’è qualcosa che non è musica.