AUSCHWITZLAND: QUELL’IGNOBILE MAGLIETTA

DI MARINA POMANTE

A quasi un secolo dalla Marcia su Roma, abbiamo assistito ad un performance bieca e fuori luogo di vecchie e deprecabili rimembranze che in un sorta di centrifuga hanno riportato il nostro Paese grottescamente nel ventennio fascista.
Italiani nostalgici che sentono il ridicolo bisogno di rispolverare e tenere vivo un ricordo che andrebbe invece nascosto e vissuto come una grave vergogna.

In circa duemila sono intervenuti ieri, domenica 28 ottobre a Predappio (Forlì-Cesena),
città famosa per aver dato i natali a Benito Mussolini. L’occasione era la manifestazione per l’anniversario della Marcia su Roma del 28 ottobre del 1922.
Tra gli organizzatori: Selene Ticchi, militante di Forza Nuova, in passato candidata a sindaco di Budrio (Bo) per “Aurora Italiana”, una lista neofascista. La Ticchi ha mostrato tutto il suo cattivo gusto presentandosi alla manifestazione con una T-shirt nera recante la scritta: “Auschwitzland” con caratteri che richiamano quelli della Disney e sopra la scritta campeggiava la silouette del campo di concentramento di Auschwitz al posto del castello delle fiabe.

Questa scelta di mostrare con orgoglio un luogo di morte senza nessuna logica nell’accostamento a qualcosa che invece ha rappresentato e rappresenta un parco di divertimenti, fa scadere ulteriormente certi ideali, in contraddizione con una società moderna ed emancipata che mette in primo piano la libertà individuale e tiene ben distante il raccapriccio di un’epoca che invalidò i più basilari principi umanitari.

Viviamo nell’epoca dei social dove tutto è fagocitato rapidamente senza il tempo di soffermarsi nell’analisi, alla rincorsa dell’ultimo clic, senza il benché minimo criterio di valutazione sul grave episodio avvenuto ieri. Tuttavia lo spregio della t-shirt ha sollevato non poche polemiche in rete, arrivando a diventare un caso politico in Parlamento.

Francesco Laforgia, senatore di Leu ha presentato un’interrogazione al ministro dell’interno Matteo Salvini: “L’apologia del fascismo è un reato. Chiedo al ministro se intende applicare questa Legge, se condivide il paragone di un campo di sterminio ad un parco giochi e quali misure intenda promuovere per evitare il ripetersi di simili episodi”. Il senatore ha inoltre twittato: “i duemila che si sono ritrovati oggi a Predappio, non sono nostalgici. Sono solamente fascisti. Ogni organizzazione neo-fascista è fuori Legge e va sciolta. Questo dice la Legge. Questo dice la nostra Costituzione”.

La Ticchi dimostrando tutta la sua sfacciata ignoranza, si è difesa dicendo: “non avevo altro da mettermi, si tratta solo di humour nero”.

Quasi inaspettata la risposta polemica del leader nazionale di CasaPound, Simone Di Stefano, che non è ricorso ad un tweet ma ha scritto sul social Facebook dissociandosi: “maledetti pagliacci mascherati che ogni anno andate a Predappio a disonorare i morti con le vostre sguaiate marcette e fate a gara con chi si mette la maglietta più imbecille perchè siete le scimmie ammaestrate degli antifascisti, uscisse Mussolini dalla tomba vi prenderebbe a schiaffi, uno per ogni ragazzo o ragazza caduto combattendo per quell’idea così grande che nel vostro microcervello non riesce e non riuscirà mai ad entrare”.

Tutto ciò ha del paradossale, come fa un leader di estrema destra a considerare gli attivisti del suo stesso Partito in contrapposizione col suo pensiero?
Quando e quale momento ha usato per inveire contro tutte quelle manifestazione che portavano striscioni inneggianti al ventennio o a scritte contro uno Stato democratico e pluralista? Oggi, si sente di salire sul pulpito e puntare il dito.

Fino a ieri ha consentito e incentivato certe deprorevoli manifestazioni e non contento, la sua affermazione ancora inneggia a un ideologia che lui definisce “grande”, ma di grande non ha mai avuto nulla, anzi, ha portato il nostro Paese verso una guerra letale. Quell’ideale subdolo che ha forgiato quelle giovani vite conducendole verso la morte.
Oggi non è ammesso nessun pensiero o affermazione o dichiarazione che faccia passare Mussolini come un grande Statista. Oggi ci aspettiamo da tutti coloro i quali credono nella Democrazia una concreta e assoluta presa di distanza dal pensiero Fascista.