GRAZIE ROSSANA PER COSA HAI DETTO A PROPAGANDA LIVE

DI FABIO BALDASSARRI

Al tempo in cui i compagni del Manifesto furono radiati, da tre anni me ne ero venuto via dalla Fgci, in cui ero entrato giovanissimo, su posizioni distanti dal soviettismo che a volte appariva sotto traccia e a volte sopra rispetto alla “via nazionale al socialismo” (mio padre, comunista da sempre, brontolava che mi ero iscritto troppo giovane per capire e, forse, aveva ragione). Ho vissuto, senza appartenere ad alcun partito o movimento, tutte le vicissitudini del ’68 (oltretutto proprio in quell’anno entravo alla Breda Termomeccanica di Milano e cominciavo a frequentare la Statale). Ammetto che non fui particolarmente turbato da ciò che avvenne tra il Pci e il Manifesto sebbene mi capitasse di assistere l’anno dopo, a Piombino, alla radiazione di alcuni giovani militanti del partitone seguita a quella degli esponenti nazionali. Fu molto triste, ma mi sembrò che la loro incompatibilità fosse scontata ed evidente. Mi iscrissi al Pci nel 1972, quando Berlinguer diventò segretario, perché tale scelta l’accolsi come l’auspicabile e giusta conseguenza di quanto Longo aveva già scritto a proposito della contestazione giovanile: “Non si può negare che ci sia distacco tra il partito, le sue impostazioni, le sue attività nelle università, e la realtà politica e organizzativa […]” (cfr. Rinascita n. 18 del 1968). Di quei tempi mi rimase, in ogni caso, l’attenzione per ciò che leggevo sul Manifesto sebbene mi fossi acconciato a una militanza nel Pci disciplinata secondo le regole (nel frattempo, a onor del vero, divenute piuttosto blande) del centralismo democratico. Ebbene: dopo avere ascoltato l’anzianissima Rossanda nella bella intervista di venerdì scorso a Propaganda Live (https://ilmanifesto.it/lintervista-di-rossana-rossanda-a-p…/) non rimpiango per niente di avere mantenuto attenzione per ciò che scriveva e diceva questa grande donna. Nonostante le asprezze, le vittorie e le sconfitte, gli avanzamenti e gli arretramenti che ti fanno incazzare, ma in democrazia fanno parte del gioco, sento che proviene – da anni apparentemente così lontani – un humus nel quale tutta la sinistra della mia generazione, anche la più riottosa e intransigente, dovrebbe e potrebbe ritrovarsi con i più giovani. Altrimenti non resterà che considerarci, come ha detto la stessa Rossanda, irriducibilmente uomini e donne del Novecento ma, mi permetto di aggiungere, non più protagonisti bensì reduci.