“ELE NAO”, LUI NO. CON LA VITTORIA DI BOLSONARO, IL FUTURO DEL BRASILE E’ NERISSIMO

DI LUCIO GIORDANO

Jair Bolsonaro è il nuovo presidente del Brasile. Questo il risultato elettorale. Ma forse, senza quell’accoltellamento del 7 settembre scorso, guarda caso a poco più di un mese dalle presidenziali, oggi racconteremmo un’altra storia. Un accoltellamento avvolto ancora oggi nel mistero più assoluto, anche se era stato individuato subito un colpevole. Sono in molti, in Brasile, ad essere infatti   perplessi sulla dinamica , le modalità e i motivi dell’episodio. Adelio Bispo de Oliveira, l’autore del gesto,  è stato considerato dagli inquirenti un schizofrenico paranoico, ma il re delle fake news Jair Bolsonaro, aveva cavalcato l’episodio attribuendo la colpa ad un fantomatico militante di sinistra.

Non solo. Come sottolineavano anche i più neutrali osservatori brasiliani, si era fatto riprendere di lato, di sopra, di sotto, dalla stanza d’ospedale. E invece di pensare alla salute , alla coltellata rimediata, aveva fatto un video ad uso e consumo della sua campagna elettorale, cercando di smuovere il voto degli indecisi, puntando sul fattore emotivo.  Il tutto , guarda caso , in concomitanza con l’addio alla corsa alle presidenziali di Lula, il presidente di un altro Brasile: che cresceva economicamente all’epoca dei ‘brics’,  che abbatteva le disuguaglianze e che,  senza quella condanna  a 12 anni per corruzione, anche qui secondo molti tutta da provare, avrebbe stravinto le elezioni. I sondaggi per lui volavano. Ma respinta la richiesta di scarcerazione, Bolsonaro è diventato  improvvisamente l’uomo da battere. L’accoltellamento in favore di telecamera, come sottolineavano tra il rassegnato e l’ironico molti brasiliani, lo ha accompagnato alla vittoria finale.

Nulla ha potuto ,  Fernando Haddad, candidato del partito dei Lavoratori, per tredici anni al potere. E’ finita 55 a 45, segno che il Brasile oggi si risveglierà diviso in due. Con il  Brasile ricco che ha votato quello che viene definito un personaggio eccentrico, razzista, omofobo, nostalgico della dittatura dei militari, fautore dei valori della famiglia, anche se è già al terzo matrimonio, con donne sempre più giovani. E che in molti, tra chi vive nelle  città del gigante sudamericano,  considera senza mezzi termini un fascista sponsorizzato da multinazionali e mondo della finanza. Come sempre, del resto,  quando si parla dell’estrema destra. Bolsonaro ha vinto principalmente per tre motivi: la corruzione che si è impossessata del Brasile, la violenza dilagante che non risparmia certo le grandi città e una campagna elettorale estrema in cui lui, che niente sa di economia ad esempio, ha giocato evitando confronti, dibattiti e comizi per non cadere in gaffes colossali. Il resto lo ha fatto il suo staff: decine di milioni di messaggi inviati per settimane e settimane a tutte le ore. Uno stalking elettorale senza eguali nella storia.

“Ele Nao”, Lui no, urlavano i sostenitori della democrazia brasiliana a poche ore dall’apertura delle urne. Era una  supplica agli elettori indecisi. Un modo per esorcizzare il grave pericolo Bolsonaro. Non è bastato, per la rimonta di Haddad. E che i pericoli siano evidenti per la democrazia brasiliana, ora  è sotto gli occhi di tutti, anche di chi lo ha votato. Anzi, in fondo chi lo ha votato voleva proprio questo: marcare la differenza tra ricchi e poveri, tornare al più sfrenato liberismo, mortificare i diritti civili, distruggere l’istruzione pubblica e generalizzata,  disboscare l’Amazzonia per fare un favore  ai ricchi imprenditori agricoli e alle multinazionali  ( anche se il re delle fake news, ha detto che no,  non la toccherà, la più grande foresta del mondo). Ma il vero problema è capire chi ci sia per davvero  dietro la vittoria di Bolsonaro. Semplice,  il grande capitale e le multinazionali che non vedevano l’ora di riprendere il controllo di un Paese ricchissimo di materie prime e di ristabilire il dominio su un’area, il Sudamerica, strategico per il capitalismo. Una copia carbone dell’Argentina.

In effetti, non solo per la stessa identica discendenza italiana, ma Bolsonaro sembra davvero essere un altro Macri, pronto a far precipitare il paese nel default. E per il Brasile poi, il futuro sembra ancora più nero. E’ vero: c’è l’appoggio dell’America reazionaria di Trump, forse pronta a  risolvere gli enormi problemi economici,  ma quando il Paese verrà depredato dopo due anni di devastante crisi economica, coincisa con la breve ed imbarazzante era Temer, difficilmente il Brasile potrà essere ancora l’ottava potenza al mondiale, come  lo era negli anni della presidenza Lula.

Ma, soprattutto, se Bolsonaro dovesse mantenere  le promesse elettorali, ci sarà una stretta autoritaria.E i  foschi paragoni che già circolano con il  generale Pinochet, artefice di una delle più sanguinarie dittature della storia, si materializzerebbero in tutta la sua drammaticità. In queste ore di battaglia elettorale appena conclusa,  c’è già un cadavere, un esponente del partito dei lavoratori. Bolsonaro, inoltre vuole sopprimere non a caso la facoltà di scienze umane, per cancellare la memoria scomoda di uno   scomodo passato: quello degli anni della  feroce dittatura militare brasiliana di 50 anni fa. La strada dunque  è tracciata: il Brasile rischia di diventare una nazione omofoba, razzista, classista, reazionaria . Ma se tutto questo dovesse realizzarsi,  quanto ci metterà il popolo brasiliano a ribellarsi ,  ad andare allo scontro, a costo di scatenare  una guerra civile?

 

País maravilhoso, o quanto nós amamos você e Deus te protege. você realmente precisa dessa vez. 
Meraviglioso paese, quanto ti vogliamo bene.E che Dio ti protegga. Stavolta ne hai davvero bisogno