DA FAZIO: UN INCONTENIBILE ANDREA CAMILLERI, CIECO E VEGGENTE

DI RENATA BUONAIUTO

Da quando io non vedo più, vedo le cose più chiaramente”.
Inizia a raccontarsi così Andrea Camilleri, domenica 28 ottobre a “Che tempo che fa”. Ospite in collegamento da Roma di Fabio Fazio, viene accolto con un’emozionante standing ovation. Il pubblico rimane in piedi per quasi un minuto, gli applausi sono continui, sentiti. Ha 92 anni ma questo numeretto intimidisce più noi che lui.
Camilleri non ha avuto alcuna incertezza a calcare il palcoscenico del Teatro Greco di Siracusa, l’11 giugno scorso ed ipnotizzare i 4 mila spettatori accorsi lì per lui. In scena la sua ultima opera, l’ultima sfida editoriale trasformatasi in lavoro teatrale e dal prossimo 5-6-7 Novembre in un appuntamento sul grande schermo. Stiamo parlando di “Conversazioni su Tiresia”, un lavoro impegnativo nel quale l’autore “cunta” (racconta) la storia dell’indovino cieco, fondendolo e confondendolo con la sua stessa vita.
Andrea Camilleri, dai più conosciuto ed apprezzato per aver raccontato la sua Sicilia ed in particolare “Porto Empedocle”, trasformata nell’immaginaria città di “Vigata” e per aver dato vita ad un personaggio, il commissario Montalbano, che di quelle terre ha reso palpabili emozioni e tradizioni.
Camilleri un anziano ma inossidabile uomo, capace di sorprendere e di regalare infiniti spunti di riflessioni anche ai giovani di cui è profondo e sincero estimatore ed ai quali rivolge un accorato appello: “Bisogna che tutti i giovani s’impegnino perché il futuro è nelle loro mani, noi siamo già sepolti, spero nei giovani, non disilludetemi!!!
Per lui la vita è una sfida continua anche davanti ad una malattia che in pochi anni lo ha portato alla cecità, non si è lasciato piegare, trasformando quello che per molti può essere considerato un limite, in una differente potenzialità. Ha imparato a sentire attraverso il tatto, l’olfatto, l’udito quello che gli occhi gli negavano. Ed è così che ha scoperto quanto noi fossimo abituati a “guardare” e non a “vedere”. Anche dinanzi ad un quadro di un grande artista: “ Se non sappiamo immergerci nella sua opera, se non sappiamo “sentirla”, difficilmente potremo apprezzarla”.
Ma Camilleri non si ferma a queste constatazioni, va oltre, lancia moniti di riflessione ed accuse ad un mondo che vede sgretolarsi giorno dopo giorno e nel quale non riesce più ad identificarsi.
Non vedere quello che accade intorno è meglio…Purtroppo però sento! E’ una fortuna esser ciechi, non dover vedere tutte quelle facce ributtanti che con le loro parole seminano vento e raccoglieranno tempesta”…” Stiamo perdendo il peso della parola, le parole sono pietre e possono trasformarsi in pallottole. Bisogna misurarle e far cessare questo vento dell’odio che si sente palpabile intorno a noi, l’altro non è diverso da noi, l’altro è solo me stesso allo specchio”.
Fabio Fazio si fa da parte, gli lascia campo libero per poter esprimere la sua amarezza, non fa domande, rispetta i suoi tempi, le pause, i toni forti, ne assapora il valore aggiunto che solo la saggezza degli anni può offrire.
Andrea Camilleri cita la senatrice Liliana Segre, condivide pienamente il suo pensiero e si augura che presto le sue parole, espresse in Senato, possano trovarsi incise fuori le aule scolastiche, ponendo fine a questa educazione all’odio e si ritrovino i valori veri della vita.

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