M5S E LE FALSE PROMESSE: DI MAIO DELUDE IL MOVIMENTO NO TAP

DI MARINA POMANTE

Nuova tegola sul Governo Gialloverde. Questa volta è il Tap ad accendere il dibattito anche all’interno dello stesso Movimento Cinque Stelle.
Di Maio attaccato sui social dai comitati anti Tap che ne chiedono le dimissioni oltre a quelle dei parlamentari eletti sul territorio e quelle del ministro Barbara Lezzi. Sollecitato dal proprio entourage in Puglia, prova a rispondere al tanto discusso si del Governo, sul gasdotto che porterà il gas dall’Azerbaijgian in Puglia.
In visita in Sicilia si è così espresso sulla situazione: “Non sapevo che c’erano delle penali da
pagare, l’ho scoperto una volta diventato ministro”.
Ha poi dichiarato che con la carica di ministro dello Sviluppo economico ha potuto studiare le carte Tap per tre mesi e la scelta di prendere la nomina di ministro dello sviluppo è stata voluta proprio per poter agire su questo fronte che nella Campagna elettorale del Movimento, fu tra punti più acclamati. Di Maio ha giustificato il cambio di rotta sostenendo: “Vi posso assicurare che non è semplice dover dire che ci sono delle penali per quasi 20 miliardi di euro. Ma è così, altrimentiavremmo agito diversamente. Le carte, un ministro le legge solo quando diventa ministro e a noi
del M5s non hanno mai fatto leggere alcunché. Ha poi lanciato l’accusa verso quelli che per lui sono “andati a braccetto” con le peggiori lobbies del Paese che catalogavano i deputati del M5s come nemici, mentre omettevano che rifiutando il Gasdotto ci sarebbero state penali da pagare.

Queste dichiarazioni collidono con quelle sostenute dai senatori cinquestelle Lello Ciampolillo e Saverio De Bonis e la deputata Sara Cunial che nella giornata di ieri hanno contestato le dichiarazioni del premier Giuseppe Conte dichiarando: “Anche Conte sbaglia. Non ci possono essere penali, semplicemente perché non esiste alcun contratto tra Stato e Tap. Non ci possono nemmeno essere costi a carico dello Stato, semplicemente perché, non essendovi ad oggi il
rispetto delle prescrizioni da parte di Tap, non vi può essere responsabilità dello Stato”.
Il premier Conte nella giornata del 26 ottobre aveva mandato una lettera indirizzata ai sindaci pugliesi interessati dal passaggio dell’infrastruttura che collegherà Azerbaijan e Italia dove si informa: “Abbiamo fatto tutto quello che potevamo, ma fermare l’opera comporterebbe costi insostenibili”. Il ministro Di Maio aveva poi confermato le parole sostenute dal Premier, spiegando: “C’è stata un’istruttoria per due mesi, abbiamo verificato tutti gli aspetti di quell’opera e ci sono fino a venti miliardi di euro di penali da pagare, cioè più del reddito di cittadinanza e di
quota cento insieme. È questo il problema”.

Il sindaco di Melendugno, Marco Poti, aveva subito attaccato: “Il Governo si nasconde dietro le presunte penali”. A Melendugno un’attivista ha strappato la tessera elettorale, come si vede in un video pubblicato sulla sua pagina Facebook.

Ma a dare manforte alle dichiarazioni dei tre pentastellati c’ha pensato l’ex ministro del Mise Carlo Calenda che ha affermato: “Di Maio si sta comportando da imbroglione, come su Ilva. Non esiste una penale perché non c’è un contratto (fra lo Stato e l’azienda Tap) ma in caso, un’eventuale richiesta di risarcimento danni” da parte dell’impresa “visto che sono stati fatti investimenti a fronte di un’autorizzazione legale”. Concludendo aggiunge: “Di Maio sta facendo una sceneggiata e sta prendendo in giro gli elettori ai quali ha detto una cosa che non poteva mantenere”.

Nei giorni scorsi ci sono state altre situazioni a fomentare il dibattito all’interno dei Cinquestelle e dell’opposizione, dopo che il Governo ha espresso voto favorevole sul condono di Ischia, anche se Di Maio ha voluto specificare che l’articolo 25 prevede che si può accedere al condono solo previo esame della Soprintendenza, che esaminerà quindi le richieste caso per caso, alla quale sarà concessa sei mesi di tempo per l’esame.

Legambiente in una nota ha voluto spiegare le conseguenze che tale provvedimento decreterà: “nonostante le parole rassicuranti del vicepremier Di Maio, basta leggere l’articolo 25 dove si prevede una sanatoria tombale secondo la quale si devono concludere i procedimenti ancora pendenti per gli immobili distrutti o danneggiati dal sisma del 2017: una norma che consentirebbe di sanare edifici che perfino i due condoni approvati successivamente dai governi Berlusconi nel 1994 e nel 2003 vietavano proprio perché posti in aree pericolose da un punto di vista
idrogeologico e sismico, oltre che vincolate paesaggisticamente”.

Anche il Pd ha attaccato l’emendamento. Il capogruppo in Commissione Ambiente, Chiara Braga ha dichiarato: “E’ solo fumo negli occhi, l’emendamento fatto passare dai relatori all’originario articolo 25. Tutte le pratiche di condono pendenti continueranno ad essere esaminate in base alla legge 47/85, cioè al condono Craxi, quello più “generoso”: ciò significa che si potranno sanare abusi non sanabili in base alle leggi successive, realizzati anche su aree a rischio idrogeologico e quindi pericolose per la stessa sicurezza dei cittadini. Ne è dimostrazione il fatto che il richiamo
alla legge del condono 2003 non cita il nessun modo l’esclusione del condono per immobili soggetti a vincoli a tutela degli interessi idrogeologici e delle falde acquifere. Con l’aggravante che a queste case abusive si riconoscerà anche il contributo pubblico per ricostruirle in zone a rischio di successivi crolli: oltre al danno la beffa”.

Altro fronte ad accendere il dibattito era stato anche il condono fiscale.

Questo terzo fronte riguardante il Tap, mina i consensi interni ai cinquestelle e mette in evidenza le continue contraddizioni delle tante promesse fatte in Campagna elettorale. L’ex deputatoAlessandro Di Battista aveva detto a proposito del gasdotto: “Col M5s al governo, quest’opera in due settimane non si farà più”.

Il vicepremier Matteo Salvini si schiera a favore del Tap: “Per famiglie e imprese italiane pagare di meno l’energia è fondamentale, quindi ben vengano opere pubbliche che aiuteranno l’Italia e gli italiani a risparmiare”. E il ministro dell’Economia Giovanni Tria, alla festa del Foglio, ribadisce: “Io dico, in generale, che bisogna sbloccare le opere pubbliche”.

Il Movimento No Tap si oppone da tempo alla realizzazione dell’infrastruttura a San Foca di Melendugno e sui social ha attivato una Campagna volta a far dimettere tutti gli esponenti delM5S eletti in Salento grazie ai voti del Movimento. I visi dei destinatari della Campagna, tra cui figura anche il premier Conte, vengono raffigurati al centro di due loghi, il primo recante la scritta: “No Tap, né qui né altrove”, il secondo: “Sì Tap, sia qui che altrove”. Gli attivisti accusano di tradimento gli eletti grillini che, affermano, dopo aver fatto della battaglia contro il gasdotto il tema
“madre” delle rispettive Campagne elettorali, ora hanno cambiato idea.

Ieri pomeriggio a Melendugno c’è stata un’assemblea pubblica degli attivisti mentre oggi davanti alla Torre di San Foca, nel punto in cui approderà il terminale del metanodotto, ci sarà una manifestazione di protesta indetta dal Movimento. I No Tap hanno invitato a partecipare alla manifestazione anche il ministro per il Sud, Barbara Lezzi, la richiesta fatta al ministro è di portare la documentazione che attesta l’esistenza delle penali da pagare nel caso in cui il gasdotto venisse bloccato dal Governo.

Gianluca Maggiore leader No Tap ha detto: “Chiederemo davanti ad un luogo simbolo della nostra lotta le dimissioni di chi, davanti a quella Torre, ha speculato per un pugno di voti, gridando falsità”.

Nicola Fratoianni e Rossella Muroni di Liberi e Uguali, hanno dichiarato: “Hanno perfettamente ragione i comitati dei cittadini e i sindaci del Salento ad esigere dal Governo di conoscere i documenti che certificano penali milionarie nel caso di interruzione dei lavori del tap. Documenti che fino ad oggi, aggiungono i deputati di Leu, l’opinione pubblica della Puglia e dell’intero Paese non ha potuto conoscere”.